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mercoledì 16 Ottobre 2019

Cade Deir ez-Zor roccaforte Isis che parlava russo

Deir-ez-Zor liberata dopo 3 anni d’assedio. Le postazioni jihadiste tenute in gran parte da foreign fighters che venivano dalla Russia e dai paesi della CSI. Festeggia il fronte governativo siriano a alleati, cerca di salvare il salvabile la coalizione a guida Usa, con operazioni coperte a salvare spie e infiltrati che aveva su tutti i fronti anche jihadisti in chiave anti Assad

Successo militare ma non soltanto. Importante per le forze governative che ancora devono riconquistare molta parte di territorio urbano in mani jihadiste, ma anche per un conto tutto russo rispetto alla partita strategica mediorientale. Deir-ez-Zor e i suoi 100 mila cittadini ridotti alla fame erano tenuti sotto tiro da foreign figters in gran parte provenienti dalla Russia e dai paesi della CSI.
La conferma direttamente dal ministero della Difesa russa, che rivendica parte dei meriti, ma non solo (“le squadre d’attacco siriane hanno conquistato la zona fortificata dei miliziani dell’ISIS, dove l’aviazione russa ieri ha colpito con missili Kalibr lanciati dalla fregata Admiral Essen”).
«Dopo la liberazione di un quartiere, l’esercito ha trovato prove che confermano ciò di cui si era venuti a conoscenza in precedenza attraverso vari canali di informazioni di intelligence. Nella zona fortificata i terroristi erano giunti dalla Russia e dai paesi della CSI».

Vanto russo diffuso via agenzia stampa Sputnik, poi la partita militare e strategica complessiva che resta ancora aperta. Le truppe di Damasco si sono ricongiunte con la guarnigione assediata all’interno della base della 137esima Brigata, nella parte occidentale della città, dove si trovano cinquemila soldati di Assad. Un successo ancora parziale poiché i quartieri meridionali della città e l’aeroporto militare rimangono ancora circondati dalle milizie Isis.
Secondo l’Osservatorio per i diritti umani vicino ai ribelli ‘moderati’, all’interno delle zone controllate dal governo vi sono 100mila civili, mentre altri 10mila si trovano in quelle ancora nelle mani dell’Isis.
Per Damasco rompere l’assedio e riprendere il pieno controllo di Deir Ezzor significa mettere in sicurezza il confine con l’Iraq e rientrare in possesso degli oleodotti e dei pozzi di gas e petrolio che avevano garantito in questi anni al Califfato un’importante fonte di denaro.

Dopo la perdita di Mosul e di Tal Afar in Iraq, l’Isis ha subìto quindi un nuovo duro colpo in Siria.
Il comando delle forze armate di Damasco ha definito la rottura dell’assedio di Dayr az Zor “una svolta strategica nella guerra al terrorismo”, sottolineando che la città sarà usata come “un trampolino di lancio per espandere le operazioni militari nella regione”. Soprattutto per riprendere il controllo di tutto il territorio lungo il confine con l’Iraq.
Forse proprio come conseguenza della rapida avanzata delle truppe lealiste siriane nella regione, la Coalizione anti-Isis a guida statunitense aveva condotto nelle ultime due settimane una serie di missioni lampo in quest’area per recuperare spie e collaboratori infiltrati precedentemente nello Stato islamico.
L’Ondus e fonti locali citate dal quotidiano panarabo al Hayat affermano che, dal 20 agosto, elicotteri della Coalizione con forze speciali hanno fatto salire a bordo presunti miliziani jihadisti, molti di nazionalità europea.

Scenari da ultimi giorni di Saighon. ‘Operazioni coperte’ a salvare infiltrati e spie, a coprire rapporti inconfessabili, a conferma -se mai ve ne fosse ancora bisogno- che l’Islamic State, nemico giurato degli Usa in Iraq, non lo è stato poi così tanto in Siria dove combatte il regime di Assad assieme a russi e iraniani che lo affiancano, gli avversari di Washington e d i suoi alleati arabi ed europei che hanno sempre puntato sulla caduta di Assad.
La freddezza delle cancellerie occidentali e il silenzio di molti media -rileva Analisi Difesa– sembra confermare che vittoria russo-siriana-iraniana a Deir Ezzor non viene considerata una buona notizia per la Coalizione che da ieri ha un nuovo comandante, il tenente generale Paul Funk, che ha assunto il comando della Combined Joint Task Force.
Applaudono invece il presidente siriano Bashar Assad, l’Iran, e il presidente russo Vladimir Putin, che ne hanno ampia ragione.

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