domenica 19 novembre 2017

Strage sul Rapido 904 del 1984, rinvio dalla decenza

Rapido 904, appello riparte da capo. Giudice va in pensione. La notizia secca, così come l’ha diffusa l’agenzia Ansa, forse per non lasciare spazio allo sgomento e alla indignazione che prende anche chi scrive. Nella strage, avvenuta il 23 dicembre 1984 con una bomba esplosa sul treno in una galleria sugli Appennini, trovarono la morte […]

Rapido 904, appello riparte da capo. Giudice va in pensione.

La notizia secca, così come l’ha diffusa l’agenzia Ansa, forse per non lasciare spazio allo sgomento e alla indignazione che prende anche chi scrive.

Nella strage, avvenuta il 23 dicembre 1984 con una bomba esplosa sul treno in una galleria sugli Appennini, trovarono la morte 16 persone e 260 rimasero ferite.

Nell’immagine di repertorio, il rapido 904 con le carrozze sventrate fermo nella stazione di San Benedetto Val di Sambro dopo l’attentato.

ANSA

Il processo d’appello per la strage del Rapido 904 è rinviato a data da destinarsi.

Lo ha comunicato il presidente della corte d’assise d’appello di Firenze, giudice Giardina, spiegando che la composizione del tribunale non dispone del tempo materiale per la rinnovazione dibattimentale visto che lo stesso presidente va in pensione a fine ottobre. Sarà un nuovo collegio, a cui verrà assegnato il processo, a redigere un nuovo calendario delle udienze.

A imporre una nuova istruttoria dibattimentale è stato un articolo della Legge Orlando recentemente introdotta. La concomitanza della nuova legge e l’imminente congedo del giudice che presiedeva la corte d’assise d’appello ha fatto sorgere le condizioni per il rinvio del processo.

«C’è grande sconforto tra i familiari delle vittime – dice l’avvocato Danilo Ammannato -, a più di trent’anni di distanza dalla strage siamo ancora senza una verità. Invitiamo la presidente della Corte d’Appello a fissare la nuova udienza in tempi rapidi».

Totò Riina in questo processo era stato assolto in primo grado, sentenza avverso la quale la pm Angela Pietroiusti aveva deciso di ricorrere in appello. Per la strage del Rapido 904, nella quale trovarono la morte 16 persone e 260 rimasero ferite, ci furono a suo tempo condanne, tra cui quella di Pippo Calò, uno dei fedelissimi del boss Riina.

REMOCONTRO

Proviamo a capire: il presidente della corte va in pensione e il processo d’appello (33 anni dopo) dovrà ricominciare da capo. L’unico imputato è il boss Totò Riina. Procedimento rinviato a data da destinarsi per la nuova istruttoria: sarà necessario risentire tutti i testimoni, come prevede la riforma Orlando.

Sarà necessario risentire tutti i testimoni ascoltati in primo grado, oltre alle nuove testimonianze di sei boss che era stato deciso di interrogare in appello.

Qualche giurista, qualche magistrato, qualche avvocato, avrà la percezione civica di dovere dare qualche spiegazione?

Il magistrato è forse invecchiato di colpo? Pensione anticipata?

Ci spiegate l’articolo della Legge Orlando che imporrebbe una nuova istruttoria dibattimentale?

Sicuramente alte ragioni di garanzia giuridica alla spalle, ma la nuova norma andava applicata così? E quei 33 anni prima…

Qualche politico di qualsiasi schieramento e natura avrà la percezione dello sconcerto e del successivo sdegno che pervade qualsiasi cittadino attrezzato da un minimo senso di giustizia di fronte a questa ennesima vergogna che offende lo Stato?

L’Associazione tra i familiari delle vittime: «Quando avremo mai la verità sulle stragi mafiose terroristiche eversive degli anni 90 se anche i ministri della Giustizia remano contro in tempi che paiono sospetti?».

Qualcuno vorrà aiutarci a capire?

Qualcuno si degnerà di spiegare?

Qualcuno avrà forse da chiedere scusa?

 

Il tragico treno di Natale

L’antivigilia del Natale 1984. Rapido 904, proveniente da Napoli e diretto a Milano. Alle 19:08 un’esplosione violentissima a circa 8 km all’interno del tunnel della Grande Galleria dell’Appennino, a distruggere e uccidere di più. L’ordigno, era nel corridoio della 9ª carrozza di seconda classe, a centro convoglio, collocato sul treno durante la sosta alla stazione di Firenze Santa Maria Novella.

Il presidente Sandro Pertini nel suo ultimo messaggio di fine anno: «Cinque stragi abbiamo avuto, tutte lo stesso marchio d’infamia, e i responsabili non sono stati ancora assicurati alla giustizia. I parenti delle vittime, il popolo italiano non chiedono, come qualcuno ha insinuato, vendetta, ma chiedono giustizia». 33 anni dopo, si ricomincia col processo d’appello.

Il presidente Sandro Pertini nel suo ultimo messaggio di fine anno: «Cinque stragi abbiamo avuto, tutte lo stesso marchio d’infamia, e i responsabili non sono stati ancora assicurati alla giustizia. I parenti delle vittime, il popolo italiano non chiedono, come qualcuno ha insinuato, vendetta, ma chiedono giustizia».

Le indagini
Nel marzo 1985 vennero arrestati a Roma Giuseppe Calò, boss mafioso e cassiere delle cosche palermitane, e Guido Cercola, suo uomo di fiducia. Ai due il 9 gennaio 1986 venne imputato il reato di strage dal Pm Pier Luigi Vigna: l’avrebbero compiuta per «distogliere l’attenzione degli apparati istituzionali dalla lotta alle centrali emergenti della criminalità organizzata, rilanciando l’immagine del terrorismo come l’unico, reale nemico dello Stato». Nel corso dell’inchiesta divennero evidenti i legami tra Cosa nostra, la camorra, l’eversione neofascista, la P2 e la Banda della Magliana.

I processi
Nel marzo 1992, dopo che la Corte di Cassazione aveva ordinato la ripetizione del processo, arrivarono le condanne definitive: ergastolo per Calò e Cercola, 22 a Friedrich Schaudinn, confezionatore dell’ordigno, 24 anni a Franco Di Agostino per la partecipazione alla strage, mentre gli esponenti della camorra napoletana Giuseppe Misso, Lucio Luongo, Giulio Pirozzi e Alfonso Galeota vennero condannati da tre anni a 18 mesi per il supporto logistico agli attentatori. Tra i condannati anche il deputato del Msi Massimo Abatangelo: nel febbraio 1994, pur assolto dal reato di strage, venne condannato a sei anni di reclusione per aver consegnato dell’esplosivo a Misso.

La mafia
Venti anni dopo si accendono i riflettori su Riina. Il 27 aprile 2011 la Dda di Napoli emette un’ordinanza di custodia cautelare per il boss mafioso, considerato il mandante della strage. Il 25 novembre 2014 si apre il processo contro di lui a Firenze: cinque mesi dopo viene assolto per mancanza di prove. La pm Angela Pietroiusti aveva deciso di ricorre in appello. Adesso però, con il pensionamento del giudice Giardina, il processo dovrà ricominciare da capo.

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