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mercoledì 18 Settembre 2019

La tortura è reato anche in Italia

La tortura è finalmente reato anche in Italia. C’è voluto un dibattito parlamentare lungo quasi trent’anni per produrre una legge definita di compromesso dallo stesso relatore del provvedimento. Un compromesso su un crimine contro l’umanità. Un testo stravolto rispetto alle proposte di inizio legislatura, 4 anni di sofferto percorso parlamentare, molto debole e di difficile applicazione nei tribunali. Ma da adesso i fatti della scuola Diaz al G8 di Genova sarebbero stati puniti con pene adeguate e col nome di quanto commesso.

Il nuovo reato di tortura
articolo 613-bis codice penale

«Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa, è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona».

Quattro anni dopo
Ci sono voluti quattro anni perché il Parlamento approvasse la legge. Quattro anni di manovre legislative convulse e confuse e di stop e di tentativi di insabbiamento. Il provvedimento, frutto della sintesi di 11 diverse proposte di legge, è stato particolarmente complicato, tortuoso, è giusto dire. Due rimbalzi tra Senato e Camera, più volte modificato.
Una legge che ha diviso le forze politiche, una legge dovuta, richiesta più volte e con sanzioni per le nostre inadempienza, della corte europea di Strasburgo. Legge di civiltà voluta dall’attuale governo, centrodestra contrario, Lega e Fratelli d’Italia in testa perché legge ritenuta punitiva per le forze dell’ordine.

Una legge di compromesso
Lo ammette lo stesso relatore del provvedimento. Cose necessariamente chiare, le pene previste: reclusione da 4 a 10 anni che salgono fino a un massimo di 12 se a commettere il reato è un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei suoi doveri. Scuola Diaz e G8 di Genova non sarebbero la vergogna di quella ‘macelleria messicana’ senza responsabili puniti in carcere.
Pene severe ma di difficile applicazione, osservano i critici. ‘Legge criptica, che non corrisponde alla definizione presente nella Convenzione Onu contro la Tortura del lontano 1984’, osservano i critici da sinistra.

Critiche giuridiche e di contenuto
Già dopo la votazione in Senato dello scorso maggio, il testo era stato criticato da diverse associazioni che si occupano di tortura, come Amnesty International e Antigone. Ad esempio, il singolo atto di violenza brutale di un pubblico ufficiale su un arrestato potrebbe non essere punito (la violenza diventa tortura se reiterata). Altra incongruenza: la norma prevede perché vi sia tortura un verificabile trauma psichico. Ma i processi per tortura avvengono per loro natura anche a dieci anni dai fatti commessi. Come si fa a verificare? Nel nuovo testo, la tortura è commessa «mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona», insistendo dunque nel limitare la tortura ai soli comportamenti ripetuti nel tempo. Pestaggio selvaggio non è tortura, se è uno solo.

Scuola Diaz G8 Genova
Il dibattito sul reato di tortura ha subìto un’accelerazione nell’aprile 2015, quando la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l’Italia per la condotta tenuta dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz al G8 di Genova del 2001, dove secondo i giudici le azioni della polizia ebbero «finalità punitive» con una vera e propria «rappresaglia, per provare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime». La Corte parlò quindi di «tortura» e invitò l’Italia a «dotarsi di strumenti giuridici in grado di punire adeguatamente i responsabili di atti di tortura o altri maltrattamenti impedendo loro di beneficiare di misure in contraddizione con la giurisprudenza della Corte».

Nessuno sia oggi così ingenuo da pensare che ottenuta la legge, buona o brutta che sia, la tortura sarà di conseguenza definitivamente eliminata dalle nostre prigioni, dalle nostre caserme, dai nostri centri per migranti, dalle nostre strade.

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