Dall’Ue un po’ di soldi e poco altro. Ridicola Austria

Emergenza umanitaria contro burocrazia, battaglia a perdere
1. Cinquecento esperti in rimpatri della Guardia di frontiera europea pronti a essere impiegati in Italia non appena il governo ne farà richiesta.
2. Soldi da investire nella creazione di un centro per il coordinamento dei soccorsi in Libia, insieme ad altri 42 milioni di euro da destinare sempre alle autorità del paese nordafricano per contrastare le partenze dei barconi.
3. La richiesta all’Italia di stilare una lista nazionale dei Paesi terzi sicuri dove rimpatriare velocemente i migranti giudicati inammissibili.
4. Infine, interventi nei Paesi di origine e il finanziamento con 200 milioni di euro del Fondo per l’Africa.

Soldi e poco altro
Sono alcune delle misure contenute nel piano messo a punto dalla Commissione a sostegno dell’Italia. Nel pacchetto neanche una delle richieste avanzate dall’Italia per far fronte all’alto numero di sbarchi. Se non il solito accenno alla necessità di riformare Dublino e l’altrettanto generico richiamo agli Stati perché accettino i ricollocamenti. Richiami destinati probabilmente entrambi a cadere nel vuoto, visto anche quello che succede alla frontiera con l’Austria.
Niente invece sulla possibilità di far sbarcare i migranti salvati in mare in altri porti europei. Il NO immediato e secco di Macron e quello spagnolo a seguire hanno ha gelato tutto. Al punto che il Viminale ha scritto al direttore dell’Agenzia Frontex Fabrice Leggeri chiedendo un incontro per rivedere le regole di ingaggio della missione Triton. Ritorsioni in vista.

MORS TUA VITA MEA

Restia a mostrarsi solidale con uno stato membro in difficoltà, l’Europa ritrova la sua unità nell’egoismo quando si tratta di bloccare chi fugge da guerra e miseria. Altra brutta immagine su quanto veramente interessino ai 28 le tragedie che ogni giorno si consumano nel Mediterraneo lo si è visto ieri mattina a Strasburgo. Dei 751 europarlamentari convocati per discutere i risultati della presidenza maltese e sulla crisi dei migranti se ne sono visti solo una trentina. Al punto che quando il presidente Tajani gli ha dato la parola per il suo intervento, anche il solitamente gentile Juncker non ha potuto trattenersi. «Questo parlamento è ridicolo», ha detto guardando gli scranni vuoti di fronte a lui. «La prego di usare un linguaggio più rispettoso» lo ha richiamato Tajani. Inutilmente: «Siete ridicoli», ha ripetuto Juncker, andandosene senza intervenire.

Incertezze e tempi infiniti
Le decisioni vere al vertice di Tallin. Ma comunque tutte misure che, se pure verranno decise e poi applicate, non aiuteranno a trovare in tempi brevi una soluzione all’alto numero di arrivi: 85.183 dall’inizio dell’anno, l’85% del totale dei 101.210 sbarchi avvenuti in Europa. Misure che, come se non bastasse, affidano sempre più alla Guardia costiera libica la responsabilità dei salvataggi, su cui pende una incriminazione da parte del tribunale internazionale dell’Aja (Remocontro http://www.remocontro.it/2017/07/04/guardia-costiera-libica-inchiesta-del-tribunale-internazionale/). Una ipotesi condannata ieri da Amnesty International. «Permettendo alla Guardia costiera libica di intercettare le imbarcazioni e riportarle in terraferma – ha detto Iverna McGowan, direttrice di Amnesty a Bruxelles – l’Unione europea sta mostrando un evidente disprezzo per la vita dei rifugiati e dei migranti».

 

CATTIVI PENSIERI
di Mimmo Lombezzi

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