venerdì 19 luglio 2019

Germania Turchia rottura con l’arma puntata dei migranti

‘La Turchia non è un posto sicuro’, dichiara il ministro degli esteri tedesco ai propri concittadini vacanzieri, e lo ripete alle proprie aziende che investono in quel Paese. Non ci sono garanzie di legalità e non garantiremo più gli investimenti delle nostre imprese in Turchia.
Erdogan despota con l’arma di due milioni di profughi siriani puntati sull’Europa lungo la rotta balcanica.

Quasi rottura diplomatica tra Germania e Turchia, e premessa di analoghe tensioni tra Ankara ed Europa. Turchia nella Ue, da sogno nel cassetto sta finendo nel cestino. E la minaccia di ritorsioni turche con quei due milioni di profughi siriani che trattiene in casa, grazie ai soldi europei e tedeschi. Ma questa volta la partita è grave e non poteva essere evitata da Berlino, la detenzione di sei attivisti di Amnesty International, tra cui un tedesco, Peter Steudtner. Questo mentre è ancora in galera senza atto d’accusa specifico e possibilità di difesa, il giornalista di Die Welt, Deniz Yucel. un turco tedesco.
Una circostanza che ha spinto la cancelliera Angela Merkel a protestare e il ministro degli Esteri Sigmar Gabriel a convocare senza troppo garbo l’ambasciatore turco.

‘La Turchia è un posto poco sicuro’
Gabriel, l’ambasciatore, stavolta ha toni decisamente poco pacati e minaccia Ankara di bloccare i soldi promessi sui migranti, ma sopratutto di scoraggiare turisti e investitori tedeschi, definendo la Turchia un posto ormai «poco sicuro». Una definizione, quest’ultima, che vale quasi una guerra. La Germania è infatti il primo partner commerciale di Ankara e i turisti tedeschi da anni vantano il record di presenze in Turchia. Ma Ankara è ormai abituata alla lotta corpo a corpo e, pur con il presidente Erdogan in viaggio nel Golfo Persico, la risposta è comunque adeguata allo smisurato orgoglio nazionale turco. «Inaccettabile tentativo di condizionare il sistema giudiziario», la risposta del ministero degli Esteri. Ma è proprio sull’attuale sistema giudiziario turco sotto il pieno controllo dell’esecutivo che s’è aperta la grave crisi.

Questione turco-tedesca sull’Europa
Si tratta dell’ultimo di una serie di attriti che hanno condizionato i rapporti tra i due Paesi in un muro contro muro che ha causato reazioni a catena e ripicche nel corso degli ultimi mesi. Divieto turco di visitare i militari Nato tedeschi nella base Nato di Incirlik, poi anche in quella di Konya.
Inasprimento dopo che le autorità tedesche avevano vietato a Erdogan “qualsiasi attività al di fuori di quelle previste dal G20 ad Amburgo”, ma soprattutto hanno vietato ai tre milioni di cittadini turchi in Germania la celebrazione dell’anniversario del fallito golpe del 15 luglio 2016. Prima ancora, il divieto ai ministri di Ankara di fare propaganda da elettorale in Germani per il referendum costituzionale per Erdogan superpresidente. Allora l’ira di Erdogan definì più volte “Nazisti” i tedeschi. Peggiore offesa non poteva esserci.

Deniz Yucel, Steudtner e i terroristi di Ankara
Ancora più spinosa la questione del giornalista di Die Welt Deniz Yucel. Turco-tedesco, si trova in carcere dallo scorso febbraio perché accusato di essere una spia. La sua situazione è per certi versi paragonabile a quella dell’attivista di Amnesty, accusato di “aver posto in essere attività a favore di organizzazione terroristica, senza esserne membro”. Accuse generiche, senza elementi da cui difendersi. Secondo Erdogan una spia e un terrorista, per i quali «la magistratura turca indagherà, in totale indipendenza». Una frase che Erdogan ha ripetuto spesso, ispirata niente di meno che da Angela Merkel. Il presidente turco nei mesi precedenti la detenzione di Yucel ha ricordato alla cancelliera tedesca che «quattro mila terroristi curdi del Pkk vivono in Germania», sentendosi puntualmente rispondere: «La magistratura tedesca indagherà, in totale indipendenza».

La strategia degli ostaggi
ll vicecancelliere tedesco minaccia ora sul fronte dei soldi, con la Turchia in grave crisi economica. A rischio gli accordo commerciali con Ankara e persino una discussione con i partner europei sui fondi promessi dall’Unione europea nell’attuale fase di pre-adesione della Turchia. Si tratta di quasi 4,5 miliardi che Ankara dovrebbe ricevere entro il 2020. La Turchia replica sommergendo Berlino di liste di presunti terroristi, e di aziende ‘sovversive’ nella quale figurerebbero persino due colossi come Daimler e Basf, oltre a ‘kebabari’ del Nordreno-Westfalia e proprietari di minimarket berlinesi. Secondo alcuni media tedeschi, Erdogan starebbe aumentando le pressioni su Berlino attraverso una vera a propria strategia degli ostaggi. Sono 22 i tedeschi arrestati dal putsch di un anno fa, nove si trovano ancora in prigione, quasi tutti con accuse deliranti. La Turchia punterebbe alla consegna degli oppositori che hanno chiesto asilo in Germania.

Quell’asilo politico ai militari turchi
Soltanto un mese fa, la Germania ha concesso asilo a diversi militari turchi della Nato in Germania, estromessi dall’esercito turco. Vicenda delicata rivelata dai media tedeschi, mentre Ankara accusa Berlino di proteggere complici del fallito colpo di stato del 2016. Berlino, ultimo atto, ieri, quindi quell’«avviso di viaggio» in cui spiega di non poter garantire la sicurezza dei propri cittadini in un Paese in cui vengono eseguiti arresti di massa. «Bisogna chiamare le cose con il loro nome – ha detto in conferenza stampa – migliaia di persone messe in prigione, centinaia di organi di stampa chiusi, liste di terroristi senza prove, tutto questo significa non osservare i principi fondamentali dello stato di diritto». Ecco perché Berlino vuole riesaminare gli investimenti in Turchia e ridiscutere gli aiuti finanziari dell’Unione europea. La causa, ha spiegato in modo chiaro, sono queste continue violazioni dei diritti umani.

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