• 19 Febbraio 2020

Codice Ong, scudo del Quirinale per salvare il governo

Quasi crisi di governo
Uno scontro di competenze tra ministri per mascherare il disaccordo politico.
Il ministro degli interni Marco Minniti, che non accetta deroghe al codice di condotta per le Ong emanato dal Viminale: chi non ha firmato non dovrebbe accedere ai porti italiani con le navi cariche di migranti.
Ma i porti e la Guardia costiera li gestisce il ministro dei Trasporti Graziano Delrio, convinto che, in ogni caso, non si possa negare l’attracco.
Il 5 agosto due unità della Guardia costiera avevano prelevato in mare dalla nave Prudence di Medici senza frontiere, che non hanno firmato il codice, 127 migranti, poi sbarcati a Lampedusa. Un episodio che ha acceso lo scontro. «Le regole stabilite non valgono se poi chi ha la responsabilità in mare non le fa rispettare», spiegano dagli Interni.
Ma Delrio non è il solo ad esprimere dubbi, anche pubblicamente, sulla linea dura voluta da Minniti. Nell’ala cattolica del governo e del Pd da giorni covano malumori.

Il soccorso del Quirinale
Ieri pomeriggio Minniti non si presenta all’incontro di chiarimento tra i due voluto dal premier Gentiloni. Voci di dimissioni di Minniti, che non accetta deroghe al codice di condotta per le Ong emanato dal Viminale, e parte una lunga opera di mediazione per convincerlo a restare al suo posto. Nel pomeriggio il Quirinale fa trapelare «grande apprezzamento» per il lavoro di Minniti.
Dal Colle si sottolinea il valore del codice di condotta per le Ong, condiviso con «larga convergenza parlamentare». Parole di sostegno assai inusuali, soprattutto per un presidente della Repubblica che non vuole entrare nella dinamica politica e parlamentare.
Ma il messaggio di Minniti è netto: senza un sostegno esplicito le dimissioni sono inevitabili. «Non si può vacillare proprio adesso che gli sbarchi iniziano a calare».

Caccia agli scafisti e non alle Ong
Poco più tardi è il premier a schierarsi a difesa del ministro. Fonti di Palazzo Chigi ricordano come «i risultati sul fronte del contrasto del traffico di essere umani dalla Libia e del fenomeno migratorio cominciano ad arrivare». Questo grazie all’azione «di tutto il governo, in particolare del Viminale, ma anche delle strutture che stanno dando attuazione al codice per le Ong».
In tarda serata la fase più acuta della crisi sembra rientrata, ma i focolai -stagione di drammatici incendi- non sono spenti. Sull’uso dei porti per le Ong ribelli ancora non c’è accordo tra Minniti e Delrio, e anche nel Pd serpeggiano dubbi sulla linea dura.
Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, difende le Ong: «Far passare il messaggio che sono quasi una promanazione degli scafisti è un errore. E non possiamo chiedere loro di essere il braccio operativo del governo. Ma si devono rendere conto che l’Italia sta facendo uno sforzo. Bisogna arrivare a un punto di intesa». Orlando definisce «giuste» le scelte del governo. «Ma non siamo davanti a un’invasione o un’emergenza».

Remocontro

Remocontro

Read Previous

Corea, oltre le spacconate del Kim adesso è rischio vero

Read Next

Le forze armate coreane, e c’è poco da scherzare