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domenica 8 Dicembre 2019

Giulio Regeni e la ragion di Stato

Ritorno dell’ambasciatore italiano in Egitto, nonostante le fandonie irricevibili sulla morte di Giulio. Quanto sarà mai credibile ogni altra verità che ci verrà proposta? Le ragioni del nostro riavvicinamento ad al-Sisi, secondo l’Espresso. Per la verità sulla tortura e morte di Regeni, ci vorrà ben altro.

La premessa è doverosa, «Siamo l’Italia, il Paese che negli ultimi cinquant’anni non ha chiarito nessuno dei propri misteri di Stato. Abbiamo seminato dubbi e congetture, riempito 
libri di depistaggi, da Moro a Pasolini, insomma siamo i campioni del bluff».
Severo il direttore de l’Espresso Tommaso Cerno, e lapidaria la copertina di Giuseppe Fadda che l’accompagna. Sintesi critica.
Uno: abbiamo ristabilito piene relazioni diplomatiche con l’Egitto, che cercò di fregarci raccontandoci una fandonia dietro l’altra sulla morte 
di Giulio Regeni, fandonie così strampalate da risultare irricevibile perfino per il Paese 
degli omissis nei processi di Stato.
In più con l’Egitto abbiamo il nostro di segreto di Stato su Abu Omar, sequestrato Cia.
Due: o idealisti o fessi, perché la Farnesina ha sempre voluto che l’ambasciatore tornasse al Cairo.

L’Espresso azzarda una scommessa: «Noi, con il nostro passato, e loro con il comportamento tenuto fin qui, possiamo credere d’ora in avanti che qualsiasi cosa emerga, come ne emergono ogni giorno, sia la verità?». Palazzo Chigi dice di sì, e noi diciamo ‘speriamo’ senza però crederci.
Come è cambiata la politica del governo nei confronti dell’Egitto e la riapertura del dialogo diplomatico con Al-Sisi con il ritorno dell’ambasciatore italiano al Cairo.
La necessità di trovare un accordo per arginare il flusso dei migranti e che riporta in primo piano la distanza tra battaglie ideali, come quella per la ricerca della verità sull’assassinio del ricercatore Regeni, e la realpolitik degli interessi di Stato.

Per Massimo Cacciari, ad esempio, il cedimento dell’Italia al regime di al-Sisi non è affatto ‘realpolitik’ ma il suo contrario, «Una abdicazione a capire il reale e a plasmarlo. Una resa alla decadenza».
Lapidario Mattia Toaldo con la sua cronaca che parte dalla Libia. I due governi di quel Paese lacerato, e il ruolo del Cairo in Libia. «Così, nel tentativo di ridurre le partenze, l’Italia ha rinunciato alla verità sull’omicidio».
Per essere ancora più chiari e sempre sulla Libia: ci siamo accordati con il debole Sarraj ma non bastava. «Serviva anche il placet di Haftar, quindi del suo sponsor Egitto».

Jean-Pierre Filiu, un professore francese di studi mediorientali e arabo, è il più severo di tutti, lui che il suo popolo d’origine capisce bene: «L’Italia non avrà niente in cambio del suo cedimento. Perché ora è vista come un Paese debole e privo di autorevolezza».
Altro fonte internazionale, affrontato da Davide Lerner, il silenzio assordante di Cambridge.
Una torbida vicenda che ora l’Egitto, rassegna stampa e narrazione interna di Brahim Maarad, celebra giustamente come una loro importante vittoria diplomatica, dichiarando di fatto chiusa la ‘vicenda Regeni’, salvo piccoli dettagli da poliziotti e magistrati.

Tutti gli affari con il generale

Ma i problemi veri dietro la scelta italiana di cedere sul fronte di giustizia Regeni per interessi di Stato, sono ben altri.
Prima e dopo l’assassinio di Giulio Regeni, ad esempio, l’Italia ha continuato a vendere all’Egitto armi e munizioni per un valore superiore ad un milione di euro, e questo nonostante diverse risoluzioni europee contrarie.
Ad aprile 2016 l’Egitto ha ricevuto dall’Italia 2450 kg di armi e munizioni per un valore totale di oltre un milione di euro. A ciò si aggiunge il finanziamento italiano alle missioni militari 2017 tra cui quella in Egitto: costo complessivo 3,9 milioni.

Ben 130 le aziende italiane presenti nel Paese. La parte del leone la fa l’ENI in Egitto da 50 anni. Investimento complessivo per il mega giacimento di gas, in mezzo al Mediterraneo, scoperto di recente, supera i 7 miliardi di dollari.
Con un potenziale di 850 miliardi di metricubi di gas il giacimento di Zohr, non solo sarà in grado di soddisfare la quasi totalità della domanda interna di gas naturale per i prossimi decenni, ma consentirà all’Egitto di tornare ad essere un esportatore di energia.

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