domenica 19 novembre 2017

Regeni, mistero e provocazione: scompare l’avvocato egiziano

Arrestato e fatto sparire uno dei legali che si stava recando a Ginevra per una conferenza alle Nazioni Unite, dove avrebbe parlato anche del sequestro, tortura e morte di Giulio Regeni.
Continua la guerra dell’Egitto di Al Sisi all’Egyptian commission for right and freedom, i consulenti legali della famiglia Regeni al Cairo.

I nostri amici e vicini al comando in Egitto.
Dell’avvocato Ibrahim Abdel Moneim Metwally Hegazy si è persa ogni traccia da domenica mattina, da quando, alle 9 ora locale, è scomparso dall’aeroporto internazionale del Cairo mentre si apprestava a prendere il volo EgyptAir per Ginevra con un biglietto acquistato il 31 agosto scorso. Fondatore dell’Associazione delle famiglie delle vittime di sparizioni forzate, attiva in Egitto dal 2014, padre egli stesso di uno studente di ingegneria scomparso nel 2013, Amr Ibrahim Metwaly, l’avvocato 53enne era atteso oggi nella città svizzera dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate e involontarie che da questa mattina e fino al 15 settembre sarà riunito per la 113ma sessione.

L’offensiva era già partita nei giorni scorsi quando l’Egyptian commission for right and freedom, aveva pubblicato on line il nuovo rapporto sulle sparizioni forzate, 378 quelle denunciate negli ultimi 12 mesi. Report che in Egitto non si può più scaricare dalla pagina Internet dell’associazione, perché la pagina è stata chiusa dal governo.
Poi, domenica, la scomparsa dell’avvocato Ibrahim Metwaly.
«Ibrahim sembra essere sparito nel nulla. Dopo il suo arresto, per accuse che chiaramente non ci sono assolutamente note, non abbiamo saputo più nulla. E per questo siamo molto preoccupati per quanto può accadere», denunciano allarmati dall’Ecrf.

Che Sisi e il suo governo avessero nuovamente alzato l’attenzione contro chi si occupa di tutela di diritti umani era, chiaro da giorni. Dopo la pubblicazione da parte di Human Rights Watch di un altro rapporto-denuncia sull’uso sistematico della forze e della tortura da parte dei servizi di sicurezza egiziani, era partito l’ordine di oscurare anche quel sito, per impedirne la lettura e bloccare qualsiasi ricerca.
Quelle di Human Rights Watch erano 63 pagine di testimonianze di detenuti e familiari di scomparsi. Racconti su come polizia e funzionari della Sicurezza nazionale usino regolarmente la tortura nei loro interrogatori per costringere presunti dissidenti a confessare o divulgare informazioni.
«Calunnie», la risposta dei funzionari del governo, che quando va bene censurano. Da maggio il governo egiziano ha bloccato 420 siti web e agenzie di informazione, come il giornale on line Mada Masr o i media indipendenti, da Al Jazeera all’Huffington Post Arabic.

Torniamo all’avvocato di Giulio Regeni, fatto scomparire. L’ultimo contatto con la famiglia, Hegazy lo ha avuto alle 8 del mattino, appena arrivato in aeroporto, poi più nulla. Scomparso. Interpellata la polizia aeroportuale del Cairo e tutte le stazioni di polizia vicine. Anche un telegramma all’ufficio del procuratore generale per segnalare l’arresto sospetto, nel tentativo di avere una conferma ufficiale e conoscere almeno il luogo di detenzione. Nessuna risposta, però. E l’uomo non risulta essere comparso davanti ad alcun giudice egiziano.
«È una prassi comune che le autorità egiziane tentino d’impedire ai difensori dei diritti umani di recarsi all’estero per prendere parte a riunioni con altre Ong o con organismi intergovernativi – spiega Riccardo Noury, portavoce Amnesty International Italia- spesso fermando la persona in aeroporto poco prima di imbarcarsi». A far paura la sua scomparsa senza tracce, come fu per Giulio Regeni.

Tutto questo accade alla vigilia dell’arrivo del nuovo ambasciatore d’Italia in Egitto, scelta di politica estera forse necessaria, che ha fatto molto discutere rispetto alla giustizia e verità negata rispetto al caso Regeni.
Giovedì l’ambasciatore Cantini presenterà le credenziali al Cairo e sarà ricevuto da Al-Sisi, mentre nel parco di Villa Ada a Roma arriverà il suo omologo egiziano, Hisham Badr. La cui missione, secondo il quotidiano governativo egiziano Al-Ahram, «consisterà principalmente nel ricucire lo strappo con l’Italia» e «smentire la responsabilità» delle autorità egiziane nell’omicidio di Giulio Regeni.

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