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mercoledì 16 Ottobre 2019

Jihadisti di Spagna

Attentato sconvolgente ma non imprevedibile, scrive sul Sole 24 ore Alberto Negri, ripercorrendo storia antica e cronache recenti. Da Isabella di Castiglia, un nome tra tutti, e un bel po’ di conti aperti (non solo dal mondo ebraico) rispetto ad una troppo spesso dimenticato integralismo cattolico passato non troppi secoli fa attraverso le torture dell’Inquisizione.

Attentato non imprevedibile

In Spagna, dopo gli attentati alla stazione di Madrid del marzo 2004 in cui rimasero uccise quasi 200 persone e 2.000 feriti, sono stati arrestati ben 636 presunti jihadisti. Alberto Negri, reporter di lungo corso e memoria attenta de il Sole 24ore, fornisce i dettagli.
Uno studio dell’Instituto Elcano ha rilevato che dei 150 jihadisti arrestati in Spagna negli ultimi quattro anni, 124 erano collegati allo Stato islamico e 26 ad al-Qaida.

Dalla cronaca alla Storia
Cosa significa la penisola iberica nell’immaginario del mondo musulmano su cui puntano le organizzazioni terroristiche di matrice islamica?
Al-Andalus, nome che gli arabi hanno dato a quei territori di Spagna, Portogallo e Francia occupati dai conquistatori musulmani, i Mori, dal 711 al 1492.
‘Molti musulmani credono che i territori islamici perduti durante la riconquista cristiana della Spagna appartengano ancora al regno dell’Islam e i più radicali sostengono che la legge islamica dia loro il diritto di ristabilirvi la dominazione musulmana’, ci ricorda Negri.

Isis come le Br, avverte prima
«Riconquisteremo Al Andalus, col volere di Allah. O carissimo al-Andalus! Pensavi che ti avessimo dimenticato ma quale musulmano potrebbe dimenticare Cordoba e Toledo», si afferma in un video dello Stato islamico.
In un opuscolo dello Stato islamico si legge che dalla creazione dell’Inquisizione spagnola nel 1478, la Spagna «ha fatto di tutto per distruggere il Corano». Poi ricorda che la Spagna ha torturato i musulmani e li ha bruciati vivi. Pertanto, secondo i jihadisti, «la Spagna è uno Stato criminale che usurpa la nostra terra». Il testo esorta esplicitamente i militanti al terrorismo e a «perlustrare rotte aeree e ferroviarie per compiere attentati».

Intelligence distratta
Recenti arresti in Spagna di jihadisti di origine marocchina, una cellula dell’Isis che agiva tra Palma di Maiorca, Madrid, la Gran Bretagna e la Germania, avevano preavvertito. Uno degli arrestati di Barcellona, veniamo a sapere, si era recato in varie occasioni a Palma di Maiorca per avviare -questa l’ipotesi investigativa- la struttura terroristica che avrebbe dovuto seminare il terrore nell’isola delle Baleari.
Tre dei membri della cellula risultano tra gli attori di un video di propaganda, pubblicato su un canale con oltre 12mila sottoscrittori. In primavera proprio a Barcellona erano stati arrestati alcuni jihadisti marocchini che erano presenti il 22 marzo 2016 a Bruxelles, nel giorno del duplice attentato dell’Isis all’aeroporto Zaventem e alla metro.

Spagna troppo ‘americana’
La Spagna è considerata dai gruppi jihadisti uno degli alleati chiave degli americani nella lotta al terrorismo. Truppe spagnole in Iraq e in Libano, Madrid ha il fronte più vulnerabile nel Maghreb per la vicinanza geografica al Marocco e le enclave di Ceuta e Melilla, proprio nel territorio del regno alauita.
Alterno Negri attento ai dettagli: «Le statistiche sono abbastanza esplicite: quasi oltre il 45% di tutti i jihadisti arrestati in Spagna è nato in Marocco, il 39% in Spagna e solo il 15% in altri Paesi. Consapevole della centralità della lotta al terrorismo il governo spagnolo nel 2014 ha persino avviato un’applicazione per smartphone, AlertCops, per coinvolgere i cittadini nella segnalazione alla polizia di sospetti jihadisti».

Caccia al jihadista o caccia alla streghe?
Restano, evidenti, tutte le difficoltà per i servizi di sicurezza non solo spagnoli di prevenire un attacco terroristico da parte di piccole cellule o di “lupi solitari”, armati di coltelli e auto a noleggio , come hanno tragicamente dimostrato gli attentati di Parigi, Londra, Manchester, Nizza, Colonia, Berlino, Stoccolma.
La Spagna, scrive El Pais, ha più di 1000 potenziali integralisti sorvegliati, 250 sotto inchiesta, e almeno 500 persone intercettate, eppure il terrore insanguina Barcellona, su quella Rambla, lunga più di un chilometro, che collega Plaça de Catalunya al vecchio porto.
«Rambla, un nome che deriva proprio dall’arabo e che in queste ore segna un tragico destino», ancora Negri.
Ramla, in arabo ‘arenile’, quasi ultima spiaggia.

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