giovedì 18 luglio 2019

Fiat Serbia, torna lo sciopero duro mentre i Balcani bruciano

Fca Serbia, tute blu sul piede di guerra da tre settimane. Sciopero ad oltranza nella fabbrica di Kragujevac dove viene prodotta la 500L: scontro su contratti, bonus e premio di produzione.
Relazioni sindacali infuocate mentre sono i Balcani tutti a bruciare lungo la costa adriatica e non solo, ci racconta Boban Radovanovic da Belgrado.

I lavoratori degli impianti della Fiat di Kragujevac, città della Serbia centrale, sono in sciopero da più di tre settimane. Tra le richieste vi è un aumento del salario minimo, attualmente la miseria di 370 euro lordi, una diversificazione degli orari di lavoro già appesantiti dai tagli alla produzione e al personale decisi nel 2016.
Le proteste dei lavoratori dell’impianto noto per la produzione della Fiat 500L sono iniziate nell’ultima settimana di giugno e non si sono mai interrotte. I lavoratori chiedono l’aumento della base lorda salariale a 50.000 dinari -circa 416 euro-, una turnazione diversa che possa migliorare gli orari di lavoro degli operai impiegati su più turni, bonus di produzione e indennità di trasporto.
La premier serba Ana Brnabic preoccupata. La Serbia detiene il 33% delle quote dell’impianto di Kragujevac. La Brnabic si è quindi proposta come mediatore tra i lavoratori e vertici aziendali.

Fiat segreto di stato
Gli accordi tra Fiat e governo serbo sono protetti dal segreto di Stato, ma in base ai bilanci si può capire la dimensione di ciò che genera la produzione di Kragujevac. Nel 2016 lo Stato serbo ha versato alla Fiat 3,8 miliardi di dinari, quasi 30 milioni di euro, mentre il Lingotto ha beneficiato di agevolazioni per il pagamento dell’Iva. Non solo: la Fiat in Serbia è dispensata dal versamento dei contributi per i lavoratori per dieci anni, e gode dell’esenzione delle imposte locali e sulle tasse di realizzazione del piano urbano per il complesso industriale. Gode inoltre di tassi agevolati sui prestiti della Banca Europea per gli investimenti e di uno sconto sulle forniture energetiche.
L’economista Dragan Milicevic sostiene che il modello di business di Kragujevac ha esaurito il suo corso, e la Fiat Srbija si regge in buona parte sugli aiuti di Stato e sul risparmio nei salari minimi ai 2.400 dipendenti rimasti.

Da Kragujevac ai Balcaci tutto brucia
Fiamme vere in tutti i Balcani, sopratutto nelle parti paesaggisticamente più pregiate lungo la costa adriatica della ex Jugoslavia. Dalle prime ore di lunedì scorso, il primo vasto incendio a una trentina di chilometri da Spalato, Croazia. Da lì in poi, una successione di incendi hanno fatto della Dalmazia quasi un fuoco unico, da Zara all’isola di Hvar. A peggiorare tutto, la bora, il vento da nord, che ha sviluppato le fiamme e impedito ai canadair, eredità dalla federazione jugoslava, di intervenire. Decine di case bruciate, villaggi evacuati e la prima vittima a Spalato, dove è stata persino minacciata la base missilistica. La seconda città croata soffoca nel fumo, senza corrente, con la popolazione di molti quartieri evacuata.
Clamoroso il Montenegro senza canadair che aveva ereditato, ma poi venduti per fare cassa. Minacciata dalle fiamme la capitale Podgorica. Sulla costa, terra bruciata sulla penisola Luštica. Nell’entroterra, minacciata anche l’antica capitale Cetinje, la citta della Regina Elena. Nemmeno la Bosnia si salva. In Herzegovina, nella zona confinante con Croazia imperversano incendi come non si erano più visti da 30 anni. Catastrofe, denunciano tutte le autorità locali.

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