martedì 16 luglio 2019

Afghanistan, il gran ritorno Usa

I generali convincono Trump a inviare nuove truppe in Afghanistan. Il presidente Usa dovrebbe dare l’annuncio nella notte tra lunedì e martedì in un discorso in Virginia. Dopo l’allontanamento di Bannon, prevale la linea di rafforzare la presenza statunitense a Kabul con l’invio di 7-9mila uomini

Dalla guerra di secessione di 152 anni fa, lite di casa con ferite ancora aperte e conseguenza politiche potenzialmente dirompenti, per Donald Trump una guerra vera, in corso, di cui occuparsi: la maledizione Afghanistan. I generali convincono Trump a inviare nuove truppe in Afghanistan per non perdere troppo clamorosamente una guerra che dopo 16 anni nessuno si illude più di poter vincere. Il presidente Usa dovrebbe dare l’annuncio nella notte tra lunedì e martedì in un discorso in Virginia. Si parla di rafforzare la presenza Usa di 7-9mila uomini, fonti Usa. L’agenzia stampa russa Sputnik, rilancia la notizia parlando di altri 4mila soldati statunitensi.

Questa notte in Italia, dalla base militare di Fort Myer ad Arlington in Virginia, alle porte di Washington, l’atteso annuncio. Una decisione definita da tutti i principali osservatori politici come una vittoria dei generali, i soli che ormai resistono alla Casa Bianca nella raffica di dimissioni e licenziamenti. Passaggio chiave il licenziamento di Stephen Bannon venerdì scorso. Bannon, definito da Rampini, «Singolare figura di “neofascista isolazionista”», era contrario ad aumentare le truppe americane in Afghanistan e su questo aveva avuto vari scontri con la terna di generali che circondano Trump: McMaster capo del National Security Council, Mattis alla Difesa, Kelly capogabinetto.

Oggi sono presenti in Afghanistan quasi diecimila militari Usa su una presenza Nato di 13.000. Mille gli italiani su cui presto dovremo litigare in casa. A giugno il segretario alla Difesa Mattis aveva convinto Trump ad autorizzare l’invio di altri 4.000 soldati. Ora sembra che il Pentagono voglia mandarne dai 3.000 ai 5.000 in più, quasi raddoppiando la presenza attuale. Il generale Mattis preannuncia “un processo strategico rigoroso”. Strategia complessiva per «AfPak», Afghanistan e Pakistan. Da anni il Pakistan è un santuario di forze integraliste, inclusi i talebani. Osama Bin Laden lì si nascondeva. Pakistan teoricamente alleato degli Stati Uniti, al quale Washington continua a fornire aiuti militari.

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