lunedì 21 agosto 2017

Comando US Army in Corea si sposta a sud

Sarà per caso o forse no. L’esercito americano, dopo 30 anni da che se ne parla, riesce solo adesso a spostare le sue forze, di stanza a Seul, fuori dalla capitale e dal raggio d’azione più diretto dell’artiglieria nordcoreana. Strano vero che accada proprio adesso?

Il cuore militare dell’attuale Corea del Sud è da sempre a Yongsan, area di Seul, destino segnato dall’essere stata la base principale dell’esercito imperiale giapponese durante l’occupazione della penisola coreana. Yongsan si trova a soli 50 chilometri dalla zona demilitarizzata che separa le due Coree. Una prima linea scomoda, quando al posto dei giapponesi sono arrivati i militari Made in Usa.
I governi sudcoreani e americani avevano iniziato a discutere del trasferimento della base nel 1987, racconta su Analisi Difesa Elvio Rotondo, ma problemi politici e finanziari avevano rallentato il processo. 10 anni fa la scelta di Pyeongtaek, cittadina rurale a 65 chilometri a sud di Seoul, molto più lontani dalla prima linea col Nord sempre più arrabbiato. Proteste tra la popolazione per quegli scomodi vicini di casa, ma a nulla sono servite.

Base Usa a Seoul Yonsan

Coincidenze sospette
Il mese scorso, l’8a Armata avrebbe spostato la propria sede con circa 25.000 persone, compresi i membri delle famiglie dei militari e contractors. Ci sono edifici residenziali, campi sportivi, parchi giochi, un parco acquatico e un campo da golf a 18 buche con le case dei generali che si affacciano sui campi verdi. A partire dal mese di agosto, nella nuova base ci saranno due scuole elementari, una scuola media e una scuola media superiore. Un nuovo ospedale militare da 68 posti, che sostituisce quello di Yongsan, è ormai prossimo al completamento.
Tutto ciò in aggiunta ai campi di volo, alle aree di addestramento per carri armati e ai poligoni di tiro. Una volta terminata, la base (3.454 acri) sarà in grado di ospitare esattamente 1.111 famiglie e un totale di circa 45.500 persone.

Miliardi dollari
Finora, la base sarebbe costata 11 miliardi di dollari e finalmente comincia a prendere forma il progetto che i pianificatori militari avevano previsto decenni fa, avendo già allora a che fare con la famiglia dei Kim, su al nord. Quel nord che resta vigilato speciale per una brigata dell’esercito americano, che rimarrebbe di stanza a Camp Casey, proprio vicino alla Zona demilitarizzata. Spendi tu che spendo anch’io, le autorità locali, ci raccontano, hanno costruito una stazione ferroviaria di 13 milioni di dollari, un nuovo ponte per l‘autostrada a quattro corsie e hanno investito 55 milioni di dollari in una nuova sottostazione per fornire energia alla base. Insomma, ipotesi guerra grosso business, fin che non distrugge tutto.
E’ nota a tutti i contendenti, L’enorme quantità di artiglierie convenzionali che il regime di Kim ha allineate sul confine che potrebbero causare danni significativi a Seul in poco tempo. Ed è questa, secondo molti analisti, la preoccupazione avrebbe impedito agli americani di lanciare un attacco preventivo sulle strutture nucleari della Corea del Nord.

Camp Humphreys

Basi USA in Corea
La nuova sede di Camp Humphreys è fuori gittata dei lanciatori multipli di Pyongyang. Secondo quanto riportava lo scorso anno la rivista Americana ‘Star and Stripe’ la decisione di spostare le truppe più vicine alle installazioni aeree e marittime nel sud è dovuta in parte alla nuova teoria militare che ha scelto di affidarsi meno alle truppe di frontiera e più su forze aeree e sistemi di combattimento ad alta tecnologia con piccole e agili forze terrestri. Le continue provocazioni della Corea del Nord hanno portato anche a ripetuti ritardi del passaggio del controllo operativo delle forze Usa e Corea del Sud dal comandante USFK a Seul.
«Abbiamo costruito una intera città dal nulla, ma la maggior parte dello sviluppo della base avverrà entro il 2021», ha spiegato in una intervista al Washington Post il colonnello Scott Mueller, comandante di Camp Humphreys, uno dei progetti più vasti mai avviati dagli Stati Uniti all’estero.

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