giovedì 21 settembre 2017

Usa in Siria stop alle milizie Cia, sostegno alle forze curde

Notizie contrastanti che se le sommi alla fine spiegano. La Cia ferma e congeda l’Esercito Siriano Libero. I curdi filo-USA puntano su Deir Ezzor per frenare Assad. La partita strategica sull’asse sciita. Nel frattempo la Siria lancia missili contro jet israeliani sopra il Libano che se ne vanno avanti e indietro

La Central intelligence Agency ha chiesto al Libero Esercito Siriano, il FSA, di terminare i combattimenti nel sud-est, riferisce l’agenzia Reuters citando fonti diplomatiche e dell’opposizione. Secondo l’agenzia britannica, centinaia di persone dovranno consegnare l’artiglieria pesante e i missili anticarro americani. Il Washington Post, a metà luglio, aveva rivelato la decisione della presidenza Usa di interrompere il programma della Cia.
A fine di agosto le forze governative avevano ripreso il controllo del confine giordano. Nella parte a nord-est della Siria, le truppe governative, con il sostegno dell’aviazione russa, hanno sconfitto Isis nella zona di Deir-ez-Zor, la vittoria strategica più significativa negli ultimi tre anni.

Stesso fronte di guerra ma schieramento alternativo, con fonti anti Assad. I combattenti curdo-arabi siriani delle Forze Siriane Democratiche (SDF) sostenuti dagli Stati Uniti stanno avanzando nella provincia di Deir Ezzor a est del fiume Eufrate, strappando terreno ai miliziani dello Stato Islamico già indeboliti in quel settore dagli attacchi aerei russi e siriani.
Le SDF hanno conquistato territori fino a pochi chilometri dalla capitale provinciale dove da alcuni giorni le truppe governative siriane e russe hanno raggiunto le guarnigioni assediate da oltre due anni dai miliziani del Califfato. Fastidi tra le parti in casa dichiarata ‘anti Isis’

Gli Stati Uniti cercano di ritagliarsi un ruolo con i bombardamenti a sostegno dei combattimenti per conquistare Raqqa. E si fanno rappresentare sul campo dai curdi siriani per cercare di impedire alle forze di Assad e ai loro alleati russi e iraniani di riconquistare tutti i territori della Siria orientale in mano allo Stato Islamico sottraendo a Damasco quanto più possibile territorio in questa provincia ricca di petrolio e gas che si estende fino all’Iraq.
Offensiva per prendere il controllo di più territorio possibile, ma senza scontrasi con i ‘concorrentyi-avversari’ del fronte governativo e degli alleati filo Assad. Concorrenti sì, ma senza scontraci apertamente, sembra la regola.

Le SDF si sono impegnate ieri a non attaccare le forze del governo siriano a Deir ez-Zor, come ha detto all’agenzia di Stato russa Sputnik un portavoce della milizia curdo-araba. Il portavoce della Coalizione a guida americana, Ryan Dillon, parlando con la televisione curda Rudaw ha confermato sabato l’appoggio all’offensiva, denominata Tempesta di al-Jazeera, dal tradizionale nome di questa regione, e ha affermato che “Daesh non potrà trovare alcun riparo lungo la valle dell’Eufrate”.
Per le truppe governative siriane, il ‘divieto’ a oltrepassare il fiume Eufrate tradendo il vero senso dell’operazione Usa, rivolta non tanto a sgominare l’IS ma a colpirne i veri nemici, cioè iraniani, russi e siriani.

Alcune delle compromissioni statunitensi nell’aera sono state svelate nei giorni scorsi quando forze speciali Usa avrebbero evacuato dall’area di Deir Ezzor una ventina di comandanti dell’IS con e loro famiglie. Evacuazioni ambigue che potrebbero riguardare spie e informatori degli americani a confermare le intese tra statunitensi e Isis che spiegherebbero tanto sulla blanda guerra condotta dagli USA contro i jihadisti in Siria. Gli Usa, insomma, contro l’asse scita.
Un successo celebrato a Damasco, Mosca e Teheran che sembra avere indotto Washington a muovere le sue pedine proteggendole (più da russi e siriani che dall’Isis) con la copertura dei suoi aerei.

La provincia di Deir ez-Zor è attraversata dall’autostrada che collega la capitale irachena Baghdad con Damasco, continuità territoriale della ‘Mezzaluna scita’ dall’Iran fino a Beirut, ai territori al confine con Israele controllati da Hezbollah. Una continuità che Washington, Gerusalemme e le monarchie sunnite del Golfo vorrebbero scongiurare.
Lo schieramento delle formazioni curde parte di un progetto di federazione siriana che dovrebbe mantenere agli Usa il controllo su una parte della Siria. Contrari ovviamente Mosca, Teheran e Damasco, ma anche Ankara che teme altri frammenti di Stato curdo ai suoi confini.

Interessi coincidenti statunitensi e israeliani, questi ultimi impegnati in numerosi raid aerei sulla Siria. Ma ora Damasco risponde. Missili anti-aerei contro cacciabombardieri israeliani che ieri hanno sorvolato a bassa quota il Libano meridionale. Il tentativo di abbattere jet israeliani nella spazio aereo libanese segna una nuova escalation nelle tensioni fra i due Paesi.
Israele ha compiuto un “centinaio” di raid in Siria negli ultimi sei anni ma solo una volta, almeno ufficialmente, Damasco ha reagito con il lancio di missili anti-aerei S-200, senza colpire gli obiettivi. I jet israeliani volano regolarmente sul Libano. Il Paese non dispone di un’aviazione né di difese anti-aeree missilistiche.

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