Come ogni anno, esibizione di forza e provocazione con altrettanto rituale risposta da nord. Solo che quest’anno il ‘war game’ diventa davvero rischioso. Gli eserciti della Corea del Sud e degli Stati Uniti hanno iniziato le manovre militari annuali ‘Freedon Guardian’. 50mila soldati sudcoreani e 17.500 militari statunitensi (3mila sono posizionati al largo della Corea del Sud): circa 7.500 uomini in meno del 2016. La decisione di ridurre il numero di soldati americani non risponde tuttavia alle recenti tensioni con la Corea del Nord. Salvo non essere parte di qualche trattativa segreta in corso.
Le esercitazioni, la maggior simulazione bellica computerizzata del mondo, prevedono quest’anno anche rappresentanti di altri sette paesi -Australia, Canada, Regno Unito, Nuova Zelanda, Olanda, Danimarca e Colombia- del Comando delle Nazioni Unite (che non si capisce bene cosa ci fanno, gli arbitri?) e dureranno fino al 31 agosto. Anche se Seul e Washington sostengono si tratti di manovre di carattere difensivo, in caso di invasione della Corea del Sud da parte del Nord, Pyongyang lo considera un messaggio di guerra e in genere risponde effettuando test missilistici.
Il presidente sudcoreano, Moon Jae-In, invita Pyongyang a “non usarle come una scusa per atti che potrebbero soltanto peggiorare la situazione”. «Questa volta le esercitazioni congiunte servono a testare il sistema di difesa per la popolazione civile, governativa e militare per garantire la sopravvivenza e la sicurezza – ha aggiunto Moon Jae-In – È un esercizio annuale di natura difensiva e non c‘è alcuna intenzione di esacerbare le tensioni militari nella penisola coreana». Le protese contro le operazioni militari arrivano anche dall’interno: manifestanti di fronte all’ambasciata Usa a Seul.
Con lo scudo antimissile THAAD, Seoul si prepara a rispondere alla minaccia nordcoreana. Ma la sua efficacia militare resta legata al supporto dell’alleato americano. Nelle ultime settimane di fronte all’escalation dello scontro politico tra Washington e Pyongyang, molti si sono chiesti quale sia la reale forza militare delle forze armate sudcoreane, considerato che nell’ipotesi dello scoppio di una guerra di tipo convenzionale spetterebbe a Seoul il difficile compito di contrastare nelle fasi immediate una eventuale invasione nordcoreana.
Secondo il think-tank International Institute for Strategic Studies, l’esercito sudcoreano è composto da 11 corpi militari, suddivisi in 52 divisioni, di cui una dozzina lungo la zona demilitarizzata. Forze di terra, 2.400 carri armati, 4.500 pezzi di artiglieria di calibro pesante, circa 600 sistemi d’arma da difesa aerea, un migliaio di missili terra-aria e circa una dozzina di missili a corto raggio.
Le forze aeree sudcoreane contano più di 500 aerei da combattimento e 117 elicotteri d’attacco. La marina comprende invece 39 navi da guerra di superficie, una ventina di sottomarini, 12 navi anfibie, 14 fregate e circa 80 navi da pattuglia e navi da difesa costiera. Nel dicembre del 2016 l’Assemblea Nazionale della Corea del Sud ha approvato un bilancio della difesa per il 2017 pari a circa 40.34 trilioni di won (34 miliardi di dollari), corrispondente a circa il 10% del bilancio globale del paese. Del budget totale, 12.2 trilioni di won sono stati stanziati per la modernizzazione dell’apparato della difesa, incluse le spese per la ricerca e lo sviluppo e gli appalti.
I punti di forza rispetto alla Nord Corea
Anche se in termini di dimensioni numeriche le forze militari della Corea del Sud appaiono inferiori rispetto all’esercito nordcoreano – che possiede oltretutto il vantaggio di possedere una gran quantità di armi biologiche e chimiche – in termini di potenza d’attacco, preparazione del personale ed equipaggiamenti, Seoul risulta notevolmente più avanzata.
Senza dimenticare che la parte più consistente della sua forza militare si avvale del supporto dei circa 37mila soldati statunitensi presenti in territorio sudcoreano. Le unità operative americane in Corea del Sud sono riunite all’interno della Eighth United States Army, che è stata recentemente rilocalizzata presso la base di Camp Humphreys nella città di Pyeongtaek, a sud della capitale Seoul.