• 21 Febbraio 2020

Xi e le incognite del 19° Congresso

E’ sempre difficile formulare previsioni attendibili circa il futuro, anche prossimo, della Cina. Le ragioni sono molte, ma quella più importante è riconducibile alla impermeabilità verso l’esterno che il gruppo dirigente del Partito Comunista è riuscito a conservare in misura assai più rilevante rispetto ad altri contesti nazionali.
La difficoltà di cui parlo è percepibile immediatamente a chi si reca in loco con una certa frequenza. I cinesi parlano di certo, essendo un popolo tradizionalmente cordiale e aperto all’esterno (assai più dei giapponesi, per esempio). Difficile tuttavia ottenere informazioni rilevanti sulle dinamiche politiche della RPC, dinamiche che, del resto, interessano poco al di fuori di un ristretto cerchio di addetti o di iscritti al partito.

Né si pensi di ricavare più di tanto dai quotidiani in lingua inglese la cui versione elettronica è disponibile in internet. Si tratta di fogli strettamente controllati, pur se possono risultare utili per capire cosa bolle in pentola a Pechino. Anche quelli basati a Hong Kong, che qualcosa di più pur lasciano trapelare, non costituiscono fonti d’informazioni molto attendibili.
Ai tempi della defunta Urss c’erano i cremlinologi sempre provvidi di analisi talora corrette, nella maggior parte dei casi errate. Lo stesso accade oggi con i sinologi che si dedicano all’analisi della situazione politica ed economica del gigante asiatico.

Prendiamo per esempio il 19° Congresso del Partito Comunista, assai imminente perché inizierà il prossimo 18 ottobre. Si tratta senza dubbio di un’occasione importantissima per l’intero Paese. Dovrebbe essere il momento più adatto a sanzionare la leadership incontrastata di Xi Jinping e, al momento, nulla lascia intravedere un mutamento sostanziale.
Ma si sa che la storia, che hegeliani e marxisti erano solito scrivere con la “s” maiuscola (“Storia”), è sempre imprevedibile. Certo il leader cinese non si attendeva alcuni eventi che lo mettono in difficoltà. Il primo, ovviamente, è l’elezione di Donald Trump sulla quale nessuno, cinesi inclusi, era disposto a scommettere.

Xiamen, Cina, il vertice dei Paesi Brics appena concluso: il 40% della popolazione mondiale e un quarto del PIL globale

Eppure il tycoon è entrato alla Casa Bianca con la sua corte di amici e sodali e con i continui tweet che causano più confusione che altro. E’ ovvio che Xi e la leadership di Pechino debbono ancora prendere le misure al nuovo presidente Usa (ammesso che qualcuno possa farlo). E’ chiaro, tuttavia, che tanto Washington quanto Pechino non possono dar vita a una guerra commerciale che non avrebbe un chiaro vincitore. La Cina è ormai troppo importante e può anche far leva sulla notevole fetta di debito pubblico americano che controlla.
L’altro incidente, ammesso che così si possa chiamare, è l’escalation militare della Corea del Nord. Vecchio satellite (o “cliente”, come alcuni preferiscono dire) di Pechino, il minuscolo Stato ha fatto con Kim Jong-un un salto – per così dire – di qualità, diventando una potenza atomica che ormai è impossibile ignorare. Il giovanissimo despota è ovviamente un pericolo per il mondo intero e, negli ultimi tempi, ha cominciato a infastidire anche i cinesi lanciando i suoi missili in occasione di riunioni internazionali per loro importanti, come quella dei Brics.

E’ noto che Xi Jinping non stima l’ingombrante vicino nordcoreano, ma neppure può permettersi di travalicare certi limiti anche per motivi di politica interna. Nonostante il controllo che il leader cinese esercita su apparato e partito, gli avversari non gli mancano. A molti è sfuggito che i seguaci di Bo Xilai, il leader della sinistra ora imprigionato, hanno dato vita a una formazione politica. Non avranno di certo vita facile, ma il segnale è comunque significativo.
Come già detto non vi sono finora indizi che facciano pensare a difficoltà rilevanti per l’attuale leader cinese nel prossimo 19° Congresso, ma la situazione interna è meno stabile di quanto appaia, e quella internazionale, poi, è addirittura esplosiva. Se Xi saprà gestire le varie situazioni ne trarrà indubbiamente grandi vantaggi, considerata la debolezza dell’attuale presidente americano.

Michele Marsonet

Michele Marsonet

Michele Marsonet, Prorettore alle Relazioni Internazionali dell'Università di Genova, docente di Filosofia della scienza e Metodologia delle scienze umane.

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