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martedì 19 20 Novembre19

Raqqa, stragi sotto le bombe Usa, finale di guerra ma pace lontana

Almeno 167 i civili, di cui 59 minori, morti a partire dal 14 agosto sotto i bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa. I raid in appoggio all’avanzata curda contro l’Isis ma il prezzo più alto lo pagano i civili intrappolati nella città. L’opposizione siriana riferisce di decine di morti causati da aerei russi. Erdogan minaccia una guerra per fermare i referendum per l’indipendenza curda. Le opposizioni siriane e gli opportunismi interni

Sono almeno 167 i civili, di cui 59 minori, morti a partire dal 14 agosto e fino a ieri sotto i bombardamenti della Coalizione internazionale a guida Usa su Raqqa, a sostegno dell’offensiva delle forze a predominanza curda che avanzano nella città siriana per strapparla al controllo dell’Isis. Lo afferma l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus). Secondo la stessa fonte, 27 persone sono state uccise domenica e 42 lunedì.
I comandi militari americani hanno approvato 250 raid aerei solo nell’ultima settimana che si concentrano nei quartieri centrali della città, pieni di civili che non riescono a fuggire per le minacce dei jihadisti e per l’assedio in cui è stretta Raqqa.

Almeno 25 mila civili, avverte l’Onu, si troverebbero ancora nella città, in condizioni terribili, con poca acqua, cibo e medicinali. La stessa sorte degli abitanti di Mosul, costretti prima a subire l’occupazione della loro città da parte dell’Isis e poi a pagare in vite umane il costo della liberazione. Il bilancio delle vittime di Raqqa è destinato ad aggravarsi perché molti dei feriti versano in gravi condizioni.
Un’altra strage di civili, denunciano questa volta gli oppositori anti-Assad, sarebbe avvenuta ieri a Rueidah, del distretto di Ukeirat, dove i cacciabombadieri russi avrebbero ucciso 50 civili in bombardamenti diretti contro le postazioni dell’Isis in quella zona.

Nella Siria che parla di ricostruzione la guerra divampa ancora nel Nord e nell’Est, ma la ‘guerra politioco strategica’ che aveva armato e finanziato i jihadisti, è tutt’altro che finita, denuncia Michele Giorgio su il manifesto. Ieri il leader turco Erdogan, parlando ad Ankara, ha avvertito che ostacolerà qualsiasi tentativo dei curdi di creare un loro Stato nella Siria settentrionale.
«Non permetteremo mai che un cosiddetto Stato Curdo sia stabilito (dalle formazioni curde Pyd e Ypg) nel nord della Siria», ha detto riferendosi alle aree nella regione nordorientale della Siria e in quella dell’Afrin, il cantone lungo la strada par Aleppo.

Uno dei timori a livello internazionale, che Ankara possa lanciare un’offensiva contro i combattenti curdi per cacciarli da Afrin dove, secondo Erdogan, la loro presenza rappresenterebbe una minaccia per la Turchia. Il leader turco ha anche ipotizzato un’operazione congiunta con le forze iraniane presenti in Siria per contrastare in qualche modo i curdi. Intanto, il ministro degli esteri turco Cavusoglu è a Baghdad per discutere del referendum per l’indipendenza che si svolgerà il mese prossimo nel Kurdistan iracheno e che la Turchia vorrebbe impedire. Per Cavusoglu i piani per l’indipendenza curda nei vari frammenti di territori nazionali in cui la popolazione curda è siddivisa, porterebbero a un conflitto devastante.

Ostacoli alla definizione di un accordo politico dopo conflitto, parte delle opposizioni siriane. Tre le formazioni rappresentate. I delegati della cosiddetta ‘piattaforma di Mosca’, più pragmatici. Irriducibili la ‘Piattaforma del Cairo’ e il cosiddetto ‘Alto Comitato per i Negoziati’, finanziati dall’Arabia Saudita, che insistono nella richiesta di una uscita di scena di Assad e della non partecipazione del presidente siriano a qualsiasi processo di transizione politica in Siria. «Dopo anni trascorsi negli hotel europei, arabi e turchi a discutere con i loro sponsor del ‘futuro della Siria’ -ironizza Michele Giorgio-, i rappresentanti dell’opposizione sembrano non aver compreso che il campo di battaglia ha già deciso per loro»

L’esercito siriano ha recuperato il controllo di gran parte del Paese liberandolo dalle formazioni jihadiste e qaediste. Mentre la milizia dell’opposizione ‘moderata’, l’Esercito siriano libero, è svanita nel nulla dopo aver fagocitato i 500 milioni di dollari che gli Stati Uniti di Barack Obama avevano investito nel suo addestramento e armamento. Ai negoziati con i delegati dell’esecutivo siriano, previsti a Ginevra il prossimo ottobre, le tre opposizioni siriane forse andranno con una delegazione unica, come chiede il rappresentante dell’Onu Staffan De Mistura, ma sarà solo forma. Continuare a chiedere, come farà ancora l’Hnc, la destituzione immediata di Assad è oggi chiara velleità. Il tentativo di contare ancora.

Qualche speranza di soluzione a settembre si terrà ad Astana, Kazakistan, al prossimo round dei colloqui siriani mediati da Russia, Iran e Turchia.

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