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sabato 14 Dicembre 2019

Le forze armate coreane, e c’è poco da scherzare

Quasi due milioni di militari, test missilistici e attacchi informatici. In rapporto alla popolazione la Corea del Nord è il Paese più militarizzato al mondo. Punti di forza e di debolezza dell’esercito agli ordini di Kim Jong Un.
In campo anche le contro provocazioni Usa dietro una presidenza tra le meno credibili della storia recente

«Se mi chiedete se stiamo preparando una guerra preventiva contro la Nord Corea rispondo di sì».
H.R. McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale USA

Il Paese più militarizzato al mondo
Quasi un terzo della popolazione legata alla difesa armata del Paese, il più militarizzato tra tutti, in proporzione agli abitanti.
Per numero di effettivi, l’esercito di Pyongyang è la quinta forza armata al mondo dopo Cina, Stati Uniti, Russia e India. Un milione e 119mila tra ufficiali e soldati in servizio. Per fare un confronto con forze vicine, la Corea del Sud ha a disposizione solo 655mila militari. Se poi si tiene conto anche dei riservisti, l’esercito nordcoreano può arrivare a 7 milioni e mezzo di militari su una popolazione attuale di 25 milioni. Un popolo di soldati e soldatesse, anche se non esattamente volontari.
Gran parte delle forze militari nordcoreane, è ovviamente schierata a sud, verso il confine dall’altra Corea, a ridosso della «Zona Demilitarizzata», che è la più armata al mondo.

Forze di terra
Circa un milione di operativi, divisi in 20 ‘Corpi’, formati a loro volta da 176 tra divisioni e brigate. La Zona Demilitarizzata assorbe circa il 70% delle truppe di fanteria. In quest’area Pyongyang avrebbe fatto costruire almeno 20 tunnel per far arrivare suoi militari in territorio sudcoreano, ma solo quattro di questi sono stati finora individuati da Seoul e dagli Stati Uniti.
Forze corazzate, Pyongyang ha a disposizione circa 4.000 carri armati, anche se altre fonti -valuta Marco Giaconi su LookOut- parlano di 2.440 carri e 2.500 mezzi di trasporto delle truppe, contro i 3.500 tank della Corea del Sud. I carri armati di Pyongyang sono soprattutto i russi T-54, T-55 e T-59 e T-69.
Artiglieria, 12.000 ‘pezzi’, che arrivano a 21.000 se si tiene conto anche di quelli leggeri (la Corea del Sud ne dichiara 11.000, assieme a 2.300 ‘lanciatori multipli’. Pyongyang dispone inoltre di cinque battaglioni dotati del sistema missilistico FROG 5/7 e di due brigate i cui mezzi sono armati per lanciare missili balistici.

I riservisti
La riserva riguarda circa il 30% della popolazione tra i 15 e i 60 anni.
4,14 milioni di membri della Guardia Rossa dei Lavoratori e dei Contadini;
1,18 milioni di militanti della Guardia della Gioventù Rossa;
1,73 soldati della riserva organizzati nell’Unità di Addestramento Paramilitare, che possono essere mobilitati e trasferiti nelle zone di combattimento in sole 24 ore;
400.000 tra militari e volontari della Guardia del Popolo.

Le operazioni speciali
Per le operazioni speciali, circa 100.000 elementi, divisi in brigate e battaglioni: 14 brigate per l’artiglieria leggera; 3 brigate aviotrasportate; 3 brigate di cecchini per l’aviazione; 2 brigate di cecchini per la marina navale; tra i 5 e i 7 battaglioni per il riconoscimento e la selezione di obiettivi. Anche in questo caso, il tempo di attivazione è di 24 ore.
La guerra non convenzionale, come la si chiamava anni fa, è diretta a Pyongyang dall’Ufficio per la Guida e l’Addestramento della Fanteria Leggera, che esercita anche il proprio controllo su tutte le altre formazioni per le operazioni speciali.
In caso di conflitto con la Corea del Sud, obiettivo delle forze armate nordcoreane è neutralizzare il C4I «Command, Control, Communication, Computer and Intelligence» del sistema integrato di Seoul e delle truppe nordamericane, le basi aeree sudcoreane e le piattaforme missilistiche installate dagli USA in territorio sudcoreano.

La Marina
La Marina è composta da circa 60.000 tra marinai e ufficiali, comando a Pyongyang, e si divide tra Flotta Est e Ovest. Sono a disposizione dei programmatori militari nordcoreani due brigate di assalto marittime, due reggimenti missilistici per la difesa costiera e alcune navi addestramento. Le navi sono circa 1.000, suddivise in 16 squadre, di cui 6 a disposizione del comando occidentale e 10 per il comando orientale.
Le basi principali sono 12, cinque sulla costa est e sette sulla costa ovest. A queste si aggiungono altre numerose piccole basi per la guerra navale non-convenzionale. Pyongyang possiede 76 sottomarini (contro i 23 della Corea del Sud), 11 fregate, 2 corvette, 25 cacciamine, 438 navi da pattugliamento.

