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giovedì 17 Ottobre 2019

Ong-Viminale sui salvataggi, il codice della rottura

Ong divise sulle nuove regole per i salvataggi. Medici senza frontiere non firma il documento per il soccorso dei migranti in mare. Sì di Save the Children e Moas. Viminale: chi non aderisce è fuori dal sistema dei salvataggi.
E oggi il governo cerca i voti per la missione militare nella Libia del caos.

Medici senza frontiere dice no al documento per il soccorso dei migranti in mare proposto dal ministero degli Interni. Sì di Save the Children e Moas. Si, no, forse, per ottenere cosa? Una prova di forza che non si capisce cosa potrà produrre. Lo stesso Viminale mezzo sconfitto che minaccia, ‘chi non aderisce è fuori dal sistema dei salvataggi’. E quindi cosa facciamo, chiudiamo loro i porti in faccia? Conclusione a metà con l’amaro in bocca da più parti e conseguenze pratiche tutte ancora da capire.

I punti controversi
È l’impegno ad accogliere a bordo la polizia giudiziaria, oltre a quello a evitare il trasbordo di migranti su altre navi uno dei nodi più controversi del documento in tredici punti. Venerdì scorso, al termine della seconda riunione, i tecnici del Viminale avevano predisposto la versione definitiva del Codice, accogliendo alcune richieste e chiarimenti invocati dalle organizzazioni. Nell’impegno a non trasferire i migranti soccorsi su altre navi, ad esempio, è stata inserita la frase: «eccetto in caso di richiesta del competente Centro di coordinamento per il soccorso marittimo e sotto il suo coordinamento, basato anche sull’informazione fornita dal capitano della nave».

La polizia a bordo
L’altro punto contrastato, quello della polizia a bordo, è stato riformulato sottolineando che la presenza degli uomini in divisa avverrà «possibilmente e per il periodo strettamente necessario». Non è stata accolta la richiesta che i poliziotti a bordo siano disarmati. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, è comunque intenzionato a far entrare subito in vigore il Codice («è essenziale per la sicurezza del Paese», ha sottolineato) e chi non firmerà dovrà accettare le conseguenze. «L’aver rifiutato l’accettazione e la firma pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare». Cosa concretamente ciò voglia dire non è chiaro

Il fronte del No
Rischio di confusione tra l’essere organizzazioni internazionale e il porsi come ‘sovranazionali’. Ad annunciare il passo indietro di Msf è il direttore generale Gabriele Eminente. Formalmente un No alla polizia a bordo, perché armata. “Riconosciamo l’approccio costruttivo da parte del ministro, i passi in avanti rispetto alla volta scorsa – spiega Eminente ai cronisti – ma abbiamo comunicato che non firmeremo questo codice di condotta”. Un “nein” anche dalla ong tedesca Jugend Rettet, presente al tavolo ministeriale.
La tedesca Sea Watch, nel riaffermare il suo “no” al Codice ha annunciato che metterà presto in mare un’altra nave che si aggiungerà a quella già attiva. Per l’ong tedesca il documento del Viminale è “largamente illegale” e “non salverà vite umane ma avrà l’effetto opposto. Quello di cui c’è bisogno alla luce degli oltre duemila morti di quest’anno non sono più regole, ma più capacità di soccorso”.

Le ragioni del Si
Il sì è invece venuto da Save the Children e Moas. “Le attività di ricerca e salvataggio in mare, sin dall’inizio delle operazioni nel 2016, si sono svolte con modalità operative corrispondenti alla gran parte delle indicazioni contenute nel testo del Codice di Condotta – ha commentato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. La decisione di firmare è arrivata dopo una valutazione all’interno dell’Organizzazione, a livello nazionale e internazionale, ed è unicamente dettata dalla volontà di garantire continuità alle operazioni di salvataggio, in modo trasparente e ristabilendo il giusto clima di fiducia e collaborazione”.
Save the Children monitorerà costantemente che l’applicazione del nuovo codice di condotta non ostacoli l’efficacia delle operazioni di ricerca e salvataggio in mare da parte delle ong. Siamo rammaricati – prosegue la nota – del fatto che non si siano create le condizioni necessarie per l’adesione di tutte le ong al codice di condotta, ma esprimiamo il pieno rispetto per tutte le posizioni espresse sulla base delle diverse identità e prassi.

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