lunedì 25 settembre 2017

Chi affama il Venezuela

Un cattivo certo, il presidente Maduro, e una massa di ‘buoni’ frammentati tra loro che non riescono a convincere sul loro essere la soluzione per lo sfortunato Paese. Con tanto di referendum simbolico anti Maduro utile solo a far salire la tensione già alle stelle. Un morto, forse due in più, e via soffrendo, ma a decidere sono gli enormi e vergognosi interessi economici alle spalle.
Investi 1 per ricavarne 850, se sei dalla parte giusta e se sei disposto a giocare sulla pelle della gente.
Intanto Goldman Sachs acquista bond della compagnia petrolifera statale PDVSA per 2,8 miliardi pagandoli appena 865 milioni di dollari. Puzza di petrolio su tutto il dramma venezuelano.

Il 98,4% dei votanti al referendum simbolico indetto in Venezuela, 6.387.854 persone, hanno respinto il piano del presidente Nicolas Maduro di riscrivere la costituzione. Lo riferisce l’agenzia spagnola Efe citando le forze di opposizione che hanno organizzato la consultazione contro il progetto di Assemblea Costituente. Oltre 7,1 milioni di persone al voto simbolico, più o meno gli stessi sette milioni e 700mila votanti veri che nel 2015 avevano eletto i candidati dell’opposizione alle ultime legislative.
La cronaca poi annota scontri e vittime, ma, nel macello Venezuela, è più importante oggi cercare di capire gli interessi reali ed occulti che muovono molti dei protagonisti anche sulla piazza.

Disperati e straricchi
Tre quarti dei 30 milioni di venezuelani, nel 2016 sarebbero dimagriti di 9 chili a testa a causa della fame nel Paese. In Venezuela è in corso una crisi umanitaria che costringe almeno un terzo dei suoi abitanti a mangiare fino a un massimo di due volte al giorno, mentre oltre la metà della popolazione vivrebbe in uno stato di indigenza. Una economia al collasso che dal 2014 ad oggi, dall’esplodere della crisi, è arretrata di quasi un terzo, mentre i prezzi sono esplosi all’attuale percentuale stimata tra il 700% e il 1.600%, a seconda delle previsioni utilizzate da istituti indipendenti nazionali o organismi internazionali, in assenza di cifre ufficiali della banca centrale di Caracas.

Soldi finti e trucchi utili
Ma non tutti soffrono. I dati dell’economia non mentono, sono numeri. Partiamo dal confuso sistema dei cambi. In Venezuela, ne esistono ben quattro. 1) Cambio ufficiale fissato a 10 bolivares per dollaro, che di fatto non esiste, salvo pochi e ben individuabili privilegiati. 2) Cambio semi-libero (Simadi), che scambia moneta nazionale con dollari a un tasso di circa 730. 3) Cambio con cui il governo vende all’asta dollari alle imprese importatrici e che prevede un rapporto di circa 2.650 bolivares per dollaro. 4) Cambio al mercato nero, il cambio della disperazione e della fame per chi non ha santi in paradiso, con un dollaro a 8.460 bolivares. Ma forse, tra quando abbiamo raccolto questi dati e lo scriverlo, è già ulteriormente salito.

Sistema perverso
Il tasso ufficiale fisso risulta così più forte di ben 260 volte rispetto a quello legale più debole e di 850 volte di quello illegale, il quale è anche quello a cui sono costretti i venezuelani per accedere ai dollari che possono garantire la loro sopravvivenza. Follia: le imprese importatrici di cibo e farmaci possono utilizzare il primo cambio, mentre il popolo deve fare ricorso ai cambi più deboli. Facile capire cosa accade con questo sistema. Chi ha la “fortuna” di accedere ai dollari con un cambio forte, a suo vantaggio, la scambierà sul mercato interno a tassi da usura del cambio nero, riuscendo anche in pochi minuti a realizzare profitti enormi. E non è solo Maduro e non può essere solo ‘il governo’ dietro questa macchina infernale di ricchezze che crescono in proporzione alla fame.

Investi 1, ricavi 850
Un esempio da parte di Giuseppe Timpone, che di economia se ne intende: un’impresa che importa generi alimentari chiede 100.000 dollari a un tasso di 1:10, e li paga 1 milione di bolivares. «A quel punto, anziché importare realmente in tutto o in parte alimenti, potrebbe decidere, magari con la complicità di funzionari compiacenti (i dollari scarseggiano e senza santi in paradiso non li si ottiene), di portare quei 100.000 dollari sul mercato nero, dove vengono scambiati contro 850 milioni di bolivares, evitando controlli sull’impiego della valuta straniera». Tradotto, investendo 1 milione di bolivares, il bandito se ne porterebbe a casa 850 di milioni, sfuggente totalmente alle imposte.

L’azzardo per pochi
Ecco perché non arrivano i beni di prima necessità in Venezuela. Ma come è possibile resista simile follia? Corruzione diffusa e trasversale. Questa la ragione principale per cui Caracas non si decide a fare fluttuare liberamente il bolivar, nonostante l’inflazione sia esplosa a 3-4 cifre. Se Maduro lo facesse, nel giro di un attimo azzererebbe il mercato nero e riporterebbe in equilibrio domanda e offerta di dollari, ma farebbe scomparire quel traffico illecito di valuta pesante, che sta alla base del sostegno al suo governo da parte di pochi potentati nel paese, e la lettura più realistica che viene dall’esame economico della situazione. Con una complicazione in più, tanto per non rendere troppo facile le individuazione dei ‘tutti cattivi’ e solo da una parte.

Puzza di petrolio
Dato economico che non abbiamo visto sottolineato sui grandi mezzi di comunicazione internazionali. Solo lo scorso giugno, l’altro ieri in termini di mercato, Goldman Sachs ha acquistato bond della compagnia petrolifera statale PDVSA, emessi nel 2014 e con scadenza nel 2022, per un controvalore nominale di 2,8 miliardi, ma per appena 865 milioni di dollari, ovvero al 31% del loro valore e a sconto di circa un altro 31% rispetto ai prezzi di mercato. Venezuela in svendita. E forse adesso si capisce qualcosa in più sulla gigantesca macchina speculativa che sta prendendo per fame un Paese intero per impossessarsi con tre soldi della sue enormi risorse petrolifere. Maduro cattivo certo, ma si intravvedono ben altri registi dietro la disperazione venezuelana.

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