L’Aviazione
L’aviazione nordcoreana possiede 944 tra aerei ed elicotteri. Gli aerei da combattimento sono 563, 572 quelli da attacco al suolo, 100 quelli per il trasporto, 169 quelli per l’addestramento, 202 gli elicotteri e 20 gli elicotteri da attacco. La Corea del Sud dispone invece di 571 aerei da combattimento e di 481 elicotteri.

I missili
Batteria missilistica: la Corea del Nord ha raggiunto fin dal 1984 – con degli SCUD-B e SCUD-C costruiti in Egitto – la possibilità di colpire obiettivi a media distanza. Da allora Pyongyang ha ‘personalizzato’ gli SCUD egiziani, gli Hwasong, per colpire il territorio sudcoreano.
Nel 1993, arrivano i Nodong, in grado di colpire il Giappone. Testati prima in Pakistan (con il nome di Ghauri) e poi in Iran (con il nome di Shahab-3), i missili Nodong possono raggiungere una gittata massima di 2.000 chilometri.
Dai primi anni Novanta, il programma Taepodong, per arrivare a una gittata di 5.000 chilometri. L’obiettivo è colpire direttamente le basi USA nel Pacifico e le aree di lancio nordamericane sulla costa ovest degli Stati Uniti. In totale, ad oggi la Corea del Nord dispone di oltre 600 Hwasong, almeno 200 Nodong e circa 140 Taepodong.

Sicurezza interna
Per quel che riguarda la sicurezza interna, tutto converge verso il Ministero della Sicurezza del Popolo, che dispone di almeno 130.000 dipendenti e che ha funzioni sia di polizia giudiziaria che di mantenimento dell’ordine pubblico.

Servizi segreti
I servizi segreti nordcoreani sono divisi in tre strutture principali: l’Ufficio 121, l’Ufficio Centrale per il Riconoscimento, il Dipartimento per la Sicurezza dello Stato.
Il Dipartimento per la Sicurezza dello Stato è di fatto un calco delle strutture tradizionali sovietiche e della Terza Internazionale. Risponde direttamente al Leader Supremo Kim Jong Un. Nasce nel 1973 e si occupa sia di sicurezza interna che esterna.
L’Ufficio Centrale per il Riconoscimento opera sul piano strettamente “clandestino” con operazioni di infiltrazione e sovversione. Suoi campi d’azione sono principalmente la Corea del Sud, il Giappone e le basi americane nel Pacifico.
La struttura che ha segnato i maggiori progressi negli ultimi anni è stato però l’Ufficio 121. Suo settore di competenza è la cyberwarfare. È formato da sei divisioni e risponde al Dipartimento per la Sicurezza dello Stato. È operativo almeno dagli anni Ottanta, dispone di circa 6.000 “hacker di Stato”.
Secondo un defezionista nordcoreano, ha una sede distaccata in Cina, nella città di Shenyang. Negli ultimi quarant’anni, membri dell’Ufficio 121 sarebbero infatti entrati in Cina individualmente o in piccoli gruppi.
Ufficio 180. Sempre nell’ambito della cyberwarfare, la recente formazione dell’Ufficio 180, campo d’azione l’alta finanza e gli scambi commerciali. La scelta dell’“hackeraggio di Stato” in linea con la sua strategia asimmetrica sintetizzata dallo slogan “guerra rapida, fine veloce”.

La strategia militare della Corea del Nord
La Corea del Nord punta su armi a basso costo come quelle non-convenzionali e cyber. Nell’ottica di un possibile attacco alla Corea del Sud, Pyongyang ambirebbe alla risoluzione a proprio favore di un “conflitto lampo” che gli permetterebbe di espellere rapidamente le forze americane dalla Corea del Sud e di conquistare velocemente tutte le postazioni strategiche di Seoul
Successivamente, Pyongyang si potrebbe sedere al tavolo delle trattative. È per questo motivo che la Corea del Nord continua a fare leva sulla minaccia missilistica contro le basi militari degli Stati Uniti nel Pacifico. Anche se, finora, -considerazioni finali sempre di Marco Giaconi su LookOut- il tutto di è risolto «In una serie di preoccupanti test missilistici, accompagnati da una dose strabordante di propaganda».

Propaganda e ‘l’estrosità del Kim, contro propaganda Usa via twitter dall’altrettanto originale inquilino attuale della Casa Bianca, e il mondo ha di che ben tremare.
Ed ecco le dichiarazioni sfida, la logica perversa di certi scenari, che riproponiamo in conclusione.
«Se mi chiedete se stiamo preparando una guerra preventiva contro la Nord Corea rispondo di sì».
H.R. McMaster, consigliere per la sicurezza nazionale USA.

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