lunedì 25 settembre 2017

Polonia di fascio in peggio, magistrati sotto controllo

In Polonia altre leggi illiberali. L’estrema destra vuole mettere sotto controllo il sistema giudiziario. Nella foto, il Parlamento polacco durante un voto di fiducia al governo: a sinistra la prima ministra Beata Szydlo, in basso a destra il leader di Diritto e Giustizia, il partito di governo, Jaroslaw Kaczynski

Una Polonia cupa e cattiva quella che stanno disegnando i forcaioli bigotti cresciuto attorno all’integralismo cattolico di Radio Maryja. Una Polonia trasformata in modo tale che uno si chiede cosa ci stia a fare un Paese simile ancora nella Unione Europea, non fosse che per i soldi che ne ricava. Povera Polonia e povera Europa, su gran parte del suo fronte Est post comunista. Ma questa volta, la violazione polacca delle regole minime di appartenenza al ‘Club Europa’ è davvero clamorosa.

Fine della sacrale indipendenza della magistratura sottomessa al potere governativo

I senatori del partito conservatore Diritto e Giustizia polacco di Jaroslaw Kaczynski hanno approvato le due nuove leggi che cancellano l’autonomia della magistratura sottomettendo i giudici al guardasigilli.
Una legge affida al ministro della giustizia (e non ai giudici stessi) la facoltà di indicare i futuri componenti del Consiglio nazionale di magistratura, l’altra gli conferisce i poteri di nomina dei vertici giudiziari ai diversi livelli.

Povera Polonia

Il governo della Polonia, dal 2015 guidato dal partito di estrema destra ed euroscettico Diritto e Giustizia, il PiS, ispirato dagli integralisti cattolici di Radio Marjya, sta introducendo una serie di riforme del sistema giudiziario che sono state giudicate illiberali dalle opposizioni e da molti osservatori internazionali ed europee.
La settimana scorsa è passata una legge che permette al governo di far “andare in pensione” tutti e 83 i giudici della Corte Suprema del paese, a prescindere dalla loro età, e di sceglierne i sostituti. Un’altra nuova legge darà al governo il potere di nominare 22 dei 25 funzionari che scelgono i giudici e ne propongono gli avanzamenti di carriera: finora erano gli altri giudici occuparsi di questo compito.
Queste leggi, giudicate da molti incompatibili con la separazione dei poteri su cui si basano le democrazie europee, entreranno in vigore non appena il presidente Andrzej Duda le avrà firmate, cosa che dovrebbe succedere entro pochi giorni.

«È così che comincia una dittatura»
Lo scrive l’ex ministro della Giustizia Borys Budka, non un pericoloso bolscevico ma un esponente del partito di centrodestra Piattaforma Civica.
Ieri la Commissione Europea ha commentato le riforme introdotte dal governo polacco dicendo che ne «segue con preoccupazione i recenti sviluppi».
Non sono i primi interventi sul sistema giudiziario approvati dal governo di Diritto e Giustizia, partito che esprime la prima ministra del paese, Beata Szydło, ma che ha come leader Jarosław Kaczyński, ex premier che in passato aveva già nominato persone fidate a capo della Corte Costituzionale del paese.

Malati di post comunismo
Sull’edizione europea di ‘Politico’, Maciej Kisilowski, un professore di diritto della Central European University, ha confrontato la situazione della Polonia con quella di altri paesi europei in cui negli ultimi anni sono state introdotte leggi illiberali: l’Ungheria, dove Viktor Orbán è primo ministro da sette anni, la Turchia, dove il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Recep Tayyip Erdoğan governa da 14 anni, e la Russia, dove Vladimir Putin è primo ministro o presidente da 18 anni.
Per Kisilowski la situazione della Polonia è più grave rispetto a quella di questi altri paesi per due ragioni: la prima è che le misure autoritarie approvate dal governo di Diritto e Giustizia sono arrivate molto più velocemente. La seconda è che tra i polacchi il consenso per il partito è molto minore rispetto a quello che hanno Orbán in Ungheria o Erdoğan in Turchia. Diritto e Giustizia vinse le elezioni del 2015 soltanto con il 37,5 per cento dei voti ma anche considerando i sostenitori di altri partiti di destra più piccoli, il consenso nei suoi confronti non supera il 50 per cento della popolazione. Al contrario, in Ungheria i partiti di destra euroscettici hanno raggiunto il 65 per cento dei voti sia nel 2010 che nel 2014.

Forcaioli bigotti e truffaldini
I consensi di Diritto e Giustizia sono diminuiti nel tempo, dopo le elezioni, proprio per via di alcune delle misure illiberali. Tra queste, quelle per limitare i diritti al controllo delle nascite da parte delle donne, e l’opposizione alla rielezione di Donald Tusk – primo ministro della Polonia dal 2007 al 2014 – a presidente del Consiglio europeo. Secondo Kisilowski, il governo vuole controllare il sistema giudiziario per riuscire più facilmente ad approvare le proprie leggi, grazie al maggiore controllo sulla Corte Suprema.
Inoltre in vista delle elezioni amministrative, che si terranno tra un anno, potrà mettere in difficoltà i partiti di opposizione, come in parte sta già succedendo: i sindaci dell’opposizione di alcune importanti città – Lublin, Łódź, Gdańsk, Sopot e Nowa Sól – sono indagati da procuratori vicini a Diritto e Giustizia. Il controllo sulla Corte Suprema permetterà al governo di avviare dei procedimenti disciplinari contro i giudici che dovessero opporsi ad accuse motivate da ragioni politiche. La Corte Suprema polacca ha anche il potere di invalidare o accettare i risultati delle elezioni legislative.

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