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lunedì 18 20 Novembre19

Le Divisioni di Papa Francesco contro la guerra

“Il papa? Quante Divisioni ha?”, aveva chiesto Stalin nel 1935, battuta quasi scontata quando si parla del potere reale del Vaticano. Ora Papa Bergoglio le sua divisioni le schiera proprio contro la cattolico. Meno guerre? Almeno un po’ più difficile giustificarle

Quante Divisioni crede di avere papa Francesco, l’argentino Bergoglio, per dichiarare guerra alla guerra? L’ironia di Stalin, nel 1935, «Il papa? Quante Divisioni ha?». Battuta che ricorre ogni volta che si deve discutere del potere reale della chiesa. Poi c’è il potere morale, e allora, osserva Pierre Haski, de L’Obs, Francia, su Internazionale, ottant’anni dopo la provocazione di Stalin, la Santa sede è sempre al suo posto mentre il sistema sostenuto dal ‘baffone’ è scomparso definitivamente.
La Chiesa e le guerre, non è tema facile per il papato che a sua volta ha alle spalle eredità secolari a volte pesanti, a partire dalle sanguinose crociate.

Guerra alla guerra

Quasi nessuno lo rileva, ma di fatto, papa Bergoglio -ora in Colombia, terra lacerata sino a ieri da una feroce guerra interna- sta cambiando cambia la dottrina della chiesa sulla guerra. La dichiarazione netta, categorica, senza appello, contenuta in ‘Politique et societé’, libro-intervista con il sociologo Dominique Wolton uscito in Francia in questi giorni: «Nessuna guerra è giusta».
La coincidenza dell’uscita del libro col viaggio del papa in Colombia, aumenta in significato della affermazione categorica sulla guerra mai giusta. Un viaggio destinato a sostenere e consolidare la pace con la guerriglia delle Farc, l’ultima guerra aperta dell’America Latina che il Vaticano ha contribuito a risolvere.

La filosofia politica ci dice che per difendersi si può fare la guerra e considerarla giusta.
A piccoli passi, molto piccoli, la chiesa cattolica, ancora prima dell’arrivo del papa attuale, aveva cominciato a frenare, accenni critici, con la dottrina della ‘guerra giusta’ definita da Agostino d’Ippona e da Tommaso d’Aquino, diventata parte del catechismo della chiesa cattolica.
Ora Francesco smonta tutto: «Dobbiamo pensare con attenzione al concetto di ‘guerra giusta’. Abbiamo imparato in filosofia politica che per difendersi si può fare la guerra e considerarla giusta. Ma si può parlare di ‘guerra giusta’? O di ‘guerra di difesa’? In realtà la sola cosa giusta è la pace».

Fine della ‘guerra giusta’? Il papa insiste: «Si dice, ‘Io faccio la guerra perché non ho altra possibilità per difendermi’. Ma nessuna guerra è giusta. L’unica cosa giusta è la pace». Il mese scorso, dopo le violenza di Charlottesville, negli Stati Uniti, una grande conferenza cattolica americana aveva chiesto a papa Francesco di scrivere un’enciclica sulla non violenza. “Smettere di giustificare la guerra”.
Nell’aprile 2016 gli organizzatori di Pax Christi International, il movimento cattolico mondiale per la pace, avevano «condannato esplicitamente questa dottrina plurisecolare e avevano già chiesto al papa di scrivere un’enciclica sull’argomento». Problemi anche teologici di non piccola portata nella chiesa.

Delegittimare la guerra

Delegittimare la guerra nel momento in cui potrebbe scoppiare un conflitto nucleare tra Stati Uniti e la Corea del Nord o mentre si trascina dei anni il massacro in Siria, Iraq, Yemen? Contraddizioni che motivano ancora di più papa Bergoglio sulla delegittimazione della guerra.
Sì, perché le guerre continuano ad aver bisogno di legittimità, sia pure nel nome di un dio crudele e vendicatore. Con la fine della guerra fredda nel 1991, la guerra ha avuto ancora più bisogno di legittimità formale dopo la caduta delle motivazioni ideologiche. L’invenzione dalla legalità internazionale, dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, avalli a guerre spesso successivi all’intervento militare: Kosovo 1999, Afghanistan 2001, Libia 2011.

Le guerre dall’inizio degli anni duemila fino a oggi -Afghanistan, Iraq, Libia, Yemen e così via- hanno sollevato la questione della legittimità e dell’efficacia del ricorso alla forza per risolvere dei conflitti complessi.
«Questi interventi, per lo più occidentali ma non solo, sono quasi sempre finiti male, come ha dimostrato l’invio di nuove truppe statunitensi deciso da Donald Trump là dove gli americani speravano di trovare una via di uscita onorevole -ossserva Haski- E serve di certo ai generali statunitensi come strumento per calmare gli ardori bellici di Trump nella penisola coreana».

Non sarà certo il papa a mettere fine alle guerre o a impedirne di nuove. Le divisioni del papa, per riprendere Stalin, hanno una dimensione morale e simbolica. Forse il papa costringerà gli stati, a fare sforzi maggiori, a inventare giustificazioni più complesse per legittimare le loro guerre agli occhi della loro opinione pubblica e del resto del mondo. Ancora Pierre Haski a concludere: «Non è necessario essere cattolici o attirati da Francesco per essere sensibili al suo discorso: “Non c’è guerra giusta”. In futuro ci saranno ancora delle guerre, alcune forse inevitabili a causa di un contesto difficile, altre puramente difensive, ma almeno non saremo più costretti a sentirci dire che sono “giuste”».

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