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mercoledì 16 Ottobre 2019

Ribelli anti Assad senza soldi Usa, Siria e MO si cambia

I tagli decisi da Trump dopo gli accordi con Putin ad Amburgo. In Siria, sostegno Usa solo alla lotta al Califfato. La nuova strategia americana: cosa cambia in Medio Oriente. cosa cambia per l’Europa con l’Atlantico sempre più largo.

Donald Trump, un colpo al cerchio e uno alla botte, continua a dare pratica applicazione alle intense raggiunte con il Cremlino da lunga pezza. L’ultima mossa, presa in un assordante silenzio, è stata quella di emanare una direttiva presidenziale, che toglie alla Cia un bel po’ di risorse, necessarie per sostenere la guerra in Siria. Intendiamoci, è una partita di giro: non si tratta propriamente di dollari destinati agli 007 americani, ma dei finanziamenti indispensabili per rifornire di armi e munizioni i ribelli anti-Assad. È anche un segnale che ormai alla Casa Bianca e al Pentagono hanno dato il Califfo e il Califfato per definitivamente accoppati. O quasi.

E tanto per accendere le luci al neon su questa decisione, il portavoce delle forze della coalizione, il colonnello dell’esercito USA Ryan Dillon, ha informato tutti, urbi et orbi, che d’ora in poi Washington sosterrà solo la lotta contro l’Isis. Strafregandosene implicitamente di quella contro Assad. Tutto questo mentre i russi, zitti zitti e quatti quatti, hanno trasferito i loro reparti militari dotati di armi e strumentazioni sofisticate ad appena 8 km. dal Golan, facendo venire i sudori freddi alla schiena di mezzo governo israeliano. A metà del mese, il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, il Ministro della Difesa Avigdor Lieberman e il capo di Stato maggiore dell’esercito di Gerusalemme, luogotenente generale Eisenkott, hanno visitato le installazioni della divisione Bashan, posizionata giusto di fronte allo schieramento dei russi.

Tutto questo, dicono gli esperti, è la cambiale in bianco firmata ad Amburgo da Trump che Putin ha presentato all’incasso, minacciando di protestarla. Nell’ambito delle visioni neoisolazionistiche che fanno parte della Dottrina Trump, infatti, non bisogna arroccarsi solo sull’import-export, ma cominciare a tagliare le spese in tutti i settori, anche in quelli militari “non strettamente indispensabili”. Da qui la logica considerazione che, nell’agenda della Casa Bianca, Assad ha smesso di essere uno dei nemici più odiati e che ben altre sono le priorità. La scelta di tagliare i trasferimenti finanziari alla Cia in Siria è anche un preciso segnale di come il nuovo Presidente stia cercando in ogni modo di passare il bianchetto su tutte le decisioni che erano state prese da Obama e che riguardavano argomenti di scottante interesse nazionale.

In particolare, sul Medio Oriente, i più maligni dicono che Trump giri per i giardini della Casa Bianca esprimendo pensieri ad alta voce: “Caro Vladimir Vladimirovic Putin, hai voluto la bicicletta? E allora pedala e sgancia i soldi necessari per finire il lavoro sporco, non solo contro il Califfato, ma anche nelle aree più bollenti della regione. La nuova Amministrazione repubblicana è pronta a rinunciare a qualche medaglia sul petto e a dare largo alle aquile ex zariste, pur di risanare il disastrato bilancio federale. E poi, diceva qualcuno, a pensare male si fa peccato ma spesso si azzecca. Perché continuare a finanziare una guerra per procura, favorendo i vari bla-bla-bla di turno, a cominciare da quelli degli europei, sempre pronti predicare bene e a razzolare male?

Le inimicizie e le antipatie che Donald Trump sta raccogliendo col “coppo” nel Vecchio Continente, infatti, vengono ripagate con la stessa moneta. Volete la sicurezza? Pagatevela. E se sbagliate non vi preoccupate, tanto i cocci sono vostri. L’America, al massimo, vi potrà prestare il mastice per rincollare il “vaso cinese” della politica estera, fracassato a colpi di mazza da Merkel e compagnia. Nel frattempo, le milizie iraniane e quelle di Hezbollah scorrazzano nel deserto siriano, scatenando le paturnie del governo di Gerusalemme, sempre più sull’orlo di una crisi di nervi. Questo dimostra anche che Donald “denoantri” non è così fesso come qualcuno pensa. O almeno, si circonda di consiglieri che, calatasi la maschera, badano solo agli interessi nazionali statunitensi e se ne infischiano del resto del mondo, a cominciare dagli alleati.

Evidentemente, l’asse tra Mosca e Washington, tessuto dietro le quinte alla faccia di tutti: mass media, Cancellerie occidentali, servizi segreti assortiti e pensatoi alleati, è molto più solido di quanto si pensi. In fondo, sia Trump che Putin hanno molte caratteristiche in comune. A cominciare dal fatto che il fine giustifica i mezzi e che, quando è necessario, anche i fini sono giustificati dai mezzi. Nel senso che vengono prima i dollari e poi i valori della civile convivenza. Un esempio a caso? Da domani in poi i ribelli moderati anti-Assad potranno cominciare una colletta, anzi un vero e proprio giro di accattonaggio in tutto il Medio Oriente, per chiedere che sostengano la loro causa (persa).

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