Prima la botta di terremoto. Poi l’annuncio della tv nordcoreana e dell’agenzia di stampa Kcna: abbiamo fatto esplodere una Bomba H. Gli esperti confermano. Il Servizio Geologico degli Stati Uniti ha reso noto che il test (condotto nella solita area di Punggye-ri) ha provocato un sisma della bellezza di 6,3 gradi Richter e una seconda scossa più leggera, “di rimbalzo”. E ora ? È cominciata la solita liturgia diplomatica (di cui a Pyongyang s’infischiano altamente), con dichiarazioni più o meno sdegnate o bellicose, condanne, riunioni urgenti delll’Onu e minacce di sanzioni economiche.
Insomma, sotto questo cielo niente di nuovo. In fondo, e lo ripetiamo fino alla noia, è quello che va cercando Kim Jong-Un. Più polvere si alza e più aumenta la cassa di risonanza del giochino al massacro messo in piedi dai comunisti della Corea del Nord da lunga pezza. Se gli americani non abbozzeranno e soprattutto non inghiottiranno il rospo, accettando di trattare con Pyongyang, il costo da pagare sarà altissimo. No, non la guerra, ma una cofanata di dollari quello si. Molto più semplice mettersi d’accordo con il lucidissimo folle che si fa chiamare “rispettato leader”.
Facciamo quattro conti. Le sanzioni potrebbero costare a Kim circa un miliardo di dollari. Cioè quanto Trump dovrà anticipare agli atterriti coreani del sud per modernizzare le loro difese antimissile. E non è un caso che la bomba sia esplosa dopo che venerdì scorso Seul aveva bussato a quattrini. Per non parlare degli altri denari necessari a “confortare” il Giappone e gli alleati che potrebbero entrare presto nel mirino della clinica neurodeliri nordcoreana. Intanto, Kim si attrezza. Il Tokyo Shimbun ha pubblicato una notizia che parla delle scorte di benzina che il dittatore va facendo.
Jeffrey Lewis, un esperto di “Non proliferazione nucleare”, ha detto che il traguardo della Bomba H era ciò che a Pyongyang si prefiggevano da tempo. Hanno lavorato per questo e adesso gli americani non si devono stupire. Bisognava pensarci prima. Ora è tardi. Jonathan Marcus, BBC defence and diplomatic correspondent, si sbilancia: se non si vuole rischiare un olocausto nucleare potrebbe essere necessario cercare qualche forma di accordo con Kim e rassegnarsi a convivere con un Paese che tratta le atomiche come se fossero caramelle.