domenica 26 maggio 2019

Nucleare. Parigi stop a 17 reattori: cosa abbiamo attorno

La Francia potrebbe chiudere 17 reattori nucleari entro il 2025. Lo ha annunciato il ministro dell’Ambiente, Nicolas Hulot, sottolineando che si tratta di una scelta necessaria per ridurre la parte del nucleare nella produzione di energia elettrica del 50%. Ad oggi in Francia ci sono 58 reattori dislocati in 19 centrali su tutto il territorio.
Cosa accade ai confini italiani: Svizzera, Austria, Slovenia.

Il ministro francese dell’Ecologia, Nicolas Hulot, nota figura del mondo ambientalista, ha detto oggi che entro il 2025 la Francia potrebbe chiudere fino a 17 reattori nucleari su 58 per ridurre la quota di nucleare sul suo mix elettrico.
Il progetto, già varato dalla presidenza Hollande e proseguito ora da Macron, è finalizzato alla riduzione al 50 per cento della quota del nucleare nella produzione totale di elettricità.
La Francia sta progettando già da diversi anni un futuro energetico diverso. L’annuncio di Hulot, che non ha detto quali reattori saranno dismessi, è solo l’ultimo step di un processo iniziato qualche anno fa con l’approvazione nel luglio 2015 della legge di transizione energetica.

In questo momento, in tutta la Francia ci sono 58 reattori. La loro riduzione, da realizzare secondo i progetti della presidenza Macron entro il 2025, porterebbe alla scomparsa di circa il 30 per cento dei reattori esistenti. Un’idea che si somma a un pacchetto di misure rilevanti per ridurre la dipendenza del Paese dal nucleare e dai combustibili fossili.
L’obiettivo è di quelli ambiziosi. Basti pensare che, tra le misure annunciate, è prevista l’introduzione entro il 2040 del divieto di vendita di auto a gasolio o diesel.
Previste novità significative anche sul fronte della dipendenza dal carbone. La Francia prevede di interrompere la produzione di elettricità con questo carburante “da qui al 2022”, il che significa la chiusura di centrali che al momento apportano il 5 per cento del totale.

Insomma, la Francia vuole abbandonare le vecchie fonti di energia in favore di un futuro basato sulle rinnovabili, che secondo il ministro dovranno accrescere il loro peso fino al 32 per cento di tutta l’energia prodotta e consumata nel territorio transalpino entro il 2030.

Cosa accade attorno a noi

Svizzera
No al nucleare e sì alle rinnovabili. Con un referendum del magguio scorso la Svizzera ha approvato il graduale abbandono dell’energia nucleare e una politica di promozione delle rinnovabili. Il sì su scala nazionale ha vinto col 58,2% di voti favorevoli e in particolare a Ginevra, Basilea e Zurigo.

Austria
L’Austria nel 1978 decise tramite referendum di non mettere in esercizio la sua appena ultimata prima e unica centrale nucleare a Zwentendorf, località sulle rive del Danubio, 60 km a nord-ovest di Vienna.

Slovenia
Una sola vecchia (forse troppo vecchia) centrale nucleare di Krško, a circa 130 chilometri da Trieste. Struttura ex jugoslava in cogestione con la Croazia. Nel febbraio scorso è emerso un problema ai generatori di vapore. Allarme nel vicino Friuli Venezia Giulia, subito rientrato. Nessuna fuoriuscite di materiale radioattivo dalla centrale.
La centrale è stata connessa alla rete il 2 ottobre 1981, e operativa dal 15 gennaio 1983. È dotata di un reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse di costruzione canadese contenente 48,7 tonnellate di “combustibile” a base di ossido d’uranio.

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