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sabato 18 Gennaio 2020

Guerra economica Usa al Venezuela e la Russia ringrazia

Ordini esecutivi Usa vietano di pagare i dividendi al Venezuela. Maduro risponde con manovre militari e 900mila combattenti. «Trump vuole una crisi umanitaria». Ma intanto il petrolio venezuelano diventa in buona parte di proprietà russa. La compagnia petrolifera di stato ha venduto alla russa Rosneft una parte dei beni ed è in trattativa per la cessione di altri.
Dal 2006 la Russia ha già prestato a Caracas circa 17 miliardi dollari e la Cina 60 miliardi dollari.
Le strategie suicide dell’amministrazione Trump

Nuove ed aggressive sanzioni economiche decise dalla Casa Bianca, e il presidente venezuelano Maduro reagisce con quello che ha a disposizione. Orgoglio nazionale oltre l’opposizione, e muscoli militari per fronteggiare le «minacce imperiali» dal nord che ritornano. Sembra di essere tornati all’America latina di qualche decennio fa.
«Esercizio di sovranità bolivariana 2017», sono state chiamate le manovre, e già il nome dice tutto. Il capo del Comando strategico operativo delle Forze armate venezuelane, Remigio Ceballos, ha informato che «più di 900mila combattenti» parteciperanno alle manovre.

Da Washington, venerdì scorso, nuovi ordini esecutivi su sanzioni economiche che per la prima volta colpiscono anche la compagnia statale petrolifera Pdvsa, il polmone economico del paese.
Tra le misure previste dal presidente americano, la proibizione di operare «un nuovo debito emesso dal governo del Venezuela e dalla sua compagnia petrolifera statale».
Gli ordini esecutivi proibiscono anche di «negoziare alcuni buoni emessi dal settore pubblico venezuelano, come pure di pagare dividendi al governo del Venezuela». Per fortuna la Casa bianca ha scartato l’ipotesi ventilata da Trump di azioni militari contro il Venezuela «in un prossimo futuro».

Colpo durissimo quello deciso dalla Casa bianca, una vera e propria dichiarazione di guerra economica, e da Caracas, richiamo al patriottismo: «O con l’imperialismo o con noi». A Forte Tiuna, base militare venezuelana nella capitale, centinaia di militari per le manovre annunciate dal presidente. Presenti anche ufficiali russi e cinesi, consiglieri dei paesi maggiori fornitori di sistemi d’arma. Invito alla prudenza per l’imprevedibile personaggio a nord.
L’aggravarsi della crisi tra Stati Uniti e Venezuela preoccupa anche il vertice politico di Cuba. Negli ultimi due anni il commercio estero dell’Avana con Caracas ha subito una contrazione di quasi il 70%, e le forniture di greggio venezuelano sono diminuite di circa il 45%.

Ritorni di ‘guerra ideologica’ anti castrista d’altri tempi. Sempre più apertamente a Washington si sostiene che per mettere veramente fuori gioco Maduro è necessario colpire «la fonte ideologica e politica» del potere bolivariano, ovvero «il castrismo». Botta e risposta: «Rifiutiamo le azioni ingiuste, unilaterali, arbitrarie e in violazione del diritto internazionale che continuano a essere applicate contro il governo costituzionale guidato dal presidente Maduro», replica il viceministro degli Esteri cubano, Abelardo Moreno, che si è anche chiesto se le ‘non azioni militari’ previste dalla Cassa bianca «in un futuro prossimo, non potranno diventare concrete più avanti nel tempo?».

Ben strana politica estera, quella dell’amministrazione Trump. Analisi più attente di parte occidentale dicono che la crisi spinge il Venezuela proprio ‘tra le grinfie dell’orso russo’. La Russia concede al Venezuela dei crediti generosi, ma per colpa della crisi, il crollo del prezzo del petrolio e la corruzione, Caracas fatica a pagare i debiti. Tutto questo dà invece la possibilità alla compagnia russa Rosneft, di comprare sempre più azioni della compagnia di stato venezuelana Pdvsa.
Mentre qualcuno ricorda che il Venezuela è l’importatore latino americano più grande di armamenti russi. Nel 2005 il governo di Chaves aveva firmato un contratto di 4,4 miliardi dollari.

Dal 2006 la Russia ha già prestato a Caracas circa 17 miliardi dollari e la Cina 60 miliardi dollari. Il Venezuela deve restituirli con il suo petrolio, ma i prezzi sono caduti e il debito è quasi raddoppiato. La Russia ha già ristrutturato tre volte il debito della compagnia venezuelana che era in ritardo con i pagamenti. Alla fine la PDVSA ha venduto a Rosneft una parte dei beni ed è in trattativa per la cessione di altri.
Analisi dell’Huffington Post Usa: «La crescita dell’influenza russa nel cuore dell’America il vero rischio della crisi in Venezuela. È un colpo pesante agli interessi geostrategici degli USA in America Latina», conclude l’autore. E le sanzioni decise da Trump appaiono suicidio.

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