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domenica 8 Dicembre 2019

Trump, proposta di impeachment e guai di famiglia

La priva volta, poco importante, ma è accaduto: proposta di impeachment per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, presentata dal deputato democratico della California Brad Sherman, con il sostegno del collega texano Al Green, e si basa su accuse di ostruzione alla giustizia legate al licenziamento del capo dell’Fbi James Comey.
Ma i rischi veri Trump li corre in famiglia.

«Una presidenza impulsiva e incoerente continua», l’accusa politica del senatore democratico della California Ben Sherman, che oggi ha fatto richiesta formale al Congresso per togliere il Presidente dalla Casa Bianca. Dunque, prima richiesta di impeachment per Donald Trump, anche se non è quella che lo farà tremare. «È solo il primo passo di una lunga strada», ammette Sherman. Più probabile si sia trattato di un azzardo per la voglia di apparire.
La procedura di impeachment è molto lunga e complicata e, valutazione degli stessi vertici democratici, non sembra essere ancora il momento adatto. L’unico per ora a sostenere la battaglia di Sherman,  è un altro democratico, Al Green, del Texas. Molti altri nel partito, credono che, al momento, la richiesta di impeachment sia mossa controproducente che favorirà la resistenza di Trump.

Il presidente, nonostante molte difficoltà e attacchi, non molla. Ha difeso pubblicamente il figlio Donald junior su Twitter. «Questa è la più grande caccia alle streghe nella storia politica. Triste!». Ma la storia dell’incontro segreto di Donald junior con l’avvocatessa russa potrebbe entrare a pieno titolo nell’inchiesta Russiagate.
Al momento, pausa dai guai di casa, per una trasferta in Francia, dove lo attende il capo dello Stato Macron per festeggiare il 14 luglio, il giorno della Bastiglia. Poi lì volarono via tante teste. Trump, prima del volo ha rilasciato un’intervista in cui ha parlato del suo rapporto “molto buono” con Putin. Con battuta finale: «Lui avrebbe preferito Clinton come presidente».

L’incontenibile voglia di una battuta, vizio politico noto anche in Italia. Trump ci scherza, ma solo per finta. L’ultimo capitolo del Russiagate sta diventando un guaio vero. Secondo il nuovo capo dell’Fbi Christopher Wray, il procuratore speciale che sta indagando sul Russiagate, Robert Mueller non è affatto alle prese con una ‘caccia alle streghe’ come sostiene Trump. Nella sua audizione di conferma al Senato, Wray ha aggiunto che qualsiasi tentativo di interferire con l’indagine sul Russiagate del procuratore speciale è inaccettabile. Wray ha inoltre elogiato sia Mueller che il suo predecessore James Comey, licenziato da Trump, definendoli uomini onesti e competenti.

Guai di famiglia

Donald Trump è nei guai perché il figlio Donald junior ha ‘trafficato’ con un’avvocatessa russa per avere materiale compromettente su Hillary Clinton. Nella storia di tanti presidenti -annota Vittorio Zucconi su Repubblica– mogli e figli hanno pesato su molte presidenze.
Da Jacqueline Kennedy, alle figlie di Bush, da Nancy Reagan a Michelle Obama. Nel bene e nel male.
Ma Trump, «adopera la famiglia per creare una finzione, separare se stesso dai suoi interessi». Ma in questo ultimo caso, la famiglia, Junior, potrebbe essere per lui un’arma a doppio taglio e ferire proprio il capostipite.

Attenti al web

Altro ammonimento/riflessione da Gianni Riotta su La Stampa. «Ieri Donald Trump jr, figlio del presidente, ha pubblicato le sue controverse mail con oscuri emissari russi, in aria di servizi segreti Fsb [l’ex più noto Kgb, ndr], scommettendo che la pubblicità spenga polemiche e processi.
L’avvocato di Bush figlio, Richard Painter, non ha dubbi: “Trump jr è a un passo dall’alto tradimento”, il sito Vox non vede invece prossimo l’impeachment, tutti restano con gli occhi aperti: perché email e web son diventati giungla di intrighi e manovre».
Anche per Riotta, battuta finale su chi avrebbe inventato l’uso politico del Web: Machiavelli?

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