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martedì 15 Ottobre 2019

Corea, se la farsa diventa tragedia

Terzo giorno della nuova puntata di crisi fra Nord Corea e Stati Uniti che va avanti dalla primavera. La Corea del Nord sarebbe pronta a effettuare il suo sesto test nucleare in qualsiasi momento, sostiene il vice ministro della Difesa sudcoreano Suh Choo-suk. Il test del missile balistico di martedì ad esibire i miglioramenti tecnologici e di affidabilità della Corea del Nord, che rinnova la minaccia di colpire il territorio americano di Guam. Resta il dubbio tra minaccia reale e ‘mercato’ dare avere in trattative in corso. Dal falso allarme a Guam, e mille retroscena da Piero Orteca.

“North Korea says missile test a meaningful prelude to containing Guam”. L’agenzia di stampa nordcoreana (Kcna) chiarisce (in inglese) le ragioni che hanno portato Kim a sparare l’ultimo missile balistico sopra le teste dei giapponesi. E noi traduciamo: “ La Corea del Nord afferma che il test missilistico è solo un preludio significativo a quello che potrebbe succedere a Guam”. L’isola in cui si trovano importanti installazioni militari Usa, distante oltre 3 mila chilometri da Pyongyang, aggiungiamo noi. Perché? L’imbronciatissimo dittatore (è solo un eufemismo) non perde tempo a spiegare i motivi delle sue paturnie: ”Non minacciamo nessuno dei Paesi vicini” (per chi gli crede). ”Abbiamo solo gonfiato i muscoli per rispondere alla provocazione rappresentata dalle esercitazioni congiunte tra gli americani e quei pulcinella della Corea del Sud”.

Per spiegare meglio il ragionamento alquanto contorto di Kim (e che v’aspettavate?) e le minacce a Guam, gli esperti arguiscono che dall’isola potrebbero partire i bombardieri strategici incaricati di colpire. Pyongyang. Ergo, aggiunge Kim, sarà quest’isola a fare la stessa fine di Roma mentre Nerone suonava la cetra. La sua distruzione sarà un monito per tutti. Fin qui il pazzo scatenato, che dà i numeri su tutte le ruote, ma spesso ci azzecca. Nel senso che amici, nemici, parenti e vicini di casa si calano sempre le braghe. Pagare e sorridere, prego, tuona Kim, mentre Trump, paonazzo come un gallinaccio, parla (a vanvera) di “fury and fire”, cioè di una risposta di Washington furiosa da “fuoco e fiamme”. E per far capire come la tensione si tagli ormai col coltello, ieri due stazioni radio di Guam hanno trasmesso per errore un’allerta per un pericolo “non meglio specificato” proveniente dall’esterno.

Gli avvertimenti sono stati diffusi da una stazione musicale e da una radio cristiana alle 12.25 ora locale e sono durati almeno 15 minuti. Gli allarmi sono stati smentiti poco dopo dall’ufficio del Dipartimento di Sicurezza dell’isola, che ha aggiunto che un errore umano di quel tipo non sarebbe più stato commesso. Guam si è un “territorio non incorporato” degli Stati Uniti e ospita sul suo territorio circa 13mila soldati americani. Se Kim sparasse un missile balistico su Guam, l’allarme verrebbe dato dal Comando generale Usa per il Pacifico, alle Hawaii. In due minuti, con un sistema d’allarme già collaudato, la notizia raggiungerebbe i 1660 mila abitanti dell’isola, che avrebbero 17 minuti per cercare un riparo.

Ma l’ira di Kim Jong-Un nasce solo dalle manovre militari fatte ai suoi confini da Washington e Seul ? Certo che no.. Le minacce di sguincio sono ormai rivolte a tutti, come chi non sa più da che parte girarsi per scansare il pericolo. Kim teme che, prima o dopo, lo uccidano. Non sappiamo se dorma con il gladio sotto il cuscino, come faceva qualche imperatore romano che non si fidava più manco dei suoi pretoriani, ma poco ci manca. Soprattutto è assolutamente diminuita la sua fiducia verso gli ex “patrons” cinesi.
Che, secondo noi, potrebbero fargli la festa per mille motivi. Tempo fa l’agenzia di stampa nordcoreana ha parlato apertamente di un complotto per assassinare il loro leader, accusando i servizi segreti di Seul e la Cia. Certo, di primo acchito sembrerebbero queste le centrali più logiche per condurre un eventuale regicidio. Ma, lo ripetiamo, le migliori “entrature” in loco le hanno i cinesi. E Kim lo sa.

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