Privacy Policy Tra Regeni e l'Egitto, «L'alternativa del diavolo» -
sabato 14 Dicembre 2019

Tra Regeni e l’Egitto, «L’alternativa del diavolo»

Si chiariscono le condizioni per il rientro al Cairo dell’ambasciatore italiano e i retroscena: un investigatore affiancherà l’ambasciatore. Nella lettera di incarico della Farnesina, le indicazioni a cui Cantini dovrà attenersi. Fonti del ministero: «L’assenza di un nostro rappresentante ormai era una pistola scarica». Ambasciatore sì, ambasciatore no per favorire la verità, «L’alternativa del diavolo».

Nessuna verità sconvolgente e incontrastabile dagli Stati Uniti sui colpevoli dei servizi segreti egiziani nelle torture e nella morte di Giulio Regeni. Palazzo Chigi smentisce il New York Times o le fonti Usa alla base delle sue rivelazioni, ma assieme cerca di mettere una toppa al pasticcio del ritorno dell’ambasciatore italiano in Egitto seminascosto dalle calure ferragostane. Il zitti zitti di ieri e, a caso ormai esploso, il dire molto, anche troppo, oggi.

Primo, la smentita
«Non c’è nessun mistero, né c’è stato alcun occultamento della verità – dice una fonte qualificata del ministero degli Esteri – il governo ricevette un’indicazione chiara rispetto alle responsabilità, ma assolutamente generica sui nomi e sugli apparati egiziani direttamente coinvolti».
Che il povero Giulio Regeni non fosso morto per mano di criminali comuni era evidente come lo erano i sospetti sugli apparati della Stato egiziano coinvolti. Ma dal saperlo per fonti e valutazioni di intelligence al dimostralo giudiziariamente ci passa di mezzo il mare.

La pistola scarica
«A distanza ormai di più di un anno l’assenza del nostro ambasciatore -fonte Farnesina- non era più strumento di pressione ma era diventato il suo opposto. Una pistola scarica». Pistola scarica in uno scenario Mediorientale completamente cambiato. Al Sisi accolto alla Casa Bianca e l’Egitto che oggi conta su una forte sponda dell’amministrazione americana. «Un rinnovato rapporto con Francia e Inghilterra e una forte alleanza con i sauditi, per non parlare della nuova attenzione mostrata dalla Russia», ricordano Carlo Bonini e Giuliano Foschini su Repubblica. Insomma, dice la Farnesina, il nostro isolamento rischiava, se prolungato, di provocare danni.

L’alternativa del diavolo
Quesito chiave ieri e oggi. «Che verità ci si può aspettare dalla collaborazione con un regime i cui apparati -e non servivano gli americani a dircelo- si sono resi responsabili del sequestro, la tortura e l’omicidio di un cittadino italiano?». Quesito malizioso con replica opposta: «Qualcuno ritiene oggi che il regime si convincerà a consegnare i responsabili dello scempio di Giulio dopo questo ritorno alla normalità delle relazioni diplomatiche?». Una mossa al buio, una scommessa. «Chiamatela pure l’alternativa del diavolo -fonte anonima più da servizi segreti che da Farnesina, questa volta- Chiudere ogni tipo di comunicazione con il Cairo scegliendo di non mandare l’ambasciatore, avrebbe significato rinunciare anche a una minima speranza di venire a capo del responsabile del suo omicidio».

L’ambasciatore e lo sbirro
‘Mission impossible’, o quasi per il neo ambasciatore. Lo dimostrerebbe la lettera di incarico che svela Repubblica. Un intero capitolo sarebbe dedicato al caso Regeni. E l’ambasciatore Cantini arriverà in Egitto ‘affiancato’. «Una figura specifica che gestirà la cooperazione giudiziaria e investigativa con la procura generale del Cairo. Non è ancora stato deciso se si tratterà di un magistrato o di un ufficiale di polizia giudiziaria». Viene confermato dal governo il blocco di ogni fornitura gratuita di materiale bellico al regime di Al Sisi (a pagamento si?). Resta congelato sine die -si legge ancora dalla lettera di incarico- il business council italo-egiziano, il via vai a caccia di affari. Cosucce, a recuperare il giorno dopo il danno dell’improvvida gestione di una scelta sottovalutata.

La memoria
Infine -ultima giustificazione dalla fonte della Farnesina- il capitolo della ‘memoria’.
Sarà intitolata al ricercatore italiano la futura università italo- egiziana e l’auditorium dell’istituto di cultura. Il 25 gennaio, data della scomparsa di Giulio, sarà istituito il giorno della memoria in tutte le nostre sedi istituzionali in Egitto. Una sensibilità che appare oggi quantomeno sospettabile di opportunismo.
Ma non potevate dirlo prima e dirlo bene, proponendo la decisioni comunque complesse e difficili prese dal governo, e spiegare le ragioni delle scelte fatte senza la furberia suicida -così è apparsa a tutti- del colpo di mano ferragostano?
Qualcuno da quelle parti non conosce il suo mestiere.

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