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domenica 8 Dicembre 2019

Dove si uccide di più?

Non è facile misurare la violenza perché, al contrario di quanto sembrerebbe, non bastano i numeri.
Li contesta lo scrittore e giornalista colombiano Héctor Abad Faciolince, chiamando in causa direttamente gli Stati Uniti sul fronte del muro col Messico (in copertina la foto del muro a Tijuana). Un muro a proteggere il Messico dagli yankees.
Dati mondiali sulla violenza praticata, sorprendenti.

Non è facile misurare la violenza è la premessa di Héctor Abad Faciolince. I numeri rapportati al territorio e ai suo abitanti, ad esempio. Ciò che ha fatto girare le scatole alle scrittore-giornalista colombiano molto noto in latino America, quando Donald Trump ha definito il Messico il secondo paese per numero di omicidi del mondo, citando uno studio dell’International Institute for strategic studies, l’Iiss, che per misurare la pericolosità di un paese usa il numero degli omicidi totali e non il tasso di omicidi.

‘Il numero totale serve a calcolare il tasso annuale di omicidi per centomila abitanti, la misura generalmente usata dagli studiosi per calcolare la violenza di un continente, di un paese. Ma usare il numero totale come termine di paragone tra paesi diversi è assurdo’, scrive su Internazionale il nostro arrabbiato collega.
Il numero totale degli omicidi porta a conclusioni del tutto insensate, come quelle tratte da Trump in riferimento al Messico è la base del ragionamento di Faciolince. Quanti più abitanti ha un paese, tanto più probabile è l’aumento del numero di casi di qualsiasi cosa. Dalla diffusione della varicella alle allergie ai morti di paura.

Molto più seri i dati Onu, analisi dei dati globali degli omicidi dolosi dell’ufficio dell’Onu per la droga e la criminalità, Unodc. Cerchiamo di scoprire il trucco di Iiss e Trump.
Esempio: nell’Unione europea ogni anno si registrano quattromila uccisioni, mentre in Afghanistan o in Iraq sono duemila. Questo significa che il pericolo in Europa è doppio rispetto all’Afghanistan o all’Iraq?
Il tasso annuale di omicidi ogni centomila abitanti in Europa non arriva a due, mentre in Afghanistan e in Iraq è circa dieci. Con questa misura, più affidabile, l’Afghanistan e l’Iraq risultano cinque volte più pericolosi dell’Europa, dato decisamente più credibile.

Basandosi esclusivamente sul numero totale degli omicidi -metodo assurdo, insiste Faciolince- comunque il Messico non sarebbe comunque il secondo paese più violento dopo la Siria: altri paesi si piazzerebbero prima. India, Brasile, Venezuela, ad esempio, e più o meno allo stesso livello del Messico, Nigeria, Russia, Pakistan. La dannata decina.
Per poter dire che il Messico è il secondo paese più violento al mondo, l’Iiss ha creato la nuova categoria di “paesi in conflitto armato” in cui il Messico rientrerebbe, al contrario del Brasile, dell’India o della Russia che oltre alla Siria lo batterebbero. Il Messico, sostiene il cento studi Iiss, ha deciso di ricorrere all’esercito per combattere i cartelli della droga che hanno a disposizione vere e proprie armi da guerra, ed ecco che il Messico viene paragonato alla Siria.

Finta ingenuità accademica per una scoperta malizia politica.
Ma qui, il ‘pensiero alto’ vince sulla apparente oggettività dei numero usato con malizia.
Gli statunitensi sono i maggiori consumatori e importatori di droga e anche i maggiori esportatori di armi, ci ricorda Héctor Abad Faciolince.
«D’altro canto, se i cartelli della droga in Messico sono più mortali rispetto, per esempio, ai delinquenti del Brasile o del Venezuela, questo non si deve alla gravità del conflitto, ma proprio alla loro vicinanza agli Stati Uniti».
Sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti si assiste al baratto di sostanze come cocaina, eroina, pasticche, in cambio di dollari e, chiaramente, di armi sofisticate.

Se muro deve essere, a proteggere chi e da cosa?

«Dunque è il Messico che dovrebbe denunciare gli Stati Uniti che introducono illegalmente nel paese armi letali, un reato molto più grave dell’arrivo illegale di cocaina o ecstasy negli Stati Uniti.
Il paese governato da Trump pecca di un’ipocrisia esasperante: gli statunitensi sono i maggiori consumatori di droga al mondo, i maggiori importatori di droga e anche i maggiori esportatori di armi. Sicuramente la droga è un male; ma le armi sono ancora peggio. Solo che la cosa meno grave è illegale, mentre quella più grave è legale.
Se Trump imparasse a misurare bene la violenza, potrebbe concludere che è a Chicago o nella sua città di residenza, Washington, che dovrebbe costruire il muro. Il tasso di omicidi di quelle città è più alto che in Messico. Trump dovrebbe costruire lì il suo muro e chiudercisi dentro».

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