domenica 19 novembre 2017

Quelle blindate notti d’estate

‘L’assassino dei sogni’, una delle più efficaci definizioni del carcere. Carmelo Musumeci, scrittore che il carcere ha frequentato, spiega che in prigione non c’è mai una via di mezzo: fuoco o gelo, dunque. Ma a chi importa?
Oggi Gatto randagio-Francesca de Carolis ci riporta dentro. «Raccontai una volta a una collega della società “per bene”, molto “per bene”…, delle mani livide dal freddo di persona che ero andata a incontrare nel carcere di Spoleto… “E che vuoi che dobbiamo preoccuparci dei carcerati quando non ci sono riscaldamenti per i bambini nelle scuole?!”, ha sbottato un po’ infastidita».
Le carceri e le scuole, luoghi che misurano il grado della nostra civiltà…

Benché settembre e il breve acquazzone, il pensiero ancora brucia…
“Scusa se sarò breve, ma questo caldo mi impedisce di pensare. Soffoco…”
Cominciano quasi tutte così le lettere dal carcere d’estate. E rileggendo tutte quelle ricevute in questi mesi (sempre c’è un sospiro in più, nascosto, da cogliere), il pensiero va a quella scatola di lamiera e cemento che è il carcere di Oristano, che per me d’estate un po’ tutti li rappresenta. Compare all’improvviso sull’orizzonte di una landa deserta. Il pallore della struttura si confonde con il nulla intorno. La vista inizia a tremolare. Pensi sia un miraggio, poi realizzi che è un incubo.
E quando si conosce la condizione terribile, impensabile, di chi è affidato alle cure dell’istituzione, c’è un po’ da vergognarsi a lamentarsi, noi liberi, del tempo che fa…

Ha ragione Carmelo Musumeci, che spiega che in prigione non c’è mai una via di mezzo: o fa freddo o fa caldo. E l’afa fa aumentare l’ansia e l’angoscia… “L’Assassino dei Sogni (il carcere, come lo chiama Musumeci) le notti d’estate ti mangia l’anima con più voracità. Ricordo bene che la sera, quando mi chiudevano il blindato, la cella si trasformava in una trappola. Il tempo si fermava e il mattino non arrivava mai. Per reagire alla malinconia e all’afa, in quelle notti terribili mi mettevo a scrivere, forse per questo quasi tutti i miei libri li ho scritti d’estate…”.
Carmelo, oggi in semilibertà, continua a denunciare l’indecenza. A raccogliere testimonianze per provare a fare breccia nella nostra imperdonabile indifferenza. Ascoltate cosa gli scrivono alcuni detenuti in questa estate infernale.

-Ciao Carmelo, qui continua la calma piatta più totale e un caldo disumano contribuisce alla stasi. Neanche cucina più nessuno, l’idea di accendere il fornello ci terrorizza, già la notte sto incominciando a dormire in terra e chi se ne frega degli scarafaggi. Tutta colpa di queste dannate bocche di lupo in plexiglass, sembra di stare in una serra. Per assurdo all’aria fa più fresco anche in pieno sole, infatti ormai alla fine ci ritroviamo un po’ tutti a sonnecchiare e a cercare di assorbire il fresco del cemento negli angoli più bui…-

-(…) Questo carcere fa schifo. I pavimenti e le pareti sono tutte dello stesso colore grigio con macchie d’intonaco scrostate. A causa dell’arredamento inesistente i suoni rimbombano, cancelli e ferri dappertutto, passeggi piccoli, scuri e cupi, con muri di contenimento alti, con il cielo coperto da una rete metallica. Si vive insieme con topi e scarafaggi. Ieri sera sentivo dei rumori, mi sono affacciato dalla finestra ed ho visto un gatto che miagolava disperato perché circondato da topi che sembravano leoni (non sto scherzando). Si soffoca! La mia stanza è la cella più calda di tutte perché ci batte sempre il sole, ma alla notte, nonostante il caldo, chiudo la finestra per paura che mi entrano i topi.(…)-

Se non vi basta…
-(…)C’è un caldo che si soffoca e non si respira. Non riesco neppure a leggere. Mi è difficile trovare la concentrazione giusta a causa dei rumori e delle grida che vengono dal corridoio. Ti confido che è da venti anni che tutte l’estati sogno la stessa cosa: un bagno in mare con l’acqua salata. Non mi rassegno, ha ragione l’Assassino dei Sogni, sono veramente irrecuperabile perché continuo a sognare i sogni che non potrò mai realizzare. Ma come si può pensare che trattando così un essere umano questi possa migliorare? Il fine rieducativo è solo una facciata, il vero fine è quello di eliminarci con una morte lenta, lontano dalla società “per bene”-

Ascoltate ancora: – Hanno messo le doppie brande a tutte le celle. A me è successo che la sera quando sono andato per mettermi a letto e trovandomi una branda sopra, mi sono sentito come se fossi stato chiuso in una bara ed ho avuto un attacco di panico, in pochi minuti ero un pezzo d’acqua, mi sentivo soffocare. Mi sono spogliato, mi sono lavato con un panno bagnato in acqua, mi sono cambiato, ho rimesso il pigiama, ho preso il materasso e l’ho spostato alla branda superiore, come sono salito mi sembrava di stare su un materasso gonfiabile in mezzo al mare, lì mi sono accorto che il problema era serio, mi girava la testa, vertigini da impazzire. Sta di fatto che sto dormendo con il materasso a terra. Ma come è possibile che dopo 25 anni di carcere a dormire su una branda, mi vanno a collocare in una scatola chiusa. A me manca proprio l’aria. E poi dicono che siamo noi i criminali. …-

E i sogni non possono che essere incubi…
-Questa notte ho fatto un brutto sogno. Ero chiuso in una cella dove le pareti della mia cella si restringevano e il soffitto si abbassava per raggiungere il pavimento. E non avevo nessuna via di fuga (…). Qui psicologi e psichiatri compaiono solo se fai qualche gesto estremo.-
E non pensiate che, passata l’estate, le cose vadano meglio. L’incubo non finisce mai, solo ha un nuovo volto… Dice la verità Carmelo. In carcere non c’è alternativa al caldo estremo e al freddo estremo. Sarà perché è tutto lamiera e cemento, e fra lamiere e cemento soffocano urla a bassa voce…

Fuoco o gelo, dunque. Ma a chi importa?
Raccontai una volta a una collega della società “per bene”, molto “per bene”…, delle mani livide dal freddo di persona che ero andata a incontrare nel carcere di Spoleto… “E che vuoi che dobbiamo preoccuparci dei carcerati quando non ci sono riscaldamenti per i bambini nelle scuole?!”, ha sbottato un po’ infastidita.
Le carceri e le scuole, appunto, ( come gli allevamenti, come i macelli…) luoghi che misurano il grado della nostra civiltà…

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