sabato 20 luglio 2019

Sanzioni alla Russia e diplomatici Usa cacciati: i rischi veri

Sanzioni del Senato Usa anti Putin e anti Trump assieme, ma questa volta il Cremlino si arrabbia per davvero. E anche l’Europa, senza dirlo, si interroga. E, alla luce dell’indebolita posizione di Trump, “la situazione non cambierà per il meglio molto presto”. Per la prima volta tensioni politiche reali Russia Stati Uniti, questi ultimi coinvolti in una vera e propria guerra civile contro la Casa Bianca attuale.

Mai accaduto prima nella storia, un esodo costretto di diplomatici a sfiorare la rottura di relazioni tra due Paesi. Saranno 755 gli americani attorno all’ambasciata che dovranno lasciare la Russia, per portali alla pari con i 455 russi negli Stati Uniti. Pareggio formale ma non di sostanza, sperando ci si fermi qui, ma non è scontato. È la risposta, annunciata ieri da Vladimir Putin, alle nuove sanzioni contro la Russia approvate due giorni fa dal Senato americano.

Trump Twitta e il presidente russo si fa intervistare. E parlando ai media russi annuncia la ritorsione contro Washington. «È venuto il momento di mostrare agli Usa che non lasceremo le loro azioni senza risposta -ha detto Putin-, senza alcuna provocazione, hanno assunto nuove decisioni che peggiorano le nostre relazioni bilaterali. Possiamo mettere in campo anche altre misure per rispondere agli Usa, ma ad oggi sono contrario». La situazione può anche peggiorare.

Putin ha chiarito che i 755 diplomatici Usa dovranno lasciare la Russia entro settembre: «Più di un migliaio di persone lavoravano e stanno ancora lavorando all’ambasciata Usa a Mosca e nei consolati per cui ora 755 di loro debbono porre fine alle loro attività in Russia. Il dato conferma un aspetto: avendo Obama espulso 35 diplomatici russi a dicembre, la consistenza delle rete diplomatica Usa in Russia era oltre il doppio di quella di Mosca in America».

Eppure assieme era meglio. Il presidente russo sottolineato gli importanti risultati ottenuti dalla cooperazione tra Russia e Usa nonostante queste «difficili situazioni». In particolare, la creazione della zona di de-escalation a sud della Siria. «Noi -ha aggiunto Putin- abbiamo atteso sperando che situazione potesse cambiare al meglio. Ma sembra non è accaduto e non penso che accadrà a breve». Il riferimento evidente alla posizione indebolita dell’omologo statunitense.

Le isterie politiche di Trump e della sua incerta squadra ed i colpi dei suoi avversari ormai trasversali alle appartenenze politiche. Il voto del Senato sulle sanzioni contro di lui, l’abrogazione dell’Obamacare negata. Poi le accuse sempre più circostanziali che coinvolgono squadra e famiglia nel Russiagate. Putin si è reso conto che il suo interlocutore ha una limitata capacità di azione e ha deciso di mandare un segnale forte agli altri protagonisti della politica estera Usa.

Sanzioni, chi ci perde veramente

Sorprendente analisi del National Interest. Invece di danneggiare la Russia il nuovo progetto di sanzioni antirusse potrebbe avere delle conseguenze inaspettate per gli stessi Stati Uniti, scrive la professoressa dell’università di Georgetown, Angela Stent.
«Nella sua impostazione attuale il progetto di legge non colpirà solo la Russia ma anche le aziende americane ed europee a causa delle limitazioni riguardanti le attività insieme alle aziende energetiche russe», scrive la professoressa.

‘Aziende americane ed europee’. La sanzioni ultime cercano di ostacolare direttamente la costruzione del gasdotto “Nord Stream-2”. «La Germania sostiene il progetto di gasdotto come miglior mezzo per garantire una fornitura di gas conveniente per il proprio mercato nazionale, scrive la Stent. La maggior parte dei partner europei sostengono il punto di vista di Berlino».
A giugno si sono opposti pubblicamente alle nuove sanzioni americane il Ministero degli esteri tedesco Sigmar Gabriel e il cancelliere austriaco Christian Kern, mossi dal sospetto che forzando in questa direzione, Washington stia a cercando di obbligare l’Europa ad acquistare il proprio gas.

Fidarsi forse è bene, ma non fidarsi delle isterie Usa già citate, è molto meglio. «America first non può voler dire che gli interessi dell’Europa vengono per ultimi», spara il solitamente sonnacchioso presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.
Il Ministro dell’economia e dell’energia tedesco Brigitte Zypries aveva dichiarato che le sanzioni Usa violano il diritto internazionale, ricorda l’attenta analista della Georgetown University.
«Alcuni funzionari europei hanno avvertito che nel caso gli USA continueranno a promuovere questo disegno di legge, l’UE potrebbe rivedere il regime di sanzioni che già fa discutere al suo interno, elaborato assieme all’amministrazione Obama», scrive la Stent. «E per il Cremlino questa sarebbe una buona notizia».

Le contromisure adottate da Mosca potrebbero portare ad una nuova serie sanzioni e contro-sanzioni, con le relazioni tra i due paesi in progressivo peggioramento. Con l’Europa di progetto e di sostanza che da un buon rapporto con la Russia ha tutto e solo da guadagnare.
Con un ulteriore pericolo Usa che si profila: un rapporto degli Stati Uniti con vecchio continente sempre più Nato e sempre meno Unione europea, intesa come intenti e politiche condivise. Una delle conseguenze dirette, processo già in parte in corso.
Prospettiva a breve secondo ‘National Interest’, «Può accadere che Russia e America che stanno lavorando bene in Siria, probabilmente resterà una delle poche sfere di cooperazione».

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