Presidenza Trump chi tocca muore, via l’ultradestro Bannon

Sette mesi soltanto ed è ecatombe
La Casa Bianca di Trump, terra di trincea, con già tante vittime attorno.
Salta un’altra testa alla Casa Bianca, tra le più prestigiose ma anche la più controversa. A lasciare lo staff presidenziale è Stephen Bannon, l’uomo più chiaramente legato agli ambienti dell’estrema destra, accusato dia più parti di razzismo e di suprematismo.
Il nuovo rimpasto – l’ultimo di una lunga serie – viene considerato dagli analisti come il prezzo politico che Donald Trump paga per il disastro di Charlottesville, con le violenze dei suprematisti bianchi e neonazisti sono state trattate con indulgenza e perfino comprensione dallo stesso presidente. Gli ‘opposti estremismi’ in salsa Usa con reazioni indignate, non solo a sinistra ma dentro il partito repubblicano e nell’establishment.

Da lupo ad ‘agnello sacrificale’
Bannon, personaggio oggettivamente detestabile, diventa ‘agnello sacrificale’ dell’improntitudine del suo improvvido e infedele leader. Le sue dimissioni a sorpresa, le ultime di una lunga successione, che Trump ha deciso di offrire in pasto all’opinione pubblica e al suo partito per spegnere un incendio che lui stesso ha appiccato.
Da Bannon, che è fascista mo non stupido, un commento amaro: «La presidenza Trump per cui abbiamo lottato, e vinto, è finita». In una intervista concessa al Weekly Standard anche un accenno di avvertimento: «Abbiamo ancora un enorme movimento e faremo qualcosa di questa presidenza Trump. Ma quella presidenza è finita. Sarà qualcos’altro».
Bannon infine conferma il suo ritorno alla guida del sito di destra Breitbart, tra suprematisti e KKK attorno.

Detestabile Bannon creatore di Fake News
Ex direttore del sito di estrema destra Breitbart specializzato in fake news, era considerato uno degli strateghi della campagna elettorale di Trump. Già aveva storcere il naso la decisione del presidente di inserirlo nel National Security Council, la cabina di regìa della politica estera e militare. Quando Trump dovette cacciare dalla guida del Nsc il generale Michael Flynn, in odore di Russiagate, e sostituirlo con il generale McMaster, quest’ultimo chiese e ottenne la rimozione di Bannon da quell’organismo.
Tuttavia Bannon è rimasto a pochi metri dallo Studio Ovale, spesso inserito nelle delegazioni di alto livello e nei viaggi all’estero di Trump. Ironia, che Bannon sia servito per un tentativo di copertura ‘a sinistra’ del presidente, sulla graticola per troppa destra, dopo aver equiparato i razzisti del Ku Klux Klan a quelli che manifestavano contro.

Casa Bianca alla deriva spaventa i mercati
«Bisogna spingere la presidenza Trump oltre il burrone, lasciare che si autodivori o collaborare con questo presidente per salvare l’America?», si chiede Vittorio Zucconi da New York. Intanto il mondo scopre che Donald Trump spaventa i mercati. Wall Street reduce dal peggior tonfo degli ultimi tre mesi e che si avvia a chiudere la settimana recuperando in parte le perdite solo grazie alle voci poi confermate del siluramento di Steve Bannon. Il preside
La paura dei mercati è legata soprattutto ad un possibile addio di Gary Cohn, l’ex di Goldman Sachs oggi consigliere economico della Casa Bianca. Un’ipotesi che gli operatori di mercato temono perché sarebbe la fine dell’agenda economica di Trump: dal taglio delle tasse alla deregulation passando per il rilancio delle infrastrutture. Una ricetta che aveva galvanizzato Wall Street, ora alle prese con la ‘bolla’ Trump.

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