lunedì 21 agosto 2017

Msf sospende l’attività davanti alla Libia

Medecins sans frontieres sospende l’attività di soccorso nel Mediterraneo. Lo fa parzialmente denunciando la decisione della Libia di istituire una sua zona esclusiva di soccorso in mare Sar, limitando l’accesso delle Ong in acque internazionali, e un “rischio sicurezza dovuto a minacce della guardia costiera libica”. Sarà dunque fermata la nave Prudence, mentre l’équipe medica di Msf continuerà a fornire supporto a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranee.

Che una nuova la tempesta nel mediterraneo si stesse avvicinando, lo si poteva capire dalla notizia dell’11 agosto proveniente da Tripoli. Le autorità libiche infatti avevano fatto sapere di aver istituito una propria zona di ricerca e soccorso (SAR) e soprattutto che avrebbero impedito l’accesso al largo delle coste libiche alle navi umanitarie. Il paradosso è stato che immediatamente il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo (Mrcc) di Roma ha avvertito urgentemente Medici senza Frontiere avvertendoli dei rischi di sicurezza insiti nelle dichiarazioni libiche.

MsF ha così deciso di sospendere le sue attività in zona SAR, anche se temporaneamente. La decisione riguarda la nave Prudence mentre l’equipe medica continua a lavorare sull’Aquarius di SOS Mediterranee in acque internazionali. Il presidente di MSF Italia Loris De Filippi ha spiegato che «se queste dichiarazioni verranno confermate e gli ordini attuati, vediamo due gravi conseguenze: ci saranno più morti in mare e più persone intrappolate in Libia. Se le navi umanitarie vengono spinte fuori dal Mediterraneo, ci saranno meno navi pronte a soccorrere le persone prima che anneghino. Chi non annegherà verrà intercettato e riportato in Libia, che sappiamo essere un luogo di assenza di legalità, detenzione arbitraria e violenza estrema».

De Filippi non ha mancato di far notare che «queste dichiarazioni giungono appena una settimana dopo l’annuncio del dispiegamento di navi militari italiane all’interno delle acque libiche, per aumentare la capacità delle guardie costiere libiche di intercettare migranti e rifugiati e riportarli in Libia. Per la Ong «i recenti sviluppi rappresentano un altro preoccupante tassello di un ambiente sempre più ostile per le operazioni salvavita di soccorso. Gli stati europei e le autorità libiche stanno attuando congiuntamente un blocco alla possibilità delle persone di cercare sicurezza. È un attacco inaccettabile alla vita e alla dignità delle persone».
A questo punto si tratta di capire se, al di là delle dichiarazioni, la Libia darà seguito alle sue minacce oppure si atterrà all’obbligo internazionale di soccorrere imbarcazioni in difficoltà senza impedire alle navi Ong di svolgere il proprio lavoro e soprattutto senza operare forme di violenza o pressione. Importante è anche la richiesta di MSF di autorizzare «le attività di soccorso senza impedimenti e restando incolumi, e che né le autorità libiche né quelle italiane interferiranno con il diritto legalmente garantito di sbarcare le persone in un porto sicuro».

La chiosa finale ad una decisione che sembra acuire ancor di più lo scontro sulla questione dei soccorso con lo stato italiano oltre che con quello libico, è giunta da De le Vingne, direttore delle operazioni di Msf. «MSF rifiuta di essere cooptata in un sistema che mira, a qualunque costo, a impedire alle persone di cercare sicurezza. Chiediamo alle autorità europee e italiane di smettere di attuare strategie letali di contenimento che intrappolano le persone in un paese in guerra, senza nessuna considerazione dei loro bisogni di protezione e assistenza. Servono urgentemente delle vie sicure e legali per migranti e rifugiati, per ridurre inutili sofferenze e morti».

Eppure sul fronte del confronto sul codice di condotta per le ong, non siglato da MSF, si era registrata una schiarita con la firma apposta da SOS Mediterranee che, come visto, lavora in tandem proprio con i Medici di Medicine Sans Frontieres. Infatti grazie al lavoro di mediazione della co-fondatrice e Vice-presidente di SOS Mediterranee International, Sophie Beau, il codice è stato sostanzialmente cambiato su quattro punti fondamentali. Ora, secondo le modifiche introdotte, il Codice di Condotta non è legalmente vincolante e prevalgono le regolamentazioni e le leggi nazionali ed internazionali.

Il Codice di Condotta non menziona il portare armi. SOS Mediterranee non si impegna dunque a ricevere uomini armati a bordo della sua nave, fatto salvo in caso di mandato rilasciato nell’ambito del diritto nazionale o internazionale. Nel caso in cui ufficiali di polizia siano ricevuti a bordo della nave di ricerca e soccorso questi non interferiranno con la missione umanitaria di salvare e proteggere vite. Il Codice di Condotta non limita i trasbordi dei sopravvissuti ad altre navi, quando coordinati dal MRCC di Roma.

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