• 27 Febbraio 2020

L’inchiesta sulla Ong d’assalto e il reato di altruismo

Una sintesi tra volontarismo delle Ong e magistratura di Trapani che indaga ‘Jugend Rettet’. Probabili reati o violazioni di norme, per una parte dei giovani volontari sulla nave della Ong tedesca, assieme ad una sorta di assoluzione non giuridica ma almeno morale: ‘L’equipaggio era spinto soltanto da motivazioni umanitarie’.
Rischio tifoseria, profetizza Luigi Manconi su il manifesto: «estremismo umanitario», utopistico e velleitario, contro il fronte del realismo politico e dalla geo-strategia.

Reato di altruismo e codice penale

Volevano creare un «coordinamento parallelo in mare, con altre Ong, ritenendo che il centro nazionale di Roma non fosse in grado di fare il proprio lavoro e trovavano ogni scusa per mettersi in contrasto con loro».
Loro, i giovani volontari tedeschi della Jugend Rettett, con quella “bagnarola malandata”, dovevano stare sempre in prima fila nel recuperare i migranti, sul filo delle 12 miglia se non ancora oltre, acque libiche, tanto da dire un deciso no alla proposta lanciata da Msf e Save the Children di un arretramento di tutte le navi umanitarie sulla linea delle 24 miglia.

Operazioni spregiudicate
Il medico italiano Stefano Spinelli, per un periodo presente a bordo e poi dissociatosi dall’operato della Iuventa, racconta di una squadra dai comportamenti ‘spregiudicati, imprudente’,  ‘segnato da modalità illecite’, aggiunge il poliziotto successivamente infiltrato a bordo.
Spinelli racconta di una riunione a Roma a maggio tra tutte le Ong in cui Msf e Save the Children propongono di arretrare le navi a 24 miglia dalla costa libica. «No, niente, noi dobbiamo stare in prima linea». Rischio per tutte le Ong che sono in mare. Sono i giorni in cui, sulla linea delle 12 miglia, una motovedetta libica apre il fuoco mentre l’altra nave tedesca Sea Watch sta soccorrendo un gommone. Niente squadra sanitaria sulla Iuventa d’azzardo.

L’Unione europea ‘statalista’
«Mi dispiace che alcune Ong abbiano scelto di non firmare il Codice di condotta. Dobbiamo lavorare tutti assieme per smantellare il modello di business dei trafficanti ed evitare le morti dei migranti. Per questo chiedo di nuovo a tutte le Ong di aderire all’iniziativa. Più ampia sarà la scala del nostro lavoro comune, migliori saranno i risultati sul terreno».
Lo ha detto il commissario europeo a Migrazione e Affari interni, Dimitris Avramopoulos a proposito del codice di comportamento in 13 punti del Viminale che le Organizzazioni devono rispettare nel salvataggio dei migranti in mare che, però, sono stati sottoscritti solo da alcune delle organizzazioni non governative.

Le 8 Ong che soccorrono i migranti

Sea Watch 2
La Sea Watch 2, battente bandiera olandese, è la seconda imbarcazione impiegata da Sea-Watch.org, struttura fondata nel 2014 da tre imprenditori tedeschi. Hanno iniziato con un peschereccio vecchio di 98 anni. Il nuovo scafo di 32 metri può accogliere fino a 350 persone e lo scorso anno ha trasportato circa 20 mila persone.

Aquarius
È l’imbarcazione di Sos Mediteranée (associazione italo-franco-tedesca) e Medecins sans Frontiers. È lunga 77 metri e può trasportare fino a 500 migranti. Sos Mediteranée spiega sul proprio sito che «siamo da febbraio 2016 attivi nel Mediterraneo con operazioni di soccorso grazie alle quali abbiamo salvato 11.501 persone in condizioni disperate ed accolte a bordo altre 4.598 per un totale di 16.099».

Sea Eye
È un ex peschereccio di 26 metri tedesco costruito 60 anni fa riadattato e utilizzato per i soccorsi nel Mediterraneo dai primi mesi del 2016. L’organizzazione Sea-Eye.org, fondata nel 2015 da Michael Buschheuer, dichiara sul suo sito che «al 29 aprile 2017, ha salvato 7636 persone». Ha anche annunciato l’arrivo entro la fine del mese di maggio di un’altra imbarcazione, il Seefuchs.

Iuventa
È un’imbarcazione di 33 metri che può soccorrere al massimo 100 migranti e che appartiene a Jugend Rettet, che si presenta come un’organizzazione di giovani europei nata a Berlino nel maggio del 2015 «con lo scopo di impedire nuovi morti nel Mediterraneo». È attiva dal luglio dello scorso anno.

Minden
La nave di 23 metri (in grado di accogliere 150 persone) gestita dal Lifeboat Project, un’organizzazione tedesca, ha iniziato le operazioni di salvataggio nel mar Egeo nel 2016, all’interno di un piano coordinato dal governo greco. Una volta terminata quella missione, ha continuato a operare nelle acque attorno a Lampedusa.

Golfo Azzurro
Batte bandiera panamense e può trasportare dalle 250 alle 500 persone. Appartiene alla Proactiva Open Arms, un’organizzazione non governativa spagnola nata proprio con l’obiettivo di aiutare i barconi dei migranti. L’Ong ha dichiarato di aver raccolto 2,1 milioni di euro attraverso finanziamenti privati.

Phoenix
La Phoenix è un’imbarcazione di 40 metri (in grado di trasportare 400 persone) dell’organizzazione Moas (Migrant offshore aid station), fondata dagli imprenditori italo-americani Christopher e Regina Catrambone. Dopo la tragedia del piccolo Aylan, il bimbo di tre anni curdo siriano morto davanti alle coste turche nel 2015, il Moas ha ricevuto un’incremento di donazioni permettendogli di estendere la sua presenza non solo nel Mediterraneo ma anche nel sud est asiatico.

Prudence
Attiva dallo scorso mese di marzo, è una nave commerciale di 75 metri che può ospitare circa 600 persone e altre 400 in caso di estrema necessità. Appartiene a Medici senza frontiere che è presente a bordo con uno staff di 13 persone. Si affianca ad Aquarius, gestita da Msf in collaborazione con Sos Mediterranée.

Remocontro

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