Corea anche questione russa
Il ministero della Difesa sudcoreano ha annunciato il completamento dell’installazione «preliminare» delle 4 nuove batterie antimissile americani Thaad alla nuova base di Seongju, a 300 chilometri a sud di Seul. Una misura considerata «urgente» per le minacce di Pyongyang.
Non sono contente Cina e Russia, Paesi confinanti con la Corea del Nord. Il vice ministro degli Esteri di Mosca, Sergey Ryabkov, già prevede un necessario controbilanciamento delle forze. Quindi, anche sulla Corea, la partita dell’Occidente sulla Russia.
Tensioni ad occidente che accrescono le vicinanze orientali, con Pechino che ha espresso più di una volta il suo malcontento per le azioni degli USA e la Corea del Sud. E nel triangolo Usa, Cina, Russia, non sono gli Stati Uniti ad essere in vantaggio.
Solo nuove sanzioni
Ma la guerra in Corea del Nord non ci sarà. Ad affermarlo sono in successione il presidente sudcoreano, Moon Jae-in, e quello russo, Vladimir Putin, al forum economico di Vladivostok. Intanto, la Cina annuncia che appoggerà nuove misure contro Pyongyang, a patto che siano associate al dialogo. Gli Stati Uniti e altri Paesi, premono infatti per nuove decisioni punitive Onu. La Russia resta invece ferma sulla certezza che le sanzioni siano inutili, con motivazioni strategiche chiare descritte sopra. E l’Unione europea pensa a proprie sanzioni, discusse in un incontro informale dei ministri dei ministri di Esteri e Difesa a Tallinn. Ovviamente Pyongyang, tramite la sua delegazione a Vladivostock, promette “potenti contromisure”, ma è parte dei ruoli in commedia.
Asse No War Seul Mosca
«Nella penisola coreana, come in tutta la regione, non ci sarà una guerra. Posso dirlo con certezza», dichiara il presidente sud coreano Moon, invocando sanzioni più dure affinché Pyongyang rinunci allo sviluppo di armi nucleari. Putin gli ha fatto eco: «Sono sicuro che le cose non arriveranno a un conflitto, men che mai con armi di distruzioni di massa». Per Pechino, il Consiglio di sicurezza Onu deve “adottare le misure necessarie”, anche se le sanzioni sono solo parte della soluzione e devono essere accompagnate da negoziati. Ma adesso, consigli del Pentagono alla Casa Bianca, anche dagli Usa parole meno aggressive. «L’azione militare è certamente un’opzione, ma non è inevitabile, preferirei evitarla». Così il presidente americano Donald Trump, in conferenza stampa sulla questione dopo che per mesi ha usato una retorica incendiaria, minacciando anche “fuoco e furia” se provocato.
Calmare Kim senza armi, come?
Analisi Global Times. ‘Oggi le crisi internazionali non si possono risolvere con la forza militare. È un atteggiamento del passato. Oggi i conflitti bisogna risolverli con le trattative e il ripristino della fiducia fra i Paesi’, sottolinea il giornale. E i tre principali protagonisti internazionali, pur con posizioni critiche molto diverse tra loro nei confronti di Pyonyang, concordano sul non dare spago all’aggressività nord coreana, motivata soprattutto da autodifesa da parte dei dittatore.
Quindi, sanzioni e trattative segrete. La roadmap proposta da Mosca e Pechino. Secondo una bozza di risoluzione che Reuters ha potuto vedere, gli Usa chiedono un embargo sul petrolio, il divieto di esportazioni di tessuti e di assunzione di lavoratori nordcoreani all’estero, lo stop ai viaggi e il congelamento dei beni per Kim Jong-Un.