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mercoledì 22 Gennaio 2020

Mediterraneo di scontri e di corsari oggi come ieri

Il Mediterraneo solcato da mille tensioni, scafisti e antiscafisti ufficiali, navi di soccorso e adesso anche la nave Nera antimigranti. Mare di tensioni e di disperazione ma non solo oggi. La storia della pirateria raccontata da Giovanni Punzo tra affari pulii e guerre sporche. Allora come oggi.

La storia degli oceani, ma anche quella del mare Mediterraneo o del piccolo mare Baltico, è stata spesso segnata dalle scorribande di pirati e corsari. Prima che l’impero romano si affacciasse in Levante i fenici ad esempio, che godevano già della fama di commercianti intraprendenti e spregiudicati, furono spesso accusati di essere anche pirati e di destreggiarsi ambiguamente – ma con successo – nelle due attività. Lo storico Svetonio ci ha raccontato perfino di Giulio Cesare catturato dai pirati, ma la morale era che in caso di cattura erano giustiziati nel modo più rapido ed esemplare. Dopo la caduta dell’impero romano, e quindi dopo il crollo di un’autorità centrale che controllasse il Mediterraneo, i pirati si moltiplicarono un po’ dappertutto, dalle sponde del Nord Africa alle coste della Catalogna. La loro eliminazione divenne allora un obiettivo perseguito da molti stati e basti ricordare che Venezia, tormentata dai pirati che si annidavano nelle isole della Dalmazia, divenne potenza politica debellando i predoni e assicurando la tranquillità dei commerci in Adriatico.

Il fenomeno si amplia notevolmente dopo la scoperta delle rotte atlantiche, quando sull’oceano si accende anche la contesa tra i grandi imperi per la supremazia sui mari. In questo quadro comincia la differenziazione tra ‘pirati’ e ‘corsari’ che rappresenta una tappa importante nella storia del fenomeno. I pirati erano in un certo senso degli imprenditori privati che agivano per proprio conto e per proprio interesse, mentre ‘corsari’ erano i titolari di una ‘patente di corsa’, ossia una lettera da parte di un governo che li autorizzava ufficialmente ad ingaggiare combattimento ed abbordare navi ‘nemiche’, nella stragrande maggioranza vascelli commerciali carichi di merci dirette in Europa. Tale attività tutto sommato cominciò abbastanza precocemente: appena un secolo dopo la scoperta dell’America, durante la guerra tra Inghilterra e Spagna (1598-1604), un gruppo di imprenditori marittimi inglesi (eloquentemente soprannominati ‘Sea Dogs’) ottenne dalla regina Elisabetta il consenso a condurre questa particolare guerra commerciale.

Le imprese di sir Francis Drake, sir John Hawkins e sir Walter Raleigh godettero della massima considerazione in Inghilterra, ma dall’altra parte il giudizio era ovviamente opposto. Del resto sir John Hawkins non aveva limitato la sua attività solo ai prodotti coloniali, ma l’aveva estesa alla merce più remunerativa trattata a quei tempi: in tempo di pace, partendo dalle attuali coste della Guinea e della Sierra Leone, con una flotta di tre navi, in circa cinque anni di attività trasportò al di là dell’Atlantico almeno un migliaio di schiavi rivenduti poi agli spagnoli, tanto che nel blasone concessogli dalla corona inglese figurava un uomo legato. La formula della flotta ‘ausiliaria’ – a costo zero per gli stati – ma impegnata comunque contro il nemico era stata trovata e si trattò indubbiamente di una formula di successo che durò fino a tutto il diciottesimo secolo. L’Atlantico, per quanto vasto, era infatti la sola via percorsa per portare in Europa le ricchezze dalle Americhe e rappresentava per questo un passaggio obbligato.

Dopo il congresso di Vienna l’atteggiamento internazionale nei confronti di questo avventuroso e a volte efficace modo di guerreggiare cambiò radicalmente. L’Inghilterra aveva sconfitto Napoleone non solo a Waterloo, ma anche a Trafalgar e proprio questa vittoria navale aveva dimostrato che l’impero britannico si basava sul controllo delle grandi rotte commerciali. Rimasero isolati casi di pirateria sui mari del mondo, ma in generale furono sempre repressi colle buone o con le cattive. Ci fu tuttavia un ultimo significativo caso in cui i corsari ricomparvero in Atlantico: per violare il blocco navale imposto dalla marina degli Stati Uniti ai porti confederati uno dei sistemi escogitati fu quello di affidare ad armatori o comandanti degli stati sudisti ‘patenti di corsa’. Il Sud tuttavia rimase isolato lo stesso e nei porti di New Orleans o Charleston non affluirono i rifornimenti necessari a continuare la guerra. La marina nordista aveva infatti messo in atto un cordone attorno alla costa nemica chiamando significativamente il piano ‘Anaconda’, come un lungo serpente che stritolava la preda prima di mangiarla.

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