Privacy Policy Accordo Italia e milizie in Libia, qualcosa c'è ma non si dice -
sabato 14 Dicembre 2019

Accordo Italia e milizie in Libia, qualcosa c’è ma non si dice

Cosa è realmente accaduto in Libia tra Italia (sia chi sia ad aver trattato) e le milizie di Sabratha che prima gestivano la mafia dei traffici di persone e ora la contrastano in nome del governo Sarray? Ora anche la stampa ‘tradizionale’ s’accorge del problema. Il Manifesto, «Accordo tra l’Italia e le milizie per fermare i migranti in Libia». Il Fatto quotidiano, Migranti, Ap: «Italia ha trattato direttamente con le milizie libiche per bloccare gli sbarchi”. Farnesina: ‘Falso’».
Sintesi dai fatti, e punto a capo.

Una lunga e dettagliata inchiesta dell’agenzia americana Associated press ripresa dal londinese The Times, dal Washington Post e, da tre giorni, dal nano Remocontro. Ora arriva anche la stampa italiana più titolata, addirittura con l’agenzia di stampa nazionale Ansa a dirci di una Farnesina inquieta che smentisce solo quanto lei stessa si attribuisce, mentre i fatti in discussione sono altri.

Di cosa stiamo parlando
Dietro la forte diminuzione di sbarchi nel nostro Paese potrebbe esserci un accordo siglato dal governo italiano direttamente con due milizie libiche coinvolte nel traffico di esseri umani.
Questi i fatti narrati da Associated Press, Times, WP e da questo blog, a prescindere dalla valutazioni successive, Pro e contro, applausi o dubbi, valutazioni etico politiche svariate, interesse nazionale prevalente, aspetti umanitari eccetera eccetera.

La Farnesina
«Non c’è nessun accordo tra il governo italiano e i trafficanti», ha smentito ieri una nota della Farnesina, quando nessuno ha mai pensato che certe cose potessero riguardarli.  Mentre da Bruxelles una portavoce dell’esecutivo europeo ha prudentemente rifiutato di commentare le notizie dalla Libia: «Suggerisco di chiedere alle autorità italiane». Furberia. Sì, perché anche fondi europei avrebbero aiutato le milizia a convertirsi alla legalità. «Quando si tratta di fondi europei – ha poi sottolineato la portavoce -, sono soggetti a controlli molto stretti, con destinazione molto chiara. Noi continuiamo a seguire le regole, come facciamo sempre».

La molte e diverse fonti
La scorsa settimana era stata un’altra agenzia di stampa, la Reuters, a riferire di una milizia denominata «Brigata 48» che a Sabrata impedisce ai barconi carichi di migranti di prendere il mare. Sabrata è ormai da tempo uno dei principali punti di imbarco per i disperati che dalla Libia tentano di raggiungere l’Italia. Secondo la Reuters la milizia, formata da «agenti, militari e civili», in cambio del suo lavoro riceverebbe finanziamenti direttamente dal governo di Tripoli guidato dal premier Fayez al Serraj.

Brigata 48 e Al Ammu
Notizie che adesso troverebbero conferma nell’inchiesta condotta in Libia dall’Ap. Due, secondo l’agenzia americana, le milizie coinvolte: oltre alla già citata «Brigata 48» anche un’altra denominata «Al Ammu», il cui nome ufficiale sarebbe «Brigata del martire Anas al-Dabashi». Quest’ultima dal 2015 si occuperebbe della sorveglianza dell’impianto petrolifero di Melitah che l’Eni gestisce insieme alla National oil corporation, la Noc libica. Entrambe le milizie avrebbero base a Sabrata e sarebbero guidate da due fratelli appartenenti al clan dei Dabbashi che controlla la città.

I Dabbashi e l’Isis
Complicità inestricabili. Ad esempio, secondo un recente rapporto dell’ONU, il capo della Guardia costiera di Zawiyah, una città vicino a Sabratha, sarebbe a capo di una milizia in combutta coi trafficanti. In questa storia c’è anche un dettaglio piuttosto inquietante: secondo il giornalista del Foglio Daniele Raineri, la stesso clan Dabbashi aveva espresso anche il capo locale dello Stato Islamico, Abdullah ‘Abu Maria’ Dabbashi, poi ucciso ad aprile. Altre tracce: dell’incontri tra italiani (servizi segreti) e libici, ne aveva già parlato anche la giornalista Francesca Mannocchi in un articolo pubblicato da Middle East Eye il 25 agosto.

E le milizie crescono
Secondo l’Associated Press, circa un mese fa entrambe le milizie hanno stretto un accordo “verbale” col governo italiano e quello di Sarraj per fermare i trafficanti. In cambio del loro aiuto le milizie ottengono soldi, barche e quello che Associated Press definisce ‘equipaggiamento’. Sulla sua pagina Facebook, Daniele Raineri ha pubblicato una foto dell’ambasciatore italiano in Libia vicino a “un aereo carico di aiuti medici italiani” atterrato il 16 agosto in città. Una settimana dopo, la Farnesina annuncia di aver consegnato 5.000 “kit igienico-sanitari e di primo soccorso per migranti” alla città di Zuwara, mentre non viene citata alcuna consegna avvenuta a Sabratha.

 

I PRECEDENTI

Times: ‘Roma paga i trafficanti per fermare gli sbarchi’

Paghi Sarraj che paga i trafficanti che ora fermano i migranti

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