martedì 20 Agosto 2019

Sapevate che le piante hanno una voce?

La voce delle piante è una melodia che nasce dal movimento della linfa, che alcuni scienziati hanno registrato. Una voce che parla di giorno, e si affievolisce col sonno della notte…
«Ma oggi sembra, questa voce, lamento, come di violino scordato -ci racconta col magone Gatto Randagio attraverso Francesca de Carolis-, proprio come quel violino che suonava la Morte nella danza macabra ispirata al tema di goetiana memoria. Un suono che sa di pianto».

Leggendo, in quel luogo della libertà e della prigionia di questi nostri tempi moderni che è internet, di un albero millenario, che si trova a Steinfurt, in Germania, un tiglio dalla chioma tanto ampia che è stato necessario costruire un’impalcatura che la sostenga. L’albero della danza, lo chiamano, perché all’ombra della sua chioma si svolgono da sempre balli e feste. Ma quale danza all’ombra dei nostri alberi?
Leggendo… dei trecento alberi storici abbattuti sui viali di Firenze…dei cinquanta pini tagliati a Burgio, (da ignoti, questi, e sembra si tratti di intimidazione)… dei quattromila metri quadrati di bosco nel polmone verde del Santa Maria della Misericordia, a Udine, cedri, abeti e acacie, che dovranno far posto al cantiere per il nuovo ospedale… L’elenco delle stragi di alberi, vittime della nostra “civiltà” e delle nostre infamie, alle quali qua e là vanamente si oppongono cittadini e associazioni, sarebbe infinito…

Sapevate che le piante hanno una voce? E’ una melodia che nasce dal movimento della linfa, che alcuni scienziati hanno registrato. Una voce che parla di giorno, e si affievolisce col sonno della notte… Ma oggi sembra, questa voce, lamento, come di violino scordato, proprio come quello che suonava la Morte nella danza macabra ispirata al tema di goetiana memoria. Un suono che sa di pianto.
Stiamo uccidendo gli alberi, perché la nostra arroganza non vuole sentirne la voce profonda, che parla di un’intelligenza vegetale da cui dovremmo invece prendere esempio.

Ne ha parlato, qualche giorno fa, su un quotidiano, Stefano Mancuso, neurobiologo che molto ha studiato il mondo vegetale e racconta la straordinaria forza che nasce dall’intelligenza silenziosa delle piante.
“Le piante, che non hanno a disposizione la semplice e versatile funzione del movimento, i problemi sono costretti a risolverli trovando soluzioni su come nutrirsi, difendersi, riprodursi, che non implichino il banale spostarsi. Le piante, in breve, risolvono i problemi, mentre gli animali li evitano”.

Le piante… che “hanno funzioni decentrate, il loro modello è una rete paritaria orizzontale, e questo le rende molto resistenti. Che è esattamente, ci spiega Mancuso, quello che dimostrano le comunità virtuali, sempre più importanti e utili nelle nostre vite. Le piante sono esattamente il contrario delle specie animali, che si organizzano in strutture gerarchiche e burocratiche (gerarchica è anche la nostra semplicissima struttura, con un centro di comando, il cervello, che manda ordini ai vari organi ) il cui risultato è quasi sempre l’inefficienza”.
Sapevate? In un pianeta fatto in prevalenza di biomassa, le piante possono benissimo fare a meno di noi. Noi non delle piante. Pensate che affronto…

Forse per questo ne vogliamo soffocare la voce, con scempi metodici, costanti, e non c’è bisogno di andare lontano o pensare ai grandi disastri per renderci conto della nostra superba barbarie. Fate attenzione ai vostri cortili, alle aiuole dietro l’angolo… vi stupirete di quanti piccoli e grandi gesti compiamo ogni momento in spregio della voce della natura.
Nel cortile della casa dove abitava mia madre, fino a qualche anno fa, c’era un’altissima bellissima palma, tanto bella e alta e folta che era casa di centinaia di uccelli… un concerto festoso la sera quando tornavano al nido, che sembrava riempire tutto il cielo. Finché un giorno… un silenzio di tomba e un grande vuoto… I condomini hanno fatto tagliare la pianta perché, ha spiegato il portiere, il cinguettio degli uccelli disturbava troppo… Che birbanti, quegli uccellini… Ora il cortile tace. E può tranquillamente essere inondato dall’eco del traffico incessante di una delle strade più rumorose della città. Una tristezza infinita…

Ma da qualche parte bisognerà pur ricominciare.
Un architetto dei giardini mi disse, una volta, che per capire, per ricominciare a riprendere il colloquio con la natura, che è poi colloquio con l’Uomo che ne è parte e non nemico, bisognerebbe ritornare a coltivare il proprio giardino. Rimando all’ineffabile Candide…
E se all’inizio un giardino sembra troppo, cominciare da un vaso, da un’aiuola…
Mi viene in mente un racconto di Lauretta Chiarini, che ne scrive di deliziosi, e spesso va nelle scuole a regalare favole ai bambini. La storia di una fata buona: “Il giardino di Brigitta”.

Brigitta… che aveva una casa come tante, ma con un giardino meraviglioso, dove cipressi, querce e grandi faggi proteggevano con la loro ombra fioriture fantastiche. E poi farfalle, e uccelli d’ogni tipo. Insomma, un posto da favola. Da quel giardino arrivava un profumo così intenso che una vicina un giorno chiese di poterlo visitare, perché sicuramente vi era coltivato qualcosa di speciale… E Brigitta: “In effetti… io coltivo la speranza”.
In breve, vi dirò che la vicina andò a trovare Brigitta con la sua nipotina, e si stupì nel leggere le indicazioni accanto a ogni aiuola: “fiore dei diritti dei bambini… fiore della bontà… fiore della pace….

Inutile dirvi che chi non si stupì fu la bambina. I bambini, ci ricorda Lauretta, non si sorprendono delle cose più strane, pronti come sono ad accoglierle nel loro mondo. E nel suo racconto, fu la nipotina della vicina, entusiasta, a proporre di portare quei fiori alla fiera, così la gente ne avrebbe visto i colori, annusato i profumi… Perché coltivare la speranza solo nel proprio giardino?
I giardini. Luoghi privilegiati di fiabe e racconti, un lembo di terra da far fiorire. È un pensiero che stiamo soffocando, ma è tutto da riscoprire, perché è pensiero che ci portiamo dentro, dal tempo del paradiso terrestre, il primo giardino, che appartiene alla fiaba più antica. Anche se poi è arrivato Caino. E ha costruito la prima città…

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