Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Iran, la crisi che vuole Trump

La Casa Bianca preme sull’intelligence americana perché produca prove a sostegno della violazione dell’accordo sul nucleare del 2015 da parte di Teheran. Lo rivela il quotidiano britannico The Guardian che cita analisti ed ex funzionari dell’amministrazione, che a loro volta invitano a resistere alla pressione dei vertici.
Un’eventuale denuncia dell’accordo, scrive il giornale, potrebbe portare a una nuova corsa al nucleare, peraltro già innescata dalle tensioni tra Washington e Pyongyang.

Una crisi praticamente già promessa dalla campagna elettorale dell’allora improbabile presidente Trump. L’Asse del male’ iraniano dei tempi di Komeini, da sempre nel mirino del miliardario amico e sostenitore della alleanza petrolifera con l’Arabia Saudita a dintorni sunniti.
Ed ecco che Trump alla Casa Bianca preme sull’intelligence americana perché produca in qualche modo prove a sostegno della violazione dell’accordo sul nucleare del 2015 da parte di Teheran.
Lo rivela il quotidiano britannico The Guardian che cita analisti ed ex funzionari dell’amministrazione, che a loro volta invitano a resistere alla pressione dei vertici.
Un’eventuale denuncia dell’accordo, scrive il giornale britannico, potrebbe portare a una nuova corsa al nucleare, peraltro già innescata dalle tensioni tra Washington e Pyongyang.

‘Deja vu’, come accadde per l’Iraq?
«So di alcuni membri dell’intelligence che si sentono sotto pressione», racconta Ned Price, ex analista della Cia ed ex portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale. «La sensazione di “aver già visto questo film’ di un deja vu”», con un chiaro riferimento a quanto accaduto con la guerra in Iraq nel 2003 e con le false prove sulla presenza di armi di distruzione di massa.
Il presidente americano in più occasioni ha fatto sapere che prevede di dichiarare l’Iran non rispettoso dell’accordo a metà ottobre, quando dovrà firmare la certificazione trimestrale di conformità dell’accordo nucleare. Lo ha già deciso.
David Cohen, ex vice direttore della Cia, ha definito “sconcertante” il fatto che Trump sia già giunto a tale conclusione senza che l’intelligence abbia fornito alcuna prova al riguardo.

Interessi oscuri in campo
Eppure Washington ha fino a ieri ammesso che Teheran ha rispettato gli impegni assunti firmando l‘accordo sul nucleare. Che sta accadendo? «Dietro le quinte c’è una grande macchina che sta gonfiando rapporti, aggiornamenti e controlli per l’amministrazione e il Congresso», accusa Richard Nephew, uno dei negoziatori per la Casa Bianca dell’accordo, ora alla Scuola di relazioni internazionali della Columbia University.
Ci sono funzionari di intelligence e analisti in parecchie agenzie che passano il giorno a spulciare ogni singolo report su ciò che accade in Iran per cercare di trovare delle prove di non conformità. «I servizi segreti hanno imparato bene la lezione dell’Iraq», ha proseguito Nephew. «Sono quasi certo che gli analisti che conosco si dimetteranno e che lo diranno ad alta voce prima di permettere che le loro parole siano distorte e trasformate in modo simile a quanto accaduto in Iraq».

Strategia delle tensioni
Per Robert Malley, negoziatore americano dell’accordo sul nucleare, sarà dura per Trump ignorare le riserve dell’intelligence americana e dei Paesi alleati sulla presunta violazione dell’accordo. Ma ci proveranno. Un altro modo per attaccare l’accordo perseguito dall’amministrazione Trump raccontato dalla agenzia AdnKronos, è attraverso le ispezioni dei siti militari iraniani.
«Ci sono persone ai margini dell’amministrazione -sempre Malley- che stanno spingendo sul dossier iraniano, sostenendo che dovrebbero chiedere un’ispezione in tutti i siti sensibili senza nessun motivo in particolare». L’amministrazione americana sta esercitando pressione anche sull’Agenzia internazionale per l’energia atomica, l’Aiea, perché richieda ispezioni nei siti militari in Iran. L’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite si è recata in visita alla sede dell’Aiea a Vienna per fare pressioni.

Gli Usa isolati di Trump
E se all’epoca di Bush i servizi segreti erano profondamente divisi sulle presunte armi di distruzione di massa possedute dall’Iraq, in questo caso c’è un consenso generale dell’intelligence statunitense e straniera, del dipartimento di Stato americano, dell’Aeia e dei cinque Paesi firmatari dell’accordo, inclusa l’Ue, sulla mancanza di prove su qualsiasi presunta violazione dell’intesa. Nell’ipotesi di una forzatura delle presidenza Usa nel dichiarare violato l’accordo sul nucleare iraniano, l’intesa con Teheran e gli altri Paesi firmatari potrebbe procedere senza la partecipazione di Washington. Una decisione che approfondirebbe la crepa tra l’Europa e l’amministrazione Trump. È lo scenario previsto da David Cohen, l’ex vice direttore della Cia: «Di fatto Washington non sarà sostenuta dal resto della comunità internazionale, né dai suoi alleati in Europa, certamente non dai russi né dai cinesi nel tentativo di ristabilire una vera pressione sugli iraniani».

Potrebbe piacerti anche