L’imprevedibile presidenza americana nel caos mediorientale e nella guerra siriana, diventa arma di confusione di massa. Tre notizie come da sommario, a fare apparentemente a pugni tra di loro. Fine della fornitura di armi Usa ai ribelli anti-Assad, mentre gli americani -svela la Turchia arrabbiata- intensificano la loro presenza militare nelle province controllate dai curdi. Poi l’accordo Washington-Mosca con le truppe russe a garantire i confini di Giordania e Israele, che non convince affatto Gerusalemme. Proviamo a capire cosa ha in testa Trump, oltre al riporto giallo, e cosa accade davvero sul campo di battaglia siriano attualmente.
Basta armi ai ribelli anti-Assad
Fine del programma sotto copertura della Cia per l’addestramento e la fornitura di armi ai ribelli siriani ‘moderati’ in lotta contro il governo di Damasco. Il programma dell’amministrazione Obama doveva essere il pilastro dei piani di Washington per costringere Assad a farsi da parte, ma sin dall’inizio era risultato un sostanziale fallimento. Secondo il Washington Post, la fine del programma Cia farebbe parte del tentativo di trovate soluzioni condivise con la Russia. Viene rilevato come la deposizione di Assad non figuri più tra le priorità di Washington. Alla base di tutto, l’incontro tra Putin e Trump ad Amburgo.
Più militari Usa nei territori curdi siriani
Media turchi hanno rivelato la posizione esatta, con tanto di mappa, di avamposti e basi statunitensi nella regione curda siriana. ‘Dispetto’ di Ankara che è decisamente contraria all’asse creato dagli Usa con i separatisti curdi siriani. Frequenti gli scambi di colpi tra turchi e guerriglieri, continue le voci su una possibile offensiva della Turchia in questa regione. Rivelazioni: «Gli Stati Uniti hanno forze speciali in due basi aeree e lungo otto posti di blocco, e in diverse zone nel nord della Siria sotto il controllo del partito curdo dell’Unione Democratica. Nella zona di Manzhib le forze speciali Usa fronteggiano l’esercito siriano libero».
Tregua in Siria, arrivano i soldati russi
Le truppe russe invece arrivano al confine fra Siria e Giordania per controllare il rispetto della tregua nel Sud del Paese, ma Israele lancia l’allarme: così si rafforza l’Iran. L’accordo fra Putin e Trump sembra funzionare. Ai presidenti Usa e russo si è allineato anche il francese Macron, alleato chiave dell’America in Medio Oriente, ma lo Stato ebraico non è d’accordo e il premier Netanyahu lo ha detto proprio a Macron nella sua vista a Versailles. Retroscena sulle trattative russo-americane rivelati dal quotidiano Haaretz e sospetti su progetti iraniani di basi militari aeree e persino navali in Siria. Tra fantascienza e spionaggio.
Ma la pace è ancora lontana
Verità semi nascosta sino ad oggi, ad esempio, il sostegno della maggior parte dei combattenti sunniti in Siria a Isis e Al Qaeda. Un conto che dovranno saldare a caro prezzo. Problema sunniti delle città non coinvolti, rileva l’analista Gwynne Dyer, rispetto a quelli delle aree rurali, che morivano per la causa jihadista. «Prima che un’opera di riconciliazione possa anche solo cominciare servirà almeno un altro anno di combattimenti contro l’Is e Al Qaeda in Siria. E potrebbe servire più di un anno di scontri prima che i curdi siano nuovamente sottomessi in Siria e in Turchia», è la previsione del canadese.
Curdi e i probabili tradimenti Usa
Le formazioni YPG controllano quasi tutte le aree curde nel nord della Siria. I curdi iracheni hanno preso il controllo di buona parte del paese in due settimane. Si tratta, di fatto, di un paese indipendente che ha organizzato un referendum a settembre per ufficializzare la cosa. Il governo iracheno si opporrà, ma a meno che gli Stati Uniti non siano disposti a bombardare i curdi, è improbabile che Baghdad prevalga. Altra valutazione di Dyer: «È molto più probabile che Washington tradisca i curdi siriani, ma se non dovesse farlo, anche loro riusciranno a conservare il loro stato di fatto all’interno di una Siria formalmente riunita»