giovedì 18 luglio 2019

Gabanelli, la Rai sul web è nuda

Un Consiglio di amministrazione Rai prigioniero delle sue impotenze a ridurre il numero di testate figlie della lottizzazione, rinuncia al web, che è suicidio giornalistico e aziendale. E la ‘direttrice’ Gabanelli, arruolata per supplire al gap, messa in un canto con lo zuccherino della ‘Condirezione’ a Rai News. Ma la scomoda signora spiazza tutti: “Mi autosospendo”, aspettativa non retribuita ad aumentare lo smacco. “Non metto la faccia su un prodotto che non firmo”. O la testata web vera, o niente. E i ‘sor tentenna’ in attesa del dopo Renzi elettorale, sono nei pasticci.

Milena Gabanelli, piaccia giornalisticamente di più o di meno, che fosse una tipa tosta lo si sapeva. Che qualche datato consigliere di amministrazione cresciuto in Rai e lo scafato direttore generale Orfeo potessero pensare di gabellare il progetto della testata web che alla Rai manca da anni, con una ‘Condirezione’ accanto al direttore multitasking Di Bella, o è ingenuità o è improntitudine.
All’ex curatrice di Report, il Cda di Viale Mazzini aveva proposto la condirezione di RaiNews 24 con delega allo sviluppo web e al data journalism. ma lei, cronaca di oggi, ha detto di No, e ha chiesto al direttore generale un periodo ‘di aspettativa’. Non retribuita, precisa la signora, a dare ulteriore peso al gran rifiuto.
Elegante Milena Gabanelli, stupiti (forse preoccupati) in viale Mazzini, anche perché il gesto è chiaro. Detta alla Grillo e per non copiare la protagonista, si sono presi un bel Vaffa senza neppure la possibilità di offendersi.

«Non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo – ha dichiarato -. Ho chiesto oggi al direttore generale Orfeo di concedermi l’aspettativa non retribuita fino a quando non verrà varato il nuovo piano news».
O direttore o niente? Carrierismo? Questione molto più complessa.
All’origine della rottura, lo stop del progetto per il quale a gennaio la giornalista d’inchiesta, a Report con un contratto di collaborazione, era stata assunta in Rai dall’ex dg Campo Dall’Orto. Gabanelli avrebbe dovuto dirigere un nuovo grande portale Rai24.it con una squadra di oltre 80 giornalisti e una sezione dedicata al data journalism. Un progetto al quale lavorava già da sei mesi, arenato in viale Mazzini per la non decisione sui quali vecchie testata tagliare o accorpare. Rainews.it che oggi fa poco più di 100.000 utenti unici, pochissimi, «senza una definizione dei tempi, con risorse inadeguate a coprire le 24 ore, e senza nessuna possibilità di decollare».

La giornalista aspetterà il nuovo piano news di viale Mazzini e la decisione degli accorpamenti per il varo di un’eventuale nuova testata. «Se a quel punto il Cda intenderà affidarmi la direzione, troverà la mia disponibilità». In caso contrario Gabanelli potrebbe decidere dopo oltre trent’anni di attività, di lasciare la Rai.
«Rifiuto sorprendente e non comprensibile», prova a ribattere il Cda in evidente difficoltà, ma nell’attaccare inciampa. «Una nuova Direzione di testata del servizio pubblico non può essere varata se non nel contesto del nuovo piano dell’informazione che deve essere predisposto secondo le tappe e i criteri imposti dalla convenzione tra Stato e Rai».
Bravi, applausi, ma da quanti anni è atteso il ‘nuovo’ piano, i ‘tagli’ delle teste? Otto testate, i tre tg, la radio, lo sport, le regioni, l’all news, e persino una risibile testata ‘Parlamento’.

Rai, storia e preistoria

CdA e direttore generale provano a fare la voce grossa, ma la Gabanelli, con pochi dati, li affonda.
«Sembrerà strano – argomenta la giornalista – ma la Rai, al contrario di tutte le tv del mondo, ha molti telegiornali, ma non ha un portale di news online organizzato in modo da valorizzare il lavoro dei suoi 1600 giornalisti sul web. La concessione dice che deve colmare il gap digitale, poiché una grande fetta di popolazione non si informa più attraverso i canali tradizionali, e ad oggi è completamente esclusa dal servizio pubblico pur pagando il canone. Un fatto gravissimo di cui sia l’azienda che la commissione di Vigilanza sono consapevoli».
«Il mio incarico era di preparare le condizioni per poter mettere tutti i 1600 giornalisti Rai (a partire dai corrispondenti esteri e regionali) in condizione di anticipare le notizie sull’online e fornire contenuti realizzati ed informazioni di cui sono depositari, e che, per ragioni di spazio, non possono essere condensate nei telegiornali».
«Il mio lavoro – spiega l’ex curatrice di Report – è da tempo ultimato, e il piano prevede quasi esclusivamente l’utilizzo di risorse interne. L’ostacolo è questo: le testate sono troppe (Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Tg Parlamento, Rainews 24, Gr, Rai sport) e finché non se ne accorpa qualcuna non si può varare una nuova testata. Che bisogna riorganizzare l’offerta informativa lo dice sempre, e giustamente, la concessione, e l’interpretazione del Cda è stata: non è possibile approvare una nuova testata (anche se urgente, poiché sull’informazione digitale la Rai è in colpevole ritardo, e sulla quale sono stati fatti investimenti), perché prima c’è qualche testata di troppo da accorpare, e si fa fatica a farlo».

Rainews24.it
«La soluzione individuata dal Cda – sottolinea ancora – è quella di trasferirmi, in attesa di tempi migliori, dentro al sito di Rainews.it (il cui direttore è lo stesso di Rainews 24, Antonio Di Bella), che oggi fa poco più di 100.000 utenti unici e si piazza al 35° posto di tutte le testate online. Senza una definizione dei tempi, con risorse inadeguate a coprire le 24 ore, e senza nessuna possibilità di decollare proprio perché è sbagliato il presupposto: i colleghi non anticipano le loro notizie dentro al sito di una testata vissuta come concorrente. Una visione a mio parere non altezza del compito che il servizio pubblico deve assolvere, ed economicamente sbagliata poiché rinuncia ai potenziali investimenti pubblicitari. Per dare un’idea: Repubblica incassa dalla combinazione sito e social circa 27 milioni di euro l’anno, e poco meno il Corriere della Sera»

Potenziale Rai sprecato
Dubbio che avrebbero dovuto porsi altri prima di Milena Gabanelli. La quale rincara: «Quali numeri potrebbe raggiungere un’azienda come la Rai che oltre alla potenza di fuoco di 1600 giornalisti ha un archivio di immagini immenso che nessun altro possiede in Italia?».
«Purtroppo – continua Gabanelli – non mi risulta che i consiglieri siano mai entrati nel merito del progetto, organizzazione e potenzialità. A fronte di queste considerazioni, ovvero della certezza di non produrre risultati proporzionali al lavoro svolto, alle aspettative del pubblico, al ruolo della tv di servizio pubblico, e al fatto che non me la sento di mettere la faccia su un prodotto che non firmo (non essendone il direttore responsabile), ho chiesto oggi al Direttore Generale di concedermi l’aspettativa non retribuita, fino a quando il Cda avrà varato il nuovo piano news e deciso quegli accorpamenti che sarebbero il preludio per il varo di una nuova testata. Se a quel punto intenderà affidarmi la direzione troverà la mia disponibilità».

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