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lunedì 18 20 Novembre19

Corea 1950, la guerra fredda divenne caldissima

Quando la guerra fredda rischiò di incendiare il mondo.
La penisola coreana liberata dall’occupazione giapponese a nord della truppe sovietiche, a sud del 38 parallelo da quelle statunitensi. Impegni di prossima riunificazione, poi venne la guerra fredda. Il mondo diviso a blocchi.
Dal 1950 al 1953, quando ancora si contavano i morti e le distruzioni dell’ecatombe mondiale, in quella parte del mondo si scatena un’altra guerra aperta, col rischio di un conflitto globale e il possibile utilizzo di bombe nucleari.
Contrapposizione armata tra Paesi del blocco occidentale e quelli del blocco socialista. Situazione allora estremamente ideologizzata ma, di fatto, non molto dissimile dagli schieramenti internazionali attuali.
Un utile pro memoria di Giovanni Punzo rispetto ad una attualità estremamente inquietante, con l’ammonimento storico del generale MacArthur che allora voleva usare la bomba atomica, dopo Hiroshima e Nagasaki.

Nel giugno 1950 truppe nordcoreane penetrano nel territorio della Corea del Sud attraversando il confine fissato al 38° parallelo. La guerra fredda seguita alla fine della guerra mondiale, diventa guerra vera con un sanguinoso conflitto tra Cina e Corea del Nord da una parte e Stati Uniti e alleati del blocco occidentale dall’altra. Sulle vere cause si discute ancora oggi, ma indubbiamente la mossa dell’aggressione partì da Pyongyang, anche se – abbastanza recentemente – sono emerse in tutta la loro drammaticità altre vicende. Ad esempio la rivolta scoppiata nell’isola di Jeju, dove, tra 1948 e il 1949, l’esercito sud coreano, appoggiato da quello statunitense, massacrò la popolazione civile ribelle sostenuta dal governo della Corea del Nord. Allora, l’accusa ufficiale rivolta alla Corea del Sud per giustificare l’intervento oltre il 38° parallelo, fu tuttavia quella di aver aperto il fuoco contro reparti nord coreani e di aver effettuato diversi sconfinamenti.

Come in tutte le guerre non mancarono nemmeno i consueti segnali premonitori male interpretati: una pattuglia americana infatti pare avesse notato movimenti di truppe del nord, ma li aveva attribuiti a normale addestramento. Domenica 25 giugno all’alba i nord coreani iniziano un violentissimo bombardamento di artiglieria e dopo poche ore invadono il territorio del sud con una prima ondata di dieci divisioni di fanteria e una corazzata. Circa alle undici del mattino, dopo sette ore di combattimenti, Kim Il-sung annuncia ufficialmente la guerra, secondo un copione collaudato dai giapponesi a Pearl Harbor che prima la guerra la inizi e poi la dichiari. L’esercito sud coreano si trova subito in condizione di inferiorità numerica e la stessa capitale Seul minacciata. Viene occupata pochi giorno dopo, il 28.

L’assemblea delle Nazioni Unite già il 26 tenta di imporre il cessate il fuoco, proclamando sanzioni economiche. Al voto era assente il delegato russo per protesta contro la presenza della Cina nazionalista, così la motivazione ufficiale. Una assenza decisiva, con la guerra occidentale che risultò autorizzata Nazioni Unite, senza alcun veto sovietico. Le tensioni tra Russia sovietica di Stalin e la Cina comunista di Mao, segneranno tutto il corso della guerra sul fronte anti occidentale. Sul campo le truppe del nord continuavano ad avanzare, mentre le prime notizie sulla dimensione e sull’estrema gravità del conflitto divennero note al mondo solo il 27 giugno, quando i cittadini americani furono costretti ad abbandonare il paese riparando al porto di Hincheon. Il 7 luglio il presidente degli Stati Uniti, il democratico Harry Truman, nominò il generale Douglas MacArthur al vertice del Far East Command, il comando per l’Estremo Oriente.

MacArthur, che fino a quel momento aveva svolto le funzioni di proconsole americano in Giappone, si trovò al comando nel momento peggiore e fino a settembre non poté frenare l’avanzata del nord. Alle forze occidentali era rimasto solo lo spazio intorno alla città costiera di Pusan quando con uno sbarco in forze a nord iniziò la contro offensiva che portò ad occupare la capitale nord Pyongyang, puntando direttamente al confine cinese. La mossa provoca l’intervento cinese e nelle settimane successive la situazione si rovescia nuovamente, costringendo gli americani a una lunga ritirata. Alla liberazione di Pyongyang da parte delle truppe cinesi segue la seconda occupazione di Seul nel gennaio 1951. Fu in questa fase che MacArthur chiese di impiegare armi nucleari contro la Cina, ma il presidente Truman non volle passare alla storia come il presidente che nell’arco di pochi anni aveva fatto ricorso due volte all’atomica.

MacArthur, anche per le dure dichiarazioni rilasciate alla stampa internazionale, alla fine fu rimosso dal comando, ma la strategia americana nella guerra che sarebbe andata avanti per altri tre anni fu essenzialmente quella di pesanti bombardamenti aerei sulle linee di comunicazione coinvolgendo un numero crescente di civili. Quando nel luglio 1953 fu siglato il precario accordo di pace ancora in vigore si calcolò che le sole vittime civili ammontassero a due milioni.

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