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sabato 18 Gennaio 2020

Corea, la guerra (forse) evitata

Tolta la parola ai due ingombranti antagonisti, il buon senso torna a prevalere sulle provocazioni. Kim frena, Trump tace, e da Seul, l’altra trincea bersaglio coreana, la proposta di rilanciare il dialogo con Pyongyang se ci sarà una moratoria, uno stop ai test missilistici e nucleari.
Il presidente della Corea del Sud Moon: ‘Dagli Usa l’impegno ad azioni militari solo col nostro consenso’. Speriamo sia vero.

Chi può contribuire a fermare un ingranaggio bellico?
Se lo chiede Pierre Haski, dell’Obs Francia, su Internazionale. Attesa risposta urgente nel caso della Corea del Nord, ma anche più in generale in un mondo privo di istituzioni di governo internazionali, collegiali ed efficaci. Nazioni Unite ai margini, cercasi mediatore credibile.

Ci prova la Corea del Sud
Il presidente sudcoreano Moon Jae-in «Prenderà in considerazione l’invio di un inviato speciale a Pyongyang se il Nord metterà fine alle sue provocazioni». Messaggio trasmesso dalle tv di Seul, in occasione dei primi 100 giorni di insediamento alla presidenza, Moon ha spiegato che il dialogo intercoreano può esserci solo se finiscono test nucleari e missilistici. Ì
«Nessuna guerra sulla penisola», ha poi ribadito il presidente, ricordando l’impegno Usa a non prendere alcuna azione militare senza il consenso di Seul. Messaggio al nord ma anche oltre oceano.

Dal nord, insolito moderatismo
Il leader dell’altra Corea, Kim Jong-un, con la voglia di sorprendere, afferma che prima di lanciare missili verso Guam aspetterà «Un altro folle e stupido comportamento degli yankee», riporta l’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana Kcna citata dai media internazionali.
«Per disinnescare le tensioni e prevenire il pericoloso conflitto militare nella penisola coreana – afferma Kim, citato dalla Kcna – è necessario che gli Stati Uniti facciano innanzitutto scelte adeguate e le traducano in azioni, in quanto hanno compiuto una provocazione con l’introduzione di enormi attrezzature strategiche nucleari in prossimità della penisola».

Non tutti i torti da una sola parte
Il giovane leader sovrappeso non pare avere poi tutti i torti, letto il mondo dal suo punto di vista.
Dopo le minacce e le provocazioni accenni di buon senso, ma per arrivare dove? Moratoria sugli esperimenti nucleari e missilistici, in un equilibrio precario di timori contrapposti: la vita del regime e la sua, del Kim, nell’armamento atomico come solo deterrente per non fare la fine di Saddam o di Gheddafi.
Per gli Stati Uniti, la inaccettabile minaccia di missili spinti da razzi troppo potenti e di bombe atomiche troppo miniaturizzate a portata di missile intercontinentale.

Sorprese e conti in tasca
Da fonti cinesi -mediatori silenzi ma reali- scopriamo intanto cose inattese. L’economia della Corea del Nord, Paese indicato come sull’orlo della fame, si sta dimostrando un miracolo in miniatura. Nonostante l’isolamento internazionale e le tensioni geopolitiche, nel 2016 il PIL è cresciuto del 3,9%, il miglior risultato del Paese nel nuovo millennio. E scopriamo che il dittatore nordcoreano sta intraprendendo riforme economiche ad immagine e somiglianza di quelle cinese. Rischio fame? I lavoratori nordcoreani guadagnano attivamente all’estero e il grande business, soprattutto sotto la copertura di imprese di proprietà statale, sta espandendo la sua influenza.
L’economia della Corea del Nord è cresciuta di quasi il 4% nel 2016 (agenzia stampa Sputnik), mentre l’aumento delle spese militari sembra avere avuto un impatto positivo sulla dinamica dell’economia di Pyongyang.

Tra scoperta e malizia, Sputnik
«La riunificazione delle due Coree costerebbe 10 trilioni di dollari». Lo scrive l’agenzia russa Sputnik, citando un professore sempre russo, Leonid Petrov, ma ‘invitato’ al College of Asia and Pacific Region presso l’Australian National University. I calcoli sono basati su quanto sia costata la riunificazione della Germania dell’Est alla Germania Occidentale. Ci sono voluti circa due trilioni di euro per due decenni. Se la riunificazione tra Nord e Sud della Corea sarà pacifica, allora è molto probabile che verrebbero spesi tre trilioni di dollari solo per portare il livello di benessere nel nord a quello del sud. Naturalmente, questo peserebbe sulle spalle dei contribuenti sudcoreani. La popolazione della Corea del Nord è pari alla metà della popolazione della Corea del Sud. Il livello di istruzione e formazione nel Nord è molto inferiore a quello del Sud.

10 trilioni di dollari da investire nella pace
La Germania orientale era conosciuta come uno dei paesi più ricchi del blocco comunista, mentre la Corea del Nord era il paese più povero dell’ex blocco comunista. Questa e molte altre diversità oltre all’ipotesi ancora lontana di una riunificazione strategicamente oggi improponibile. Ancora troppe tensioni nell’aria, e vecchi di dieci anni ormai, gli incontro-confronti tra le due Corea (progetto ‘calore solare’) sullo sviluppo delle strutture portuali della penisola coreana, ferrovie, strade, e la possibilità di estendere le linee elettriche della Russia e della ferrovie cinesi e della Transiberiana alla penisola coreana. Purtroppo questo progetto politico di dialogo è finito nel 2008. Relazioni commerciali terminate, zone di cooperazione chiuse, le famiglie divise dalla guerra di Corea, senza possibilità di incontrarsi.

Rischi militari e speranze diplomatiche
Il governo nordcoreano, lo vendiamo ogni giorno da tempo ormai, sta ora cercando di affidarsi alle proprie forze militari, alle sue armi nucleari e ai sistemi missilistici. Ma tutto questo, rileva lo studioso dall’Australian National University, mette in dubbio le reazioni della Cina in caso di un attacco contro Pyongyang. «Se la Corea del Nord dovesse provocare un attacco, o un attacco preventivo da parte degli Stati Uniti sugli impianti in Corea del Nord, la Cina potrebbe non intervenire. E questo rende la Corea del Nord ancora più nervosa». Sappiamo che Corea del Sud e Stati Uniti conducono esercitazioni militari a sud della zona demilitarizzata due volte all’anno, a marzo e agosto centinaia di migliaia di militari, missili armi nucleari, e bombardieri. Ma per il professor Pavlov, «Non credo che la Corea del Nord voglia vedere un armageddon nella penisola coreana. Credo che la diplomazia possa prevalere».

Lui non crede e noi speriamo.
Con pensierino su quei 10 trilioni di dollari che sarebbero un milione di bilioni per la pace. Numeri impossibili persino da scrivere oltre che da pensare. Ma negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone in genere i trilioni equivalgono a 1000 miliardi. Quindi, tradotta in numeri, l’ipotetica riunificazione coreana costerebbe 10.000.000.000.000 di dollari. Certamente meno di una guerra nucleare

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