lunedì 21 agosto 2017

Kenya: scontri dopo la rielezione del presidente

Scontri dopo la elezione contestata di Uhuru Kenyatta. Decine di morti certi. L’opposizione: “Cento vittime”. Fra di loro una ragazzina di 9 anni. Gli oppositori contestano i risultati elettorali e denunciano brogli.
Dieci anni fa, altre elezioni, scontri tribali con più di 1000 morti.

 

Uhuru Kenyatta è stato proclamato vincitore per un secondo mandato nelle elezioni presidenziali di martedì, ha stabilito ieri sera la Commissione elettorale, e subito nel Paese è esplosa la rivolta. Il leader dell’opposizione, ufficialmente sconfitto, Raila Odinga, non riconosce l’esito delle urne, dichiarandolo nullo, compromesso da brogli.
Almeno dieci le persone morte durante gli scontri che da ieri notte continuano in diverse parti del Paese e si teme che il bilancio possa essere molto più alto. Fra le vittime anche una bimba di nove anni. A denunciarne la morte il padre secondo il quale la figlia sarebbe rimasta uccisa da una pallottola vagante, stamane, durante gli scontri tra polizia e sostenitori dell’opposizione.

La polizia di Kisumu ha tagliato l’accesso al centro della città e nello slum di Kibera, mentre nella capitale, le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni contro i manifestanti. Le proteste stanno portando anche a saccheggi di abitazioni e aziende. “Ci sono negozi di Kikuyu (tribù a cui appartiene il presidente Uhuru Kenyatta) bruciati e saccheggiati”.
Medici Senza Frontiere attraverso il suo account Twitter segnala 19 feriti da ieri sera nel quartiere di Mathare (Nairobi). Ma l’opposizione parla del decesso di “un centinaio di persone innocenti”. Fonti mediche e di polizia hanno riferito dei decessi, in un clima che ricorda quello del 2008, quando gli scontri violenti tra vittoriosi e perdenti, anche allora lo sconfitto era Raila Odinga, portò a un bagno di sangue con centinaia di morti.

‘Corrotti, incapaci, violenti’

Sono in molti, dalle Ong ai vescovi cattolici, a temere che anche questa tornata elettorale sia macchiata dal sangue, dalla manipolazione etnica e dal ricorso allo squadrismo violento attraverso il reclutamento di giovani disoccupati. Uhuru Kenyatta, presidente uscente, si ripresenta al fianco del suo vice William Ruto.
Entrambi, presidente rieletto e concorrente apparentemente bocciato, sono stati perseguiti dalla Corte penale internazionale per le loro ‘presunta’ implicazione nelle violenze elettorali del 2007-2008. Violenze politico-etniche. Kenyatta, figlio del padre della patria Jomo, ancora una volta contro Raila Odinga.

Durissime le accuse lanciate dai vescovi cattolici, attraverso una nota riportata dall’Agenzia Fides, ai politici del Kenya, che vengono definiti: “corrotti”, “incapaci”, “violenti” e vengono accusati di “comprare voti”. I prelati keniani erano già preoccupati per il clima di tensione nel quale si erano svolte le primarie, temendo il peggio con il voto.
«L’incapacità dimostrata dalla maggior parte dei partiti politici – scrivevano i vescovi in una nota – di condurre elezioni primarie pulite e trasparenti, dimostra la fragilità del sistema politico».
Nella mente di tutti le violenza e i morti che hanno caratterizzato il post elezioni di 10 anni fa. Più di 1000 morti in quel 2007, e centinaia di migliaia le persone costrette a lasciare le proprie case. Tensioni e timori condivisi dagli investitori internazionali e dai turisti stranieri che stanno disertando il Kenya.

Tribalismo e corruzione minacciano la pace, denunciavano alla vigilia nel voto i missionari cattolici. «La corruzione ruba risorse pubbliche necessarie per sollevare dall’indigenza milioni di keniani che languono nella povertà assoluta, mentre pochissime persone, che hanno accumulato ricchezze immense, godono della loro vita come se i poveri non esistessero», denunciava monsignor Cornelius Korir. Il Kenya, deve inoltre far fronte all’emergenza siccità che ha colpito 49 contee del paese, dove sono rimasti solo anziani, donne e bambini a cui manca tutto.
«Negli ultimi quattro anni – denunciavano le Ong in un loro rapporto- l’amministrazione del presidente Kenyatta ha mostrato un’ostilità aperta nei confronti dei difensori dei diritti dell’uomo, considerati come dei nemici dello Stato, al servizio di interessi stranieri per destabilizzare il paese».

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