• 27 Febbraio 2020

Francia, pochi soldi per troppe guerre

An honor guard from the French army’s 6th Battalion stands at attention as they await the arrival of Lt. Gen. Khalid Bin Sultan Bin Abdul Aziz, commander of Joint Forces in Saudi Arabia, during Operation Desert Shield. The soldier in front is holding a 5.56mm FA MAS rifle, equipped with a bayonet.

Ancora una volta a guardare il dito che indica la luna

Il giovane presidente Macron che bacchetta il datato capo di Stato maggiore Pierre de Villiers e di fatto lo spinge a dare le dimissioni. Sgarbi istituzionale per quel miliardo di euro al budget della Difesa quando l’esercito francese è in prima linea in patria, con l’operazione Sentinelle di protezione dal terrorismo, e all’estero con le missioni militari nel Sahel e in Medio Oriente. Ed è quello l’equivoco tra dito e luna: pochi soldi, e questo vale non solo a casa nostra, ma soprattutto troppe missioni e azioni di guerra francesi, dice Macron rispetto ad Hollande.
Il generale s’era fermato al dito e si fa eroe in divisa per un prossimo seggio accanto al fratello Philippe, esponente politico di estrema destra. Ma il giovane Macron è deciso: «Se qualcosa oppone il Capo di Stato maggiore al presidente della Repubblica, il Capo di Stato maggiore degli eserciti cambia». Incontestabile.

Le troppe guerre francesi
A fine settembre scorso, il governo del presidente Hollande annuncia l’inizio dei bombardamenti in Siria. Dopo anni, le armate francesi tornano al centro della politica internazionale. La prima volta dal gran rifiuto di Jacques Chirac di prendere parte alla coalizione guidata dagli Stati Uniti che nel 2003 per l’invasione in Iraq, la Francia prende parte nella guerra permanente che oramai da quindici anni si combatte in giro per il mondo.
Mappa dell’intervento militare francese nel mondo impressionante: Libia nel 2011, Mali nel 2013, l’Operation Barkhane in Mali, Chad, Niger, Mauritania, e Burkina Faso dal 2014, Repubblica Centrafricana nel 2014, Iraq in 2014. E Siria nel 2015.
Dalla fine del colonialismo, in totale, la Francia aveva partecipato a contingenti internazionali delle Nazioni Unite in Benin, Congo, Costa d’Avorio, Gibuti, Eritrea, Etiopia, Liberia, Repubblica Democratica Congo, Ruanda, e Somalia. Poi le vere guerre ‘francesi’

Non solo Onu ma interessi nazionali
Il dato che colpisce è quello che segue: al posto di una netta maggioranza di missioni Onu alle quali la Francia ha contribuito come molti con i caschi blu, dal 2011 in poi vere e proprie missioni combattenti.
Libano dal 1978, Sinai egiziano dal 1982, Iraq 1990-1991, Cambogia 1992-1995, ex Jugoslavia 1992-2014, Afghanistan 2001-2012, Colombia 2003, Haiti dal 2004, Oceano Indiano dal 2008. Poi l’Africa ‘ex francese’. Oltre 7mila i militari francesi impegnati nella missione Sangaris, in Repubblica Centrafricana, mentre l’operazione Barkhane in cinque diversi Paesi della regione, Niger, Mali, Burkina Faso, Mauritania e Ciad, impegna al momento 3mila soldati. Dal 1 luglio è operativa la base militare di Madama, al confine tra Libia e Niger, per sorvegliare i flussi di armi e di combattenti dalla Libia diretti verso sud. Oltre i 12mila militari francesi impegnati nel mondo con l’Onu.

Troppi fronti guerra in casa e fuori
La l’attacco terrorismo in casa ha imposto l’Operation Sentinel, con oltre 10mila uomini mobilitati in Patria. Impegno senza grandi risultati, per la verità. Oltre a questa emergenza, di fatto, ultimi sei, sette anni, tra Sarkozy e Hollande, l’Eliseo ha mutato radicalmente le sue scelte in politica estera. Colpa planetaria, Libia nel 2011, dove andavano difesi gli interessi strategici della Total. Motivazione anti Gheddafi sporca ma comprensibile. Più difficile dare una logica in Medio Oriente e in Africa, con gli Usa di Obama in ritirata dall’area e l’arrivo da una Russia subito protagonista in Siria.
La Francia, colpe anche di una Gran Bretagna scottata dalle esperienze in Afghanistan e Iraq, si è trovata da sola a vedere esplodere una parte di mondo, dal dilagare delle milizie nell’Africa francofona alla sfera di influenza nordafricana, a Siria e Libano, storicamente importanti per Parigi. In discussione la sfera d’influenza francese all’estero.

rem

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