Privacy Policy Cina 1939, rifugio per gli ebrei in fuga dal nazismo -
sabato 18 Gennaio 2020

Cina 1939, rifugio per gli ebrei in fuga dal nazismo

La scoperta è stata fatta da un giornalista investigativo del quotidiano Haaretz negli archivi della Repubblica popolare cinese. Nella foto, la sinagoga di Ohel Rachel a Shanghai, in Cina

Per gli ebrei in fuga dalla barbarie nazista, quando ancora si mascherava in repressione nazionalista, c’era pronta un’altra terra di accoglienza e soltanto gli sviluppi drammatici della Seconda Guerra mondiale impedirono che si realizzasse, racconta Giordano Stabile su La Stampa. Quella terra di accoglienza, siamo nel 1939, era una remota provincia della Cina e la Repubblica cinese aveva già pronti i piani per l’insediamento di migliaia di profughi. Ufficialmente in Europa per gli ebrei non era ancora sterminio, ma certo e nota la persecuzione.

La scoperta negli archivi
La scoperta è stata fatta da un giornalista investigativo del quotidiano Haaretz negli archivi della Repubblica popolare e conferma quello che è sempre stato storicamente un rapporto di simpatia fra i cinesi e il popolo ebraico. I documenti risalgono al 1939. Pechino voleva ospitare la nuova comunità ebraica nello Yunnan al confine con la Birmania. Ma il piano non andò in porto, probabilmente perché la Repubblica era sotto attacco da parte delle truppe imperiali giapponesi, che avevano già commesso il massacro di Nanchino.

Le comunità a Kaifeng e Shanghai
La Cina ospitava già una comunità ebraica. La più antica era quella a Kaifeng nella provincia dell’Henan, e poi quella degli ebrei sefarditi di Baghdad, arrivati alla metà dell’Ottocento. Le comunità si erano ingrossata poi tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, con l’arrivo degli ebrei russi in fuga dai pogrom dell’epoca zarista e dal caos della rivoluzione d’Ottobre. Alla fine degli anni Trenta i nuovi arrivi erano dalla Germania e dall’Europa centrale e si erano concentrati nel distretto Hongkou di Shanghai.

L’invasione giapponese
E’ a quel punto che i dirigenti cinesi preparano i piani per l’insediamento nello Yunnan, per ragioni umanitarie e perché probabilmente le capacità di assorbimento a Shanghai erano esaurite. E’ una dimostrazione di grande generosità perché il quel momento le truppe del Giappone, alleato della Germania nazista, erano inarrestabili e stavano conquistando quasi tutte le province costiere, tanto che la capitale era stata spostata provvisoriamente a Hankou.

Fondatore della Repubblica
La nuova ondata di profughi si era gonfiata dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania, nel 1938, fornisce i dettagli sempre Stabile su La Stampa. Il governo cinese adotta i suggerimenti di Sun Fo, figlio di Sun Yat-sen, fondatore della repubblica cinese nel 1912, dopo la deposizione dell’ultimo imperatore Pu Yi. Viene scelto lo Yunnan per i nuovi insediamenti per ragioni pratiche, oltre che di solidarietà: è poco popolato e si trova al confine con la Birmania, parte allora dell’Impero britannico.

Mossa per ottenere l’aiuto inglese
Il documento ritrovato da Haaretz, datato 1939, fornisce i numeri degli ebrei allora nel mondo: 16 milioni, quattro negli Stati Uniti, tre in Unione Sovietica, tre in Polonia e gli altri sparsi negli altri Paesi. Scopriamo anche che la Gran Bretagna non ha fornito l’assistenza promessa. L’annotazione punta a suscitare la simpatia dell’opinione pubblica britannica, compresa l’importante e influente comunità che viveva allora in Cina. Salvando gli ebrei, la Cina sperava anche nell’aiuto dell’Impero britannico contro l’invasore giapponese. Un circostanza che si realizzerà solo dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor nel dicembre del 1941.

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