• 19 Febbraio 2020

Venezuela: Maduro e gli interessi petroliferi

Rissa in casa e pressioni esterne

L’ultimo discredito, ‘alterate cifre affluenza al voto’. Lo dice società che ha fornito supporto elettronico. ‘Astensionismo dell’88%’ , ma le notizie arrivano da Londra. Secondo ‘Smartmatic’, la società che ha fornito il supporto elettronico per il referendum, c’è una differenza di un milione di voti sull’affluenza. Aumento dei votanti per dare più peso alla Costituente di marca Maduro.
Dal ‘cortile di casa’ a nord. Il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha minacciato di rimuovere Nicolas Maduro se il leader venezuelano non deciderà di lasciare di sua spontanea volontà. «Stiamo valutando tutte le nostre opzioni politiche per creare un cambio di condizioni in cui o Maduro decide che non ha un futuro e vuole andarsene di sua spontanea volontà, oppure noi possiamo riportare i procedimenti governativi alla loro costituzione».

Maduro, delfino senza carisma di Chavez

Il ‘presidente operaio’, l’erede del ‘Comandante eterno’. Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, è nato e cresciuto all’ombra di Hugo Chavez, il leader carismatico della rivoluzione bolivariana e alla fine ne ha ereditato il potere, ma non la popolarità, né la fortuna politica. Maduro, 54 anni, è un ex autista di mezzi pubblici diventato leader sindacale, che Chavez scelse come suo collaboratore più di 20 anni fa. Maduro, dopo due anni come Presidente del Parlamento venezuelano, nel 2005-2006, diventò l’uomo chiave per i rapporti internazionali del governo chavista, e ministro degli Esteri dal 2006 al 2013. Nel 2012, già minato dalla malattia, Chavez lo scelse prima come vicepresidente esecutivo e poi di designarlo come suo erede politico.

Dopo la morte del “Comandante eterno”, però, le cose sono cominciate ad andare male per il suo delfino. Nelle elezioni presidenziali del 2013 riuscì a battere l’oppositore Henrique Capriles per poco più di 200mila voti -molto meno del milione e mezzo di vantaggio ottenuto da Chavez contro lo stesso Capriles sei mesi prima- e nelle politiche del 2015 fu sonoramente sconfitto dall’opposizione, che conquistò una maggioranza di due terzi nell’Assemblea Nazionale. Da allora, la crisi politica a Caracas si è accelerata e la situazione economica si è degradata rapidamente. Dopo quattro anni di Pil in rosso, l’inflazione più alta del mondo e seri problemi di approvvigionamento di cibo e medicine, la popolarità di Maduro è in caduta libera da mesi. Rivolta di piazza, scontri e ormai più di 100 morti.

Con la crisi torna il «cortile di casa» Usa

Le minacce aperte del segretario di Stato Usa Rex Tillerson le abbiamo lette sopra. Alla viglia del voto per la costituente era intervenuto Mike Pence, il vice presidente degli Stati Uniti, aveva assicurato a Leopoldo Lopez, leader dell’opposizione venezuelana, la piena solidarietà sua e di Trump. Messaggio chiaro a Maduro. Il giorno prima Wahington aveva chiesto ai suoi diplomatici in Venezuela di lasciare subito il Paese. Il 20 luglio il capo della Cia, Mike Pompeo, nel corso di un forum sulla sicurezza: «Speriamo ci possa essere una transizione in Venezuela e alla Cia stiamo facendo il nostro meglio per capire le dinamiche locali. Sono stato a Bogotà e in Messico e ho evocato il tema della transizione politica in Venezuela, cercando di aiutarli a capire cosa potrebbero fare per ottenere risultati migliori in questo angolo di mondo».

Donald Trump, dopo aver dichiarato che «gli Stati Uniti non staranno ad aspettare che il Venezuela si sgretoli» ha preannunciato sanzioni che, secondo Reuters, colpiranno il settore energetico, vitale per il Venezuela, Paese con le più grandi riserve internazionali, la cui economia si basa sull’export del petrolio. Interessanti coincidenze petrolifere personali, anche del neo capo della Cia e del neo segretario di Stato. Pompeo, nel 2006 ha fondato l’impresa petrolifera Sentry International, della quale è stato presidente. La sua società, in anni recenti, altro dettaglio, ha ricevuto sostegno finanziario anche da ExxonMobil. Di cui Tillerson, ora segretario di Stato, era il capo assoluto. Altra curiosità, fra le persone colpite dalle sanzioni Usa, oltre ai politici vicini a Maduro, il vice presidente del colosso petrolifero venezuelano Pdvsa.

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rem

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