giovedì 20 giugno 2019

Accuse MsF: «L’Europa finanzia gli abusi commessi in Libia»

L’accusa di Medici senza Frontiere a Bruxelles nei confronti dei Paesi dell’Unione europea è netta e bruciante: «I governi europei stanno pagando per gli abusi criminali commessi sui migranti in Libia, finanziando programmi che impedivano loro di partire per il Vecchio Continente».
Il sistema di detenzione in Libia è «un’azienda fiorente di sequestri, torture ed estorsioni».

«I governi europei alimentano il business della sofferenza in Libia»
Lettera di Medici senza Frontiere ai leader degli Stati membri e alle istituzioni dell’Unione Europea

“La riduzione delle partenze dalle coste libiche è stata celebrata come un successo nel prevenire le morti in mare e combattere le reti di trafficanti. Ma sappiamo bene quello che sta accadendo in Libia. Ecco perché questa celebrazione è nella migliore delle ipotesi pura ipocrisia o, nella peggiore, cinica complicità con il business criminale che riduce gli esseri umani a mercanzia nelle mani dei trafficanti”.
Un atto d’accusa netto, inequivocabile, contenuto in una lettera aperta che l’organizzazione umanitaria Medici senza Frontiere ha inviato agli Stati membri e alle Istituzioni dell’Unione Europea.

A leggere l’intero testo sembra quasi che MSF sia passata all’attacco dopo i mesi di accuse alle quali sono state sottoposte le Ong, le polemiche sul codice di condotta del ministro dell’Interno Marco Minniti, il ritiro dalle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo. Gli sbarchi sono diminuiti dell’80% ma ora, forse troppo tardi, si susseguono le inchieste e le testimonianze raccolte circa le condizioni che circa un milione di migranti, intrappolati in Libia, si trovano a vivere.

Un centro di detenzione ufficiale di Tripoli
Nel centro visitato dalla Liu vengono portate le persone recuperate in mare dalla guardia costiera libica, quella addestrata e finanziata dall’Europa. La conferenza è stata una sfilza ininterrotta di violenze da galleria degli orrori.

«Ammassati in stanze buie e sudice, prive di ventilazione, costretti a vivere una sopra l’altro. Gli uomini costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi», ha raccontato la direttrice internazionale dell’organizzazione umanitaria.
Liu ha riferito come «le donne incinta sono oggetto di violenza sistematica». Sono stati citati altri casi concreti riferito a persone talmente malridotte da essere costrette al ricovero in ospedale, ma appena ristabilite vengono di nuovo ricondotte nei campi di detenzione dove ricominciano a soffrire la fame.

Eppure, nonostante le evidenze di questa situazione, la Commissione europea non sembra discostarsi da quelle che ormai sono le sue politiche conclamate in fatto di immigrazione: sostanzialmente l’esternalizzazione completa del controllo delle frontiere. La prova sta nelle parole della portavoce della Commissione stessa, Catherine Ray: «siamo coscienti delle condizioni inaccettabili, scandalose e inumane di alcuni migranti in Libia, ma l’Unione Europea lavora per aiutare le organizzazioni internazionali a proteggere i migranti».

«Vogliamo cambiare la situazione. L’Ue ha stanziato 142 milioni di euro per assistere organizzazioni internazionali come l’Alto Commissariato per i Rifugiati e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni in Libia. Inoltre, la Commissione sta creando un meccanismo di valutazione per monitorare l’uso dei fondi europei per addestrare la Guardia costiera libica», ha aggiunta la Ray.
Ma nonostante le dichiarazioni la situazione non sta avendo nessuna modifica. Su tutto pesano le convenienze, elettorali per prima cosa, di ciascun paese della Ue. Così se da un lato si sanzionano i paesi dell’est che non accettano la “relocation” dei migranti arrivati in Italia e Grecia, dall’altro è più politicamente redditizio impedire nuovi sbarchi anche se questo comporta sofferenze atroci.

Un punto colto chiaramente dalla lettera di MSF dice della Libia come «l’esempio più recente ed estremo di politiche migratorie europee che da anni hanno come principale obiettivo quello di allontanare le persone dalla nostra vista. L’accordo UE-Turchia del 2016 e tutte le atrocità che abbiamo visto in Grecia, Francia, nei Balcani e altrove ancora indicano una prospettiva sempre più definita, fatta di frontiere chiuse e respingimenti. Tutto questo toglie qualunque alternativa alle persone che cercano modi sicuri e legali di raggiungere l’Europa e le spinge sempre più in quelle reti di trafficanti che i leader europei dichiarano insistentemente di voler smantellare».

Stampa italiana

La denuncia di Msf: “Nei campi di detenzione in Libia stupri e violenze”
Rai News
Migranti, la denuncia di Msf: «In Libia situazione atroce, leader europei complici»
Corriere della Sera
Migranti, la denuncia di Msf: “L’Europa paga la Libia per commettere abusi”
La Repubblica
Stati d’accusa
il manifesto

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