domenica 18 Agosto 2019

Truppe italiane Onu in Libano, Trump le voleva contro l’Iran

Unifil, United Nations Interim Force in Lebanon, la Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano, presenza soprattutto italiana a cui gli Stati Uniti in consiglio di sicurezza hanno provato a cambiare la missione alzandone i rischi, ma per fortuna la Francia ha messo il veto.

Unifil libanese a presenza fortemente italiana, 1.125 militari di casa, il contingente maggiore contro gli 800 francesi e poi il resto sotto quei caschi blu Onu. Forze di garanzia sui confini contesi in varie guerre tra Israele, il Libano e formazioni varie dell’irredentismo arabo.
Missione delicata anche se finora mai cruenta. Sino ad oggi. Hanno provato ad alzare la posta ed i rischi in conto terzi gli Stati Uniti, chiedendo al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di cambiare cambiare la missione: oltre a monitorare il rispetto del cessate il fuoco nel sud del Paese al confine con Israele, contrastare anche il traffico di armi che dall’Iran via Siria giungono alle milizie sciite di Hezbollah. Un favore fortemente chiesto da Gerusalemme.

Per fortuna la Francia, ex potenza mandataria del Libano dai tempi delle colonie, si è opposta alla proposta. Tutti a parlare di pace, ma qualcuno a stuzzicare la guerra. «Chiediamo ai membri del Consiglio di Sicurezza Onu di unirsi a noi nello sforzo per rendere Unifil una missione di peacekeeping più solida, e per contrastare i movimenti terroristici in Libano e nella regione», ci prova l’ambasciatrice americana all’Onu, Nikki Haley, nella riunione a porte chiuse con gli altri rappresentanti dei cinque Paesi del Consiglio di Sicurezza.
«Vogliamo mantenere la missione così com’è», la replica lapidaria Anne Gueguen, vice della Francia alle Nazioni Unite. Preannuncio di veto, e fine dei discorsi. Per cortesia la signora di Parigi spiega ai colleghi Usa che l’Eliseo non vede alcuna ragione per modificare la missione il cui mandato è stato aggiornato dopo la guerra dell’estate del 2006 tra Israele ed Hezbollah.

Mandato che scade a fine agosto e che la Francia, non da sola, vuole riconfermare ma mantenendolo negli attuali limiti. La missione Unifil, che vede al momento schierati 10.500 militari, venne istituita inizialmente nel 1978 per monitorare il ritiro delle truppe israeliane. Obiettivo cambiato nel 2006 dopo il conflitto durato 34 giorni innescato il 12 luglio dall’uccisione di tre soldati israeliani e dalla cattura di altri 2 ad opera di Hezbollah.
Gli Usa vorrebbero imprimere a Unifil un nuovo mandato, più aggressivo nei confronti di Iran e governo siriano alleati di Hezbollah. Un simile ampliamento del mandato metterebbe però a rischio l’esistenza stessa della forza Onu e la sua legittimazione, nonché la sicurezza dei caschi blu schierati nel cuore del territorio controllato da Hezbollah nel sud del Paese dei Cedri, con assetti tattici non certo idonei al combattimento ma solo a perlustrare il territorio e la “Blue Line” che segna il confine con Israele.

L’iniziativa dell’Amministrazione Trump, dichiaratamente ostile all’Iran, ha avuto incassato il plauso di Israele, mandatario scoperto della stessa richiesta statunitense. Non sono note le posizioni italiane, Paese escluso dal Consiglio di sicurezza, ma di ruolo prioritario nella missione stessa.
Se la Francia si è espressa chiaramente al Consiglio di Sicurezza, sostenuta dalla Russia, non espresse le posizioni italiane in una situazione che pure ci riguarda direttamente.
Dunque anche Roma, attraverso la diplomazia ordinaria, a far sentire la sua voce (e a renderla nota al Paese), visto che esprime il contingente europeo numericamente più rilevante e che quindi su di noi ed i nostri militari sarebbero ricaduti i maggiori compiti e rischi di un probabile deterioramento del clima politico, a rinfocolare tensioni sempre latenti in quella parte calda del mondo.

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