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mercoledì 16 Ottobre 2019

Sanzioni Usa a Mosca contro il Russiagate

Trump appoggia le nuove sanzioni a Mosca per salvarsi dal Russiagate. Inizia una settimana clou per le indagini. L’audizione del genero Kushner in Commissione Intelligence. L’ambasciatore russo Sergej Kislyak, testimone di troppo incontri imbarazzanti, esce di scena e torna a Mosca.

Donald Trump, nonostante la simpatia dichiarata con Vladimir Putin dopo il loro primo incontro ad Amburgo, appoggia il progetto di legge del Congresso per aumentare le sanzioni alla Russia per le presunta ingerenza nelle presidenziali 2016. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, cerca di acquisire il merito di una decisione costretta. Il nuovo progetto, che prevede sanzioni anche a Iran e Corea del Nord, mantiene il limite di intervento o attenuazione o revoca da parte del presidente. Se Trump volesse sospendere le restrizioni o fare modifiche “significative” nelle politiche verso Mosca, dovrebbe informare il Congresso che dovrebbe decidere se permetterlo.

Il sostegno alle sanzioni, per Trump, è anche un modo per affermare, o almeno tentare di farlo, che nessun legame speciale lo lega a Mosca, proprio all’inizio di una settimana delicata per le indagini sul Russiagate. Oggi, lunedì, l’audizione del genero, Jared Kushner, alla Commissione Intelligence del Senato. Intanto, uno degli avvocati privati di Trump, Jay Sekulow, ha negato che una squadra di legali stia verificando i termini in cui il presidente può esercitare la facoltà di concedere amnistia per i suoi familiari e per se stesso. «Non stiamo effettuando ricerche su questo tema, perché non è un tema», nonostante le affermazioni del Washington Post.

Con un tempismo perfetto, intanto, la Russia ha richiamato a Mosca Sergey Kislyak, l’ambasciatore russo negli Stati Uniti diventato una figura centrale del Russiagate. Lo ha reso noto l’ambasciata russa con un tweet in cui ha specificato che il diplomatico, che è stato l’ambasciatore negli Usa dal 2008, «Ha terminato il suo incarico a Washington». Viene così confermata ufficialmente la notizia del rientro a Mosca di Kislyak, che circolava già dalla fine di giugno. Per gran parte dei suoi quasi dieci anni di mandato a Washington, Kislyak ha mantenuto un profilo relativamente basso, ma nei gli ultimi mesi il suo nome è stato costantemente al centro del ‘Russiagate’.

Lo scandalo che minaccia la Casa Bianca che avrebbe visto l’ambasciatore russo protagonista in molti incontri on membri della campagna elettorale del candidato repubblicano prima e subito dopo le elezioni. In particolare gli incontri con Michael Flynn durante la transizione tra Obama uscente e Trump eletto ma non ancora in carica, hanno costretto lo scorso febbraio il generale a dimettersi dal ruolo di consigliere per la Sicurezza Nazionale dopo appena 24 giorni di incarico. Bugie sulla natura degli incontri con l’uomo di Mosca poi scoperte. Ora il Washington Post ha rivelato altri rapporti sospetti tra il diplomatico russo il ministro della Giustizia Jeff Sessions.

Richiamo in patria dell’abilissimo ambasciatore russo quanto mai opportuno.

